AUSFÜHRLICHE GRAMMATIK DER
GRIECHISCHEN SPRACHE
Teil I, Band I – II di R. Kühner
e di F. Blass
ISBN 978-3-7752-5191-4
Teil II, Band I – II di R. Kühner
e di B. Gerth
ISBN 3-7752-5192-8
Ed. Hahnsche Buchhandlung, Hannover
Recensione
di Giovanni Costa
Questa è un’opera amplissima, in lingua
tedesca, ristampa dell’edizione originale del 1890 e del 1898; la prima parte,
in due volumi di oltre 600 pagine ognuno, contiene la parte elementare e la trattazione delle forme verbali, la seconda, sempre in
due volumi di pari ampiezza, contiene l’insegnamento relativo alla frase, cioè
la sintassi. Le numerose note di riferimento ci portano a scoprire i lavori dei
filologi tedeschi delle generazioni che vanno dai tempi di Kant
a quelli del Mommsen; inoltre, vi è un’abbondanza
incredibile di esempi con citazioni antiche, tutte, rigorosamente, con
l’indicazione dell’opera e del passo da cui provengono. La necessità di
contenere la mole dell’opera ha fatto sì che, generalmente, non sia riportata
la traduzione; a mia opinione, molto spesso, per la corretta comprensione
dell’esempio e per la sua collocazione nell’argomento
specifico, è necessario andare all’opera di provenienza della citazione, in
modo da inserirla nel suo contesto, questo, chiaramente, richiede una piccola
biblioteca di testi greci, i quali, in vero, non sono poi numerosissimi, in
quanto le citazione sono derivate dagli autori più classici ed autorevoli,
quali Omero, Tucidide, Senofonte ed i tragici.
Per dare un’idea dell’opera, vorrei
ricordare alcuni dei suoi argomenti che ritengo maggiormente degni di nota. Per
presentare chiaramente la materia della grammatica, essa viene
divisa in due parti principali, la prima delle quali tratta la parola e le sue
forme di per sé, questa è la morfologia ed è l’argomento del Teil I, mentre la seconda tratta la parola e le sue forme
nella frase stessa. Questo è l’argomento del Teil II
ed è quello che noi denominiamo sintassi.
Si comincia con la pronuncia del Greco. Al §
3, si ricorda come il Reichlin (1455 – 1522) abbia
ipotizzato una pronuncia del Greco antico uguale a quella del Greco moderno
con, ad esempio, η, υ, ει, οι, e υι
pronunciati come i, αι
come ä, αυ, ευ,
ηυ ed ωυ
davanti a vocale e davanti alle consonanti β, γ, δ, ζ,
λ, μ, ν, ρ come aw, ew, iw, ow
e, davanti alle consonanti π, κ, τ, φ, χ, θ,
ξ, ψ, ς, come af, ef,
if, of e con ου pronunciato come u. Ed
altre particolarità ancora. Erasmo da Rotterdam (1467 – 1536), invece, si
oppose a questa opinione ed espresse i suoi pensieri
nel Dialogus de recta Latini Graecique sermonis pronuntiatione (Basileae,
1528). Secondo lui, ad esempio, la η suona tra la a e la e, eccetera. Si
rimanda alla grammatica per la trattazione estesa.
Altro punto forte di quest’opera è la
trattazione dei dialetti, oltre alla presentazione della lingua d’Omero, ne
abbiamo parecchie altre, il beotico,
il tessalico, il lesbico, l’arcadico, il cipriota, il dorico ed il neoionico;
importantissimo quello attico.
La Band II del Teil
I, contiene la morfologia del verbo. Di particolare
interesse è il § 190 che contiene tre suddivisioni dei tempi greci, quella
moderna che distingue tempi principali (presente, perfetto, futurum
simplex e futurum exactum)
e tempi storici (imperfetto, plusquamperfekt ed aoristo), quella usuale antica o di Dionisio Trace, che distingue
presente, passato (imperfetto, perfetto, plusquamperfekt
ed aoristo) e futuro (futurum simplex e futurum exactum) ed, infine, il
sistema degli stoici. La seconda parte di questa Band II comprende un ampio
elenco di verbi greci con abbondanti indicazioni filologiche dei passi in cui
essi si possono incontrare. Concludono la Band un
registro degli argomenti ed uno delle parole
greche.
Il Teil II
comprende l’insegnamento sulla frase, la sintassi. La lingua è l’espressione
del pensiero. Un pensiero nasce nella nostra anima per mezzo del fatto che
concetti vengono, in parte, riferiti l’uno all’altro, in parte, riferiti a chi
parla e che vengono connessi a formare un’unità. Il
pensiero viene espresso per mezzo della lingua, in
maniera analoga i concetti vengono espressi per mezzo di parole che hanno un
contenuto materiale ed i rapporti vengono indicati per mezzo di parole speciali
che esprimono le forme della nostra opinione e del nostro pensiero, come
pronomi, numerali, preposizioni e congiunzioni. I concetti formano solamente la
materia del pensiero, però anima e corpo vengono
installati nella materia, per prima cosa, per mezzo della connessione dei
concetti a formare un’unità. La lingua, con la sua varietà di forme di parola e
di discorso, si è formata come un prodotto organico da un’unità, dall’interno
verso l’esterno, in uno sviluppo conforme alla natura,
di conseguenza, ne deriva di per sé quale è il compito che deve essere assolto
dalla sintassi. Questo compito consiste nel fatto che essa, nella sua forma più
semplice ed originaria, parte dalla frase ed espone
come questa forma originaria della frase si sia a poco a poco perfezionata in
progressi conformi alla natura, sino alla perfezione della presentazione della
lingua, sino al periodo ed espone come si sono sviluppate contemporaneamente
tutte le apparizioni della lingua nelle loro molteplici forme.
Quindi, il Teil II
inizia colla trattazione della sintassi della frase semplice, dei generi dei
verbi (in greco, attivo, medio e passivo) e dell’uso delle loro forme
temporali. A questo punto, pur nella brevità di questa presentazione, vale la
pena ricordare la trattazione dell’aoristo e del perfetto; il primo indica
un’azione come avvenuta e portata a compimento, come momentanea
nel suo significato e che si dispone in un istante relativamente a chi
parla e viene vista da costui come in un colpo d’occhio. L’aoristo si
contrappone all’imperfetto, che presenta un’azione non ancora conclusa nel suo
scorrere davanti agli occhi. Il perfetto, d’altro canto, presenta l’azione
conclusa come perdurante nei suoi effetti.
Si prosegue con l’insegnamento sui modi,
indicativo, congiuntivo ed ottativo. Quindi, dopo i rapporti attributivi delle frasi, vi è
l’insegnamento sui casi, accusativo, genitivo e dativo, quello sulle
preposizioni e quello sui pronomi. Così si conclude il
Band I.
Il Band II inizia con la trattazione
dell’infinito e del participio, segue quella dell’avverbio. A questo punto
inizia la trattazione sulla frase riunita, si inizia
con le frasi coordinate ovvero con la paratassi che avviene per mezzo di
congiunzioni coordinanti. Si distingue la coordinazione copulativa,
avversativa, disgiuntiva e causale. Successivamente si
passa a trattare delle preposizioni subordinate; la natura della congiunzione
subordinante consiste nel fatto che, per mezzo di essa, due o più frasi vengono
fuse in una sola, nella quale una frase prende in sé l’una o l’altra frase che
esprimono il loro contenuto come nuda determinazione o complementi della frase
principale; esse sono, di conseguenza, dipendenti da essa ed essa prende in sé
parti da essa rette in modo tale che, insieme, si forma un’unità della forma e
si esprime un unico pensiero di chi parla. La frase, cui appartengono le altre
come complementi o parti che la determinano, si denomina frase principale; le frasi che determinano o completano si denominano frasi
subordinate. Poiché le frasi subordinate sono parti che determinano o
completano la frase principale e, così, quasi, presentano concetti nella forma
d’una frase, allora esse corrispondono, conformemente al loro rapporto
grammaticale colla frase principale, alle parti della frase semplice che vengono espresse per mezzo del sostantivo, aggettivo ed
avverbio e, di conseguenza, esse si possono distinguere in frasi sostantivali,
aggettivali ed avverbiali. Esse tengono il posto, nella frase principale, di un
sostantivo, di un aggettivo o di un avverbio e, pertanto, possono essere
considerate come tali. Si ricorda, ancora, e mi sembra importante, che nella
lingua Greca, l’uso della forma subordinata non è così frequente come nel
tedesco, questo poiché il Greco, come lingua sintetica, usa frequentemente
espressioni col participio in luogo di frasi subordinate, il Tedesco, invece, a
causa della mancanza di participi, si deve servire delle frasi subordinate. Per
mezzo dell’uso dei participi, il Greco ottiene un grosso vantaggio per quanto
riguarda la brevità, la leggerezza e l’agilità dell’espressione, però esso è
inferiore al Tedesco per quanto riguarda la precisione dell’espressione. In
effetti, si dice che il Tedesco è la lingua dei filosofi, mentre il Greco è quella dei poeti. Questo perché, mentre le espressioni col
participio lasciano indeterminato il rapporto colla frase principale, le frasi subordinate lo esprimono sia per mezzo della
congiunzione iniziale che per mezzo della flessione del verbo. Il rapporto
della frase subordinata rispetto alla principale si esprime, in effetti, per
mezzo di questi due.
Così, si prosegue con la trattazione delle
frasi sostantivali, aggettivali ed avverbiali,
concludono il Teil II, la trattazione delle frasi
interrogative, del discorso indiretto, un capitolo sulle figure retoriche e,
ultimo, un capitolo sul tono della frase e sul posizionamento delle parole e
delle frasi. In ultimo, chiudono l’opera puntigliosi registri degli argomenti e
delle parole greche.