Rupert
Matthews
The Age of the
Gladiators
Savagery & Spectacle in Ancient Rome
Arctururs Publishing,
2003
Recensione di
Enrico Pantalone
Rupert Matthews è un giornalista
ed un editore inglese dedito soprattutto alle
ricostruzioni della vita quotidiana relativamente a tutti i periodi storici,
sia che tratti della preistoria sia che tratti di Roma e del rinascimento.
Inutile cercare in questo suo libro dedicati ai gladiatori
in epoca romana degli approfondimenti di carattere tecnico, Matthews
preferisce farci conoscere il background che si muove intorno alla grande
rappresentazione riuscendo in maniera splendida a farci ripercorre un lungo
tratto di strada attraverso i secoli senza mai disturbare, senza mai far cadere
l’attenzione.
Infatti egli suddivide la ricerca in quattro grandi segmenti dedicati
ai diversi atteggiamenti tenuti dalla gente nel considerare l’avvenimento
durante l’intero arco temporale della storia di Roma: il combattimento vero e
proprio a sangue nell’arena, la parata circense, il trionfo e quello che lo
scrittore chiama pane e depravazione: in pratica si percorre attraverso queste
interpretazioni il passaggio tra repubblica ed impero.
Matthews ama moltissimo descrivere l’attività quotidiana del gladiatore
nella prima parte del libro, attraverso l’allenamento e la scelta della
specializzazione, specialmente quando parla delle origini dei giochi,
l’espressione teatro di sangue che usa è forse un po’ troppo forte, ma
senz’altro realistica.
La seconda parte è già più mediata, si parla di una Roma
vincente e gaudente attraverso i giochi circensi, ma nella terza dedicata al Trionfo egli evidenzia in maniera precisa pregi e difetti di
coloro che richiedevano questo trattamento e di come la gente veniva preparata
per onorare il personaggio, l’accento è posto soprattutto verso l’uso dei
barbari sconfitti come metro di paragone.
La quarta ed ultima parte scende
invece ai momenti più cupi, quelli che lui chiama depravati, dove la vecchia
prassi gladiatoria viene messa in secondo piano rispetto ai “diritti” di chi
governava e delle donne che attorno ad essi ruotavano.
Non è certamente un saggio accademico, tuttavia risulta molto piacevole alla lettura e non certamente privo
di spunti interessanti per ricerche sociologiche.