Uno sguardo alle Balestre ed alle
armi da corda
di Enrico Pantalone
Questo tipo d’arma non è
preistorico come l’arco, ma è sicuramente molto antica, almeno in alcune delle
sue forme.
Abbiamo riscontro certo del
suo utilizzo in Indocina almeno 2000 anni prima di Cristo, come d’uso comune
era nella Gallia Romana almeno già dal secondo secolo dopo Cristo.
Ovviamente, l’arma come la
conosciamo noi è quella in uso nel medioevo, che fu anche l’apogeo del suo
utilizzo.
L’arma era di per sé
temibilissima e l’utilizzo dei suoi bolzoni (i dardi) era facilitata dalla
presa sicura e dal puntamento molto preciso come un arma da fuoco per
intenderci e difatti fu da essa sostituita quando questa divenne altrettanto
letale e precisa.
Non dimentichiamo che l’uso
non era solo per scopi militari, ma anche per divertimento nella caccia o nel
tiro al bersaglio e soprattutto permetteva un certo abbellimento artistico con
l’aggiunta di pietre preziose o tacche in oro ed argento sia nell’impugnatura
che nella parte terminale e d’uscita del dardo.
Costruita in varie dimensioni
secondo il tipo di richiesta e del “lavoro” che doveva svolgere usava sempre
frecce o dardi oppure proiettili di tipo sferico.
La balestra comprende questi
segmenti:
arco (in legno, corno o
metallo duro)
fusto
noce ( la tacca fissata al
fusto utilizzata per bloccare la corda)
chiave o manetta ( sorta di
manopola utilizzata per tendere l’arco)
nervo (la corda dell’arco).
I più comuni tipi di Balestra
furono: a bolzoni, a crocco,
a leva, a martinetto (in altre parole con la carica a martinetto), l’italiana
(quella forse più famosa con il calcio appoggiato al corpo e la tensione
manuale), a pallottole (che si caricava con specie di pallottole di terra o di
piombo ma era usata per la selvaggina soprattutto) che non aveva il noce, aveva
doppia cordatura e l’arco più flessibile.
Famosa la scuola di Genova
nel campo dell’utilizzo di quest’arma.