Alexander P.
Kazhdan
Bisanzio e la sua civiltà
Edizioni Laterza,
1995
(recensione a cura
di Enrico Pantalone)
Accademico delle
scienze a Mosca, poi andato a insegnare a Washington, Kazhdan è sicuramente uno
degli storici che meglio ha interpretato la vita sociale dell’impero bizantino
nei primi secoli del secondo millennio, decisivi poi per la sorte della seconda
Roma.
Kazhdan essendo
russo ha potuto comprendere e immedesimarsi, meglio di altri storici
occidentali, con una certa profondità nella quotidianità del cittadino
bizantino attraverso tutte le realtà che erano vissute e che comprendevano
amministrazione, politica, religione, economia, letteratura ed esercito.
Kazhdan ci mostra
come il bizantino fosse certamente fiero e consapevole di svolgere nell’ecumene
mediterranea una funzione essenziale per l’equilibrio politico-economico del
territorio che esso comprendeva: per lui Bisanzio era, in effetti, un grande
centro di smistamento delle mercanzie da e per l’oriente estremo, un esempio
d’esportazione di cultura, un centro di diffusione religiosa ed anche un centro
di raccordo degli eserciti.
Per il cittadino
bizantino era quindi essenziale il mostrarsi sempre all’altezza, da qui secondo
il Kazhdan, il lusso che ognuno cercava di vantare sia nei propri vestiti sia
nelle proprie abitazioni, la ricercatezza andava di pari passo con motivazioni
di stampo socio-culturali.
Ovviamente una
parte essenziale dello studio riguarda il comportamento sociale della gente che
manifestava le varie funzioni d’utilità alla collettività o più semplicemente
ne faceva parte integrante, così largo spazio alla famiglia, alle sue
condizioni e alla sua struttura, le relazioni religiose e i rapporti con il
Clero, l’impostazione urbana delle città in rapporto soprattutto al dinamismo
economico e politico che esaltava intellettuali, mercanti e artigiani e
permetteva una propulsione difficile da trovare altrove, del resto quest'ultima
si mette in luce anche quando contadini e parte “bassa” della popolazione viva
meglio che in altre realtà e sia sempre partecipe della vita attiva.
I rapporti tra
potere e società sono analizzati in seguito e rispecchiano le problematiche che
ognuno può riscontrare studiando la storia bizantina, drammatiche guerre
interne per la massima carica imperiale, burocrazia corrotta e legata ai
sistemi famigliari aristocratici, esercito non sempre all’altezza e formato
spesso da mercenari, condizioni che inequivocabilmente disegnano un destino
inevitabilmente di crisi, ma lo storico mette l’accento che spesso queste difficoltà
sono brillantemente superate, anche se per brevi periodi, grazie alla
preparazione culturale e sociale dei singoli appartenenti alle strutture
organizzative che permettono di evitare tracolli anche in momenti realmente
difficili.
In realtà c’è descritto
come la concezione bizantina sia per un mondo fatto su misura per la sua
popolazione, con i capisaldi nella religione cristiana che permettono di
seguire una decisa “via” sociale e politica, l’uomo e Dio sono uniti, il mondo
circostante non è niente altro che una propagazione del contratto cristiano
messo in atto nei tempi più antichi, l’approccio è senza dubbio teologico, ma
estremamente diverso da quello della chiesa occidentale, si da più spazio
all’interiorizzazione ed allo spiritualismo, non a caso si parla del grandi
Monasteri costruiti in medio oriente.
Lo stesso spirito
artistico ha come ideale dichiarato l’universalismo e la simbologia, ne mostra
i caratteri, considerandolo esteticamente molto realista e pragmatico, ma senza
un reale sviluppo, cioè non sembra avere le stesse possibilità di quello della
civiltà occidentale, più passionale e vivo.
Questo non è da
addebitarsi a incongruenza nella società artistica bizantina quanto con ogni
probabilità a un certo razionalismo che permea la stessa e che ovviamente si
ripercuote in tutte le sue manifestazioni esteriori.
Bisanzio s’avvia al declino inevitabile, senza sostegno della
cristianità occidentale, così diversa, attraverso una profonda e continua
ristrutturazione della società per cercare di contenere le problematiche
politiche e militari nonostante letterati e scienziati lottino per mantenere
molto alto il livello culturale.
Questo livello culturale da solo non basta ma serve per ovviare
alla mancanza di valori etici e morali dei governanti e aiuta a infondere nella
gente l’impressione che l’impero e la sua civiltà sia ancora molto saldo e
indistruttibile.