I CARMINA BURANA
di Enrico Pantalone
Tutti noi restiamo turbati ed estasiati nel sentire queste musiche che spesso accompagnano particolari documentari o film di carattere gotico.
In realtà questa è una raccolta di canzoni profane medievali che s’ispirano a Canti Goliardici del 1200 rinvenute nel 1803 nell’Abbazia di Benediktbeuern (Codex Latinus 4660) e sono usati alternativamente gli idiomi antichi latini, francesi e tedeschi.
Questa opera dona al lettore un quadro esauriente della vita quotidiana nel medioevo, sia essa portata alla meditazione, piuttosto che all’amore, che all’umorismo ed alla satira, alla politica ed alle vicende della cavalleria.
Carl Orff ne prese spunto per mettere in opera una sua particolare rielaborazione musicale soprattutto incentrata sui cori, sul susseguirsi dei ritmi ossessivi e di una particolare sensibilità timbrica ed una neanche tanto malcelata direzione arcaica nella partitura armonica tra gli intervalli delle sonate secondo la forma polifonica tipica del periodo medievale .
Guardiamo sinteticamente la struttura della composizione.
Fortuna imperatrix
Mundi
La cantata d’apertura è indubbiamente la più famosa e la più ascoltata (versione italiana e latina a fine articolo) e descrive la volubilità della Dea Fortuna che decide la sorte dell’umanità, in senso corretto (inizio brano) e negativo (fine brano).
Il coro dopo lo squillante attacco, sancisce il passaggio della Dea, dopo i timpani con il loro fragore
che portano la buona sorte subentrano le trombe ed i tromboni ed infine gli archi con i corni a simboleggiare la suscettibilità della Fortuna che torna a portare sventura.
Primo vere
Siamo in piena natura: canto degli uccellini, melodia notturna sottile e lieve, poi il sorgere del sole con grande fulgore, infine la primavera carica di ritmi crescenti ed invocanti.
Uf dem anger (Sul
Prato)
Dedicato alla vita delle donne nei boschi e nelle foreste tipiche delle zone bavaresi, poi il coro femminile che invoca gli uomini lontani, sino alla danza maestosa e solenne delle stesse e la gioia ritrovata.
In taberna
Siamo ai piaceri del vino: in realtà la prima cantata è niente affatto allegra e induce a pensare alla dissolutezza dell’agire: sembra una nenia ammonitrice.
Per converso il finale è tutto festoso, chiassoso come s’addice ad una taverna.
Cour d’amours
Cantata dedicata al Dio dell’Amore che alterna momenti di solitudine e di disperazione di una fanciulla nella vana ricerca di un sentimento che sembra esserle negato e che trova sbocco quando le viene proposto di perdere la verginità: il motivo si fa crescente, l’ansia viene espressa sino al compimento della congiunzione e nella felicità.
Poi segue una melodia che richiama la festosità e la frenesia sessuale a cui fa riscontro la tenue e malinconica esitazione di una ragazza ancora indecisa se compiere o no il gran passo fino all’abbandono dei sensi ed alla voluttà.
Banziflor et Helena
E’ il canto nuziale dedicato all’ideale cavalleresco, omaggio alla donna amata ed alla purezza dell’amore: Venere è invocata con incessanti colpi di tamburo.
Fortuna imperatrix
Mundi
E’ il ritorno alla Dea della Fortuna che riprende il suo
cammino per decidere le sorti degli esseri umani.
O Fortuna, velut luna
O Fortuna
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.
Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
michi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.
Sors salutis
et virtutis
michi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
corde pulsum
tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite !
O Fortuna, come la luna
O Fortuna,
come la luna
instabile,
sempre cresci
e decresci;
il gioco di questa
detestabile vita ora
ottunde ora asseconda
l’intelligenza;
la miseria,
la potenza
dissolvi come il ghiaccio.
Sorte immane
e vacua,
ruota volubile,
l’aspetto peggiora,
salute precaria
sempre inconsistente,
offuscata e velata
anche su me fai presa;
ora per gioco
della tua cattiveria
io vado a dorso nudo.
Sorte di salvezza
e di virtù
ora sei a me contraria,
ogni affetto
e debolezza
è in tuo potere.
In quest’ora
senza indugio
battete il ritmo col cuore;
poiché la sorte
prostra anche il forte,
piangete tutti con me !