Cabiria di
Enrico Pantalone
Regia: Giovanni Pastrone
Interpreti: Umberto
Mozzato, Bartolomeo Pagano, Letizia Quaranta, Raffaele di Napoli,
Italia Almirante Manzini, Chellini
Durata: 114’/180’, 1914
Produzione: Itala Film
La più grande produzione italiana in fatto di kolossal, prodotto nel
1914, diretto da Giovanni Pastrone, grande regista dell’epoca del muto, s’avvale delle didascalie dello stesso autore Gabriele
D’Annunzio e della musica “Sinfonia del Fuoco” di Pizzetti come accompagnamento.
Non fu il primo kolossal (preceduto dal Quo Vadis ?)
ma sicuramente il più conosciuto ed ammirato (lo
stesso D.W. Griffith ammise d’ispirarsi a questa produzione per il suoi
lavori).
piuttosto lunghino (114 minuti oggi, allora 180
minuti circa), s’avvale del viraggio in dodici colori
diversi a seconda del luogo e dell’azione, particolare interessantissimo (anche
se si era pensato di girarlo con l’allora equivalente del technicolor già
possibile ma dai costi proibitivi) che da risalto al tono che il film vuole assumere.
Il film trova il suo svolgimento all’epoca della seconda guerra punica ed inizia con l’eruzione dell’Etna e con bande piratesche
che rapiscono la piccola Cabiria insieme alla nutrice Croessa, venduta ai
cartaginesi come schiava per essere immolata dio Moloch dal potente sacerdote
Khartalo.
Qui entra in scena il nostro eroe romano Fulvio Axilla, che solerte militare in
missione per spiare il nemico, trova il tempo di salvare la piccola dal triste
destino aiutato dal fedele liberto Maciste (come sempre da che storia e storia
troviamo questo mitico personaggio) che prima d’essere catturato riesce a affidare Cabiria a Sofonisba, la figlia d’ Asdrubale.
Divenuta adulta Cabiria ritrova sulla sua strada
Khartalo, più potente che mai, e rischia ancora d’essere sacrificata per evitare
la distruzione di Cartagine ed anche la madre adottiva deve cedere questa
volta.
Fulvio Axilla dopo anni ritorna a Cartagine e ritrova il suo liberto Maciste
ancora prigioniero e lo libera.
Dopo varie peripezie i nostri due eroi salvano nuovamente Cabiria mentre sullo
sfondo Scipione sbarca in terra cartaginese e nella
terre nemiche, sconfigge Siface iniziando l’assedio della capitale.
Nel convulso finale Fulvio Axilla, Maciste e Cabiria resistono al ritorno di
Khartalo e compagnia, e approfittando dell’aiuto fornito da Massinissa che
sconfigge i cattivi fanno rientro a Roma.
La storia, in fondo il normale canovaccio di tutti i film cappa e spada con
l’eroina rapita e liberata dall’eroe, s’esprime in
maniera organica e lineare nell’esecuzione dei tempi e risulta, nonostante la
lunghezza, piacevole e a suo modo intrigante e capace di attirare l’attenzione
dello spettatore.
Merito indubbiamente delle eccezionali riprese (per l’epoca) e l’uso metodico
del carrello per le stesse oltre alle ottime panoramiche, inusuali
per i tempi, sempre molto rispondenti all’esigenza estetica.
D’Annunzio, che indubbiamente d’arte era intenditore, probabilmente fu co-regista e non lesinò sulle scenografie che appaiono alle
volte dei veri e propri quadri d’autore.
Non dimentichiamo che il film uscì sugli schermi subito dopo l’impresa della
guerra libica, al culmine del decadentismo e quando il mito della romanità era
assunto ai valori più alti, quindi si comprende la glorificazione
dell’ideologia che accompagna trama ed
interpretazioni.
Un’ultima annotazione: il costo del film fu di circa un milione di lire
d’allora contro le normali cinquantamila lire che costava normalmente un buon
film !
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