Carlo Magno, la Renovatio Imperii di Enrico Pantalone
Parlare
della storia di Carlo Magno è come parlare della storia dell’intera Europa
occidentale di cui oggi facciamo parte, egli fu il primo ad
essere l’unica autorità riconosciuta, come prosecutore del vecchio ideale
romano, nei territori che andavano dall’Ebro all’Elba, una pozione di regione
molto vasta a ben vedere.
Potremmo stare a dibattere illimitatamente sul fatto che
gli imperatori bizantini fossero coloro che discendevano
direttamente dall’antica Roma e che quindi ne fossero in qualche modo i
depositari “dinastici ufficiali” rispetto ai franchi, ma questo non sposterebbe
d’una virgola l’assetto del nostro ragionamento e del buon senso storico.
Bizanzio si trovava alle porte dell’oriente, in occidente oramai da
secoli non aveva più parola né riusciva militarmente ad
imporre una benché minima sorta di parvenza “statale”, per vari motivi, ma
soprattutto perché il suo baricentro d’interessi economici s’era spostato
inevitabilmente su altri territori, così Carlo Magno ed i suoi franchi
divennero l’unica vera realtà accomunabile all’antica Roma (che avevano servito
da federati) in Europa occidentale ed in più egli fece mettere le proprie spade
al servizio della chiesa cattolica ricevendone l’imprimatur e la benedizione in
funzione
anti-ortodossa.
Noi possiamo affermare che il rinascimento carolingio
assomiglia ad un rinascimento europeo dopo anni
d’oscurità, da lui riparte l’ideale d’unità romano delle popolazioni che
abitano vasti territori limitrofi l’un l’altro, ponendo dei principi di governo
che saranno eredità di molti stati europei successivamente.
Facciamo
un passo indietro bel tempo per vedere come nei territori che s’estendevano dal Giura Alpino al Bramante in verticale e
dalla Marne al Reno si trovasse l’Austrasia, una
delle quattro macroregioni o reami in cui era suddiviso il decadente stato
merovingio che sarà sostituito nel 751 da quello pipinide,
ovvero lo stato franco ripuario dei maestri di palazzo che così dominerà
l’Europa occidentale per diversi secoli.
L’Austrasia, si diceva,
letteralmente regno dell’est, gravitava intorno a due grandi
fiumi quali Mosa e Mosella,
incarnando un modello franco-tedesco che sarà causa di tanti guai più d’un
millennio dopo questo periodo, cosa che invece non sarà per la Neustria (la
vecchia Gallia romana), la Burgundia e l’Aquitania, le altre tre macroregioni dello stato
merovingio, tese invece a gravitare solamente nel futuro costruendo territorio
odierno francese.
In effetti, l’Austrasia era
indubbiamente il reame più importante dei quattro, non solo dal punto di vista
economico, ma anche dal punto di vista politico, prendiamo ad esempio il regno
di Clotario II, un re merovingio proveniente dalla
Neustria che doveva molto il suo mandato a questo territorio all'aiuto
principale del nobile (ed orgogliosamente franco)
Pipino I di Landen sia militarmente che
istituzionalmente, insieme al Vescovo Arnolfo di Metz. Pipino
meritò così per sé e per la sua famiglia il titolo di Maestro di Palazzo, per
il figlio Dagoberto (poi I) i vantaggi d’un
associazione al trono merovingio e la corona proprio dell’Austrasia
che lo fece diventare autonomo in tutti i sensi.
Così la vecchia Neustria gallo-romana iniziò il suo
declino proprio con l’assunzione al trono principale di Dagoberto
e l’Austrasia prese a dirigere completamente i
destini di questa nuova nazione emergente.
Carlo
Magno, una volta al potere, disegna in seguito in maniera magistrale la strada
da seguire anche per i suoi successori che in verità di fronte alla sua figura appaiono
sicuramente figure ridotte nonostante la loro buona volontà, probabilmente è
proprio colui che ha evidenziato l’impossibilità di
dare una continuità stabile alle istituzioni da lui stesso create.
Già alla terza generazione si evidenzia lo sfaldamento
dell’ideologia di Carlo Magno, la sua universalità che si richiamava
direttamente a Roma, ma questo è un fatto dal legare indissolubilmente al
sistema di ripartizione dell’eredità tra i popoli d’origine germanica,
solamente Carlo il Grosso riuscirà a detenere un
potere politico quasi simile al suo grande predecessore.
La strategia feudale prende certamente il sopravvento e
con essa quasi tutti i sogni di restaurazione di politica comunitaria tra stati
sotto un unico sovrano vengono frustrati, del resto il
possesso della terra è il beneficio principale cui si guarda in occidente,
insieme rappresenta il potere finanziario e di fatto anche militare.
Carlo Magno basa quasi tutto il suo potere sui feudatari, in
pratica sugli uomini in grado d’aiutarlo militarmente più che economicamente,
non tragga in inganno il fatto che una volta conquistato il regno longobardo
egli lo amministri senza troppi cambiamenti, ciò fu possibile per
l’inconsistenza politica dei dominati, oramai disorganizzati in maniera pressoché completa.
Indubbiamente
tra tutte le controversie guerriere sostenute da Carlo Magno, quella con i
Sassoni assume l’aspetto di una lunga epopea, difficile e spesso sanguinosa,
decisiva soprattutto per le grandi conseguenze che essa ebbe nelle vicende
dell’intera Europa medievale.
A grandi linee si trattò d’una contesa di poco superiore
ai trent’anni (772-804 AD), esplosa in questo periodo, ma indubbiamente latente
da diverso tempo, visto che già Carlo Martello aveva
“salvato” il regno anche dai pericoli d’oriente e non solo da quelli
d’occidente.
Da una parte si schieravano i Franchi, il popolo più
romano tra le civiltà d’origine barbarica, il popolo più evoluto, più colto, il
popolo che stava ricostruendo l’Impero sotto una nuova egida, dall’altro il
popolo barbarico più sconosciuto, più chiuso, meno legato alla civiltà
occidentale e soprattutto più legati ad arcaici riti religiosi contrari
ovviamente al cristianesimo cui s’opponevano
strenuamente.
Carlo Magno decise che era il tempo di assoggettare il
loro territorio, ampliando il suo e nel contempo
creando sicurezza maggiore, così traendo spunto dal solito casus belli, un
tributo dovuto a Pipino mai pagato ed una più solida distruzione di chiesa
romana, in più riprese e dopo diverse Diete, di quelle fatte apposta per non
decidere nulla e creare ancora più confusione, egli sconfisse, da imperatore,
in maniera definitiva gli Ostfali e poi i Vestfali, cioè i rami più duri della famiglia sassone.
Si diffuse così la leggenda che Carlo Magno avesse voluto vendicare Varo e Teutoburgo,
in quanto l’idolo dei sassoni era un tronco chiamato Irmin,
forse in onore di Armino, ma qui ovviamente prendiamo l’affermazione come tale
senza dar troppo peso, ma questo comunque la dice lunga su come i franchi si
volessero riproporre in veste di nuovi prosecutori della civiltà romana., per
cui la conquista dell’est tra Reno ed Elba ebbe un grande significato politico
oltre che militare al tempo.