Come ricordare
il 150° Anniversario dell'Unificazione Nazionale Italiana ?
di Enrico
Galavotti
(tratto dal sito dell’autore HOMOLAICUS)
In occasione di questo 150°
anniversario dell'unificazione nazionale potremmo porci due semplici domande.
La prima: Cos'è che dal 1861 ad oggi riteniamo che
sia stato maggiormente tradito rispetto agli ideali risorgimentali?
L'elenco è breve:
- il Mezzogiorno è stato il grande penalizzato, in quanto s'è
voluto trasformarlo in un'enorme colonia di risorse umane, naturali e
materiali per l'industrializzazione del centro-nord. Se ancora oggi i
meridionali avvertono come traditori i Savoia e persino Garibaldi, il
motivo è tutto qui: la cronica mancanza di una riforma agraria a favore
delle plebi rurali; la netta subordinazione delle esigenze agricole a
quelle industriali.
- Unità nazionale e processo industriale hanno voluto dire
decollo di un sistema sociale basato sul
capitalismo privato, senza alternative di sorta; quel capitalismo che
porterà sì al miracolo economico della belle époque e del
consumismo anni Cinquanta-Sessanta, ma anche al
brigantaggio, all'emigrazione, all'abbandono delle terre, alla
penetrazione massiccia del capitalismo nelle campagne (e quindi alla
formazione di monocolture per i mercati e alla fine di qualunque
esperienza di autoconsumo e di comunità di villaggio).
- Lo sviluppo del capitalismo privato, prima concorrenziale
poi monopolistico (con l'appoggio dello Stato), ha comportato una
devastazione irreversibile dell'ambiente naturale, nel senso che si è
preferito privilegiare il concetto di
"produzione di beni industriali" piuttosto che quello che
"riproduzione di beni naturali" (al nostro paese s'è imposta con
la forza l'idea di "consumare" quante più merci possibili).
- La centralizzazione dei poteri politici, nella capitale
romana, ha mortificato enormemente gli usi, i costumi, le tradizioni, le
lingue locali e regionali, nonché l'autonomia
delle comunità territoriali e degli Enti Locali (cosa che oggi si cerca di
recuperare, senza però rimettere in discussione lo sviluppo capitalistico
del paese, attraverso l'idea di "federalismo", che, guarda caso,
sembra procedere in parallelo a una accelerazione dei processi politici
verso una repubblica presidenziale).
- La permanenza di uno "Stato del Vaticano" ha
reso impossibile un'effettiva separazione giuridica e politica tra Stato e
chiesa, un'affermazione della laicità dello Stato, una formulazione
autenticamente democratica degli articoli costituzionali riferiti alla
libertà di coscienza e di religione (l'art. 7, p.es.,
sarebbe semplicemente da abolire).
Ora poniamoci la seconda domanda: Dal
1861 ad oggi cos'è che si è maggiormente sviluppato a
favore della democrazia sociale, culturale e politica?
- Nel secondo dopoguerra si è sviluppato lo Stato sociale
(scuola, sanità, previdenza, assistenza ecc.), che però si è cominciato
progressivamente di smantellare sin dall'inizio degli anni Ottanta e
soprattutto a partire dal crollo del cosiddetto
"socialismo reale", di cui lo Stato sociale dei paesi
occidentali costituiva una sorta di "mimesi". Si fa questo senza
rendersi conto che gli sbocchi inevitabili del puro liberismo sono stati,
fino ad oggi, due guerre mondiali, intervallate da decenni di disumane
dittature, e là dove non s'è imposta la dittatura politica (p.es. in Francia o in Inghilterra) è stato solo perché
si beneficiava ancora dei vecchi imperi coloniali, cioè di una dittatura economica.
- Le battaglie condotte dal mondo del lavoro contro il
capitale (anni Venti, Resistenza e anni Sessanta-Settanta)
hanno sicuramente contribuito a migliorare le condizioni di vita dei
lavoratori, ma anche queste conquiste si stanno progressivamente
riducendo, soprattutto a causa del fatto che il
globalismo del capitale sta inducendo alla delocalizzazione delle imprese
occidentali, là dove il costo del lavoro è minimo. Il che comporta che le
nostre conquiste tecnico-scientifiche possono essere acquisite da quelli
che un tempo venivano chiamati "paesi del
Terzo mondo", senza che questi abbiano bisogno di ripercorrere tutto
l'iter storico e culturale che ci è servito per ottenerle.
- La donna ha sicuramente aumentato la consapevolezza di una
propria diversità di genere da far valere nel rapporto con l'uomo, ma
l'Italia resta ancora un paese molto indietro rispetto ad altri paesi nord-europei. Soprattutto la donna italiana non è
in grado d'intervenire nella rappresentazione che di lei danno i
mass-media (tv, cinema, carta stampa e pubblicità).
- E' aumentata la sensibilità per i problemi dei consumatori, ma resta ancora molto forte l'egemonia
economica dei produttori. Il consumatore vede il produttore come un nemico
da combattere proprio perché il produttore vede il consumatore come un
pollo da spennare.
- E' notevolmente cresciuto l'interesse per i problemi
ambientali, per le produzioni biologiche e per quelle ecosostenibili, ma
nel complesso ciò non scalfisce il trend dominante, che resta basato su
saccheggio e spreco di risorse naturali, e questo nell'illusione che
scienza e tecnica siano sempre in grado di risolvere i loro stessi
problemi, ma anche nell'errata percezione di causare danni minimi coi nostri comportamenti sbagliati, per non parlare
della irresponsabilità con cui assegniamo ad altri o alle generazioni
future il compito di rimediare ai nostri guasti.
- E' aumentato il senso di appartenere a una comunità
europea, ma siamo ancora lontanissimi dall'avere un'identità comune
europea. Gli Stati continuano a muoversi in maniera separata e non
vogliono attribuire al Parlamento europeo poteri effettivi. Le religioni,
specie quella cattolico-romana, ostacolano notevolmente la formazione di
un'identità europea laica. L'Europa continua ad
essere avvertita come un di più, spesso inutile e oneroso.
Probabilmente però la cosa che più
manca alla coscienza degli italiani non è il senso della democrazia o della
laicità, che pur certamente da noi difettano più che altrove in Europa. E'
piuttosto la consapevolezza di ciò che l'Italia fa nel mondo. Noi non
sappiamo nulla di come il nostro paese si muove all'estero. Non sappiamo cosa
produce, cosa acquista, come lo faccia, che rapporti abbia con tutti i paesi della
terra. Soprattutto non sappiamo quali siano i legami internazionali che
determinano il nostro benessere.
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