Uno sguardo all’artiglieria
nel medioevo
di Enrico Pantalone
Il nome Artiglieria durante
il periodo preso in esame 1300-1400 stava ad indicare precisamente le macchine
belliche da lancio: solo successivamente nel tardo
medioevo fu usato per indicare le cosiddette bocche da fuoco.
Il motivo ovviamente era
semplice: la polvere da sparo aveva modificato la tecnica di sistema di tiro,
la dimensione delle bocche da fuoco ed anche gli effetti finali per chi subiva
ed infatti, questi pezzi vennero subito utilizzati indifferentemente sia come
armi di difesa che d’offesa.
Le bombarde o bocche da
fuoco, spesso enormi, pesanti e difficili a muoversi cambiarono anche l’assetto
della fortificazione o del castello con la sua piazza d’armi.
Le mura di cinta dovettero
essere rinforzate adeguatamente sia per resistere ai colpi ricevuti
dall’artiglieria del nemico sia per resistere ai problemi della propria spesso
più devastante considerato la ristrettezza dello spazio in cui era costretta ad
agire la bombarda.
Così divenne essenziale la
piazza d’armi centrale che dava modo d’esplodere i colpi senza creare troppi problemi,
anche se rimaneva sempre da risolvere il problema dovuto al surriscaldamento
della canna e la sua possibile esplosione (cosa che accadeva di frequente).
Inizialmente le bombarde
costruite in ferro e metallo vario, poi in bronzo utilizzavano palle di pietra
e solo poi si passò a quelle di metallo sicuramente più bilanciate e che
uscivano meglio dalle bocche.
Man mano che la precisione
balistica aumentava veniva meno la necessità d’utilizzare la primordiale
artiglieria in altre parole le macchine belliche da lancio (o artiglieria
nevrobalistica) che risultavano oramai inefficienti e obsolete per la dinamica
degli attacchi o delle difese seconde i nuovi canoni guerreschi.
Arrivò così il tempo della
produzione industriale delle nuove armi da fuoco che misero al lavoro
l’ingegneria del mondo conosciuto per migliorare e articolare meglio aspetto
esteriore e facilità d’uso nel compiere movimenti di caricamento ed espulsione:
in questo si distinse la categoria degli ingegneri italiani rinascimentali
facendo diventare l’artiglieria oltre che tecnica d’arma anche scienza
militare.
Artiglieria medievale
1300-1400: Bocche da Fuoco del primo tipo
Sono dette del primo tipo le
bombarde piccole ad anima di lunghezza circa 20-40 volte il calibro che
utilizzavano proiettili pesanti da poche once a qualche centinaia di lebbre,
che avevano la carica di polvere da sparo pesante circa un terzo rispetto al
proiettile.
In questo gruppo abbiamo
colubrine, basilischi, passavolanti, aspidi, sagri, falconi, falconetti,
smerigli o moschetti, cerbottane, spingarde, in pratica tutto ciò che era
portato a mano dal militare ed usato senza troppo impiccio.
Oggi si chiamerebbe
artiglieria da campagna.
Artiglieria 1300-1400: Bocche
da Fuoco del secondo tipo
Sono dette del secondo tipo
le bombarde grosse e medie ad anima di lunghezza circa 4-8 volte il calibro che
a sua volta variava da pochi centimetri ad alcuni decimetri, che avevano la
carica di polvere da sparo pesante circa un nono rispetto
alla palla/proiettile in
pietra.
In questo gruppo abbiamo
cortane, bronzine, bombardelle, che erano utilizzate per il tiro teso contro
fortificazioni medie.
Artiglieria 1300-1400: Bocche
da Fuoco del terzo tipo
Sono dette del terzo tipo le
bombarde ad anima corta con lunghezza della tromba quanto il calibro o appena
poco di più e di tipo a campana, con il mascolo lungo 4/6 volte il diametro
della bocca che a sua volta variava da 1/2, 1/3, 2/5, 2/7 del diametro della
tromba ed il calibro da 1 a 5 decimetri, con carica di polvere da sparo pesante
circa tre quinti rispetto alla palla/proiettile in pietra.
In questo gruppo abbiamo
mortai (o trabocchi) e vugleri che venivano utilizzati per tiri curvi e per colpire
le postazioni dietro degli ostacoli.