Lorenzo
Valla
La Falsa Donazione
di Costantino
BUR, 1994
Recensione di
Enrico Pantalone
Questo è uno dei testi più interessanti di filologia
dell’intero medioevo, non solo ovviamente per la portata politico-religiosa
europea del periodo in cui fu scritto, metà del quindicesimo secolo, ma anche
come metodologia per una ricerca storica accurata.
Il testo fondamentalmente lo conosciamo un po’ tutti, esso
determina la fine della credenza che Costantino I il Grande avesse donato l’Italia e Roma
alla Chiesa Cristiana perché guarito dalla lebbra attraverso un documento
scritto, cosa che invece il Valla dimostrerà posteriore d’almeno cinque secoli.
Interessante nella lettura del testo è lo sforzo del Valla
per dimostrare che alla stesura del documento evidentemente parteciparono in
molti e che lo stesso con tutta probabilità non fu redatto a Roma, ma in
territorio franco oppure bizantino, quindi strumento più di misura politica
alto medievale d’altri tempi, evidentemente s’iniziava a respirare il clima di
scontro tra poteri forti: questo spiega anche come lo stesso Papato non
contestò mai i risultati dello studio, rimasto a livelli
giudiziale, tanto che assunse il Valla, commissionandogli altri lavori
che avessero uguali fini.
La Falsa Donazione di Costantino non è un testo
rivoluzionario, certificò storicamente solamente che la credenza sulla
Donazione tale era ed andava ridimensionata dal punto
di vista giuridico, allo scopo soprattutto di migliorare i rapporti
politico-istituzionali tra Papato. Impero ed i
nascenti Stati Nazionali.
Il testo della BUR riporta le due versioni, quella latina
e quella italiana in maniera che ognuno possa poi interpretare come crede
l’eventuale controversia giocando sulla traduzione, un testo che per le sue
implicazioni storiche ricopre un arco di tempo lungo
più di mille anni.