Danièle e Yves
Roman
Histoire de la Gaule
Libraire Arthème Fayard,
1997
Recensione di
Enrico Pantalone
Un saggio, quello dei due Roman, docenti rispettivamente a
Montpellier e Lione, che risponde pienamente alle esigenze del pubblico più
attento riguardo la grande storia della Gallia, una delle opere che fin da
quando è uscita (più di dieci anni fa) ha riscosso consensi ed approvazioni per
la ricerca effettuata e per lo stile letterario utilizzato, chiaro e coinciso
nella sintesi di più d’un millennio di storia.
Il testo si snoda attraverso quattro parti ed otto capitoli tutti estremamente interessanti con una
costruzione che parte dall’analisi della dotta metodologia utilizzata nella
compilazione del saggio estrinsecata piacevolmente nelle sue prime due sezioni
viste come arricchimento generale di cultura e trasposizione
socio-antropologica di questo vasto territorio.
Dalla seconda parte e con il capitolo successivo s’affrontano i temi storici veri e propri, nel terzo quelli
relativi ai galli d’origine atlantica o nordica, nel quarto quelli relativi ai
galli mediterranei, meglio il confronto della gente gallica con le popolazioni
dei due rispettivi “territori di competenza”, in pratica la ricerca delle
risorse per una convivenza comune spesso difficoltosa.
La terza parte ed i capitoli
cinque e sei sono più specificatamente dedicati al “sistema mediterraneo” dove
il confronto con greci e romani viene portato a livello economico (per i
commerci) e militare (per le conquiste romane fino a Giulio Cesare): in
entrambi i casi non sono solo gli eventi militari ad interessare, ma anche i
rivolgimenti sociali ed i disordini tra la popolazione.
La quarta ed ultima parte ed i
capitoli settimo ed ottavo sono completamente dedicati al rapporto con Roma
principesca: istituzioni, monarchi, politica di forza estrinsecata nella mirata
urbanizzazione delle province galliche, nella prova culturale e nel ritrovamento
d’un equilibrio sociale.
Scopriamo così in maniera divertente che il vino fu uno
dei veicoli maggiori che permisero la quiete definitiva tra le due popolazioni
oltre alla possibilità di guadagno enorme nei commerci, visto
che le autorità romane chiudevano un occhio da questo punto di vista.
Segue una ricchissima bibliografia.