IL VERISMO INCOLORE. GIOVANNI VERGA E I SUOI RACCONTI IN BIANCO
E NERO
di Ignazio Burgio
(tratto dal sito
dell’Autore CataniaCultura
)
Probabilmente ispirato dalla sua passione
per la fotografia, all'epoca in bianco e nero, Giovanni Verga utilizzò con
molta parsimonia i colori nei suoi racconti e nei suoi romanzi, anche quando
doveva descrivere paesaggi e personaggi. Il risultato a livello stilistico fu
un contrasto più spiccato fra personaggi e ambiente, sia naturale che sociale, ed anche maggiore
efficacia in termini di impersonalità e distacco etico-emotivo, secondo i principi del Verismo. I
racconti del Verga insomma, imitando l'obiettivo fotografico, sembrano proprio
anticipare i film neorealisti del secondo dopoguerra.
“Nel vano della finestra s'incorniciano
i castagni d'India del viale, verdi sotto l'azzurro immenso - con tutte le
tinte verdi della vasta campagna - il verde fresco dei pascoli prima, dove il
sole bacia le frondi; più in là l'ombrìa misteriosa dei boschi. Fra i rami che
agita il venticello
s'intravvede ondeggiante un lembo di cielo, quasi visione di patria lontana. Al
muoversi delle foglie le ombre e la luce scorrono e s'inseguono in tutta la
distesa frastagliata di verde e di sole come una brezza che vi giunga da
orizzonti sconosciuti. E nel folto, invisibili, i passeri garriscono la loro
allegra giornata con un fruscìo
d'ale fresco e carezzevole
anch'esso...” . E' un
brano questo tratto da un testo di Giovanni Verga, Il Bastione di Monforte, compreso nella
raccolta di novelle Per le vie pubblicata nel 1883. Tuttavia essa non è
in realtà una vera e propria novella, poichè
non è caratterizzata da alcuna trama, ma si presenta come una semplice
carrellata di quadri paesaggistici ambientati al centro della Milano
ottocentesca in tutte le ore del giorno e nelle diverse stagioni dell'anno -
metafore della quotidianità e delle stagioni della vita medesima. Non è dunque nè una novella, nè tanto meno una novella
verista, nonostante - è bene ricordarlo - anche altri racconti verghiani ambientati al di fuori
della Sicilia, come ad esempio a Milano, possano dirsi a tutti gli effetti
veristi (si vedano ad esempio le novelle Gelosia o In Piazza della
Scala, comprese nella medesima raccolta).
Il Bastione di Monforte
costituisce un'eccezione nel suo genere anche per un altro motivo: contiene
parecchi termini relativi ai
colori: sei volte viene nominato l'azzurro, sei volte il verde, una volta il
rosso. Per un testo di appena un paio di pagine (9.009 caratteri, spazi
compresi) ciò costituisce una specie di record se si tien conto del particolare stile dello scrittore.
Verga infatti normalmente è
estremamente parsimonioso con i colori, sia nelle novelle che nei romanzi
veristi. Il rosso, il giallo, il verde ricorrono
più che altro nei modi di dire riguardo agli stati d'animo: “rosso di
vergogna”, “giallo come un morto”, “verde di bile”, ecc. Al di là di questi, raramente sembrano quasi sfuggire
qua e là alla penna del novelliere un azzurro per descrivere il cielo, un verde
per gli alberi o i prati, un turchino ad indicare il mare, con pochi altri
esempi. Nella vasta collezione di novelle si trovano addirittura anche racconti
totalmente privi di qualsiasi nome di colore (al di là del bianco e del nero), come La chiave
d'oro, Il segno d'amore, Epopea spicciola, ecc.
Naturalmente non mancano nè
dettagliate raffigurazioni di paesaggi e ambienti naturali, nè minute descrizioni di personaggi ritratti oltre
che fisicamente anche nella loro più intima espressività. Ma in questo si fa
ricorso soprattutto ai giochi di luce e ombra, ai chiaroscuri ed ai toni di grigio, cosicchè i quadri che ne
risultano sono più simili agli spezzoni dei film in bianco e nero che non alle
tradizionali raffigurazioni pittoriche della letteratura precedente: ...La
luna doveva essere già alta, dietro il monte, verso Francofonte. Tutta la pianura di Passanitello, allo sbocco della valle, era
illuminata da un chiarore d'alba. A poco a poco, al dilagar di quel chiarore,
anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni raccolti in mucchi, come
tanti sassi posti in fila. Degli altri punti neri si movevano per la china, e a seconda del vento giungeva il
suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso, mentre
scendeva passo passo verso
il torrente. Di tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più
fresco dalla parte di ponente, e per tutta la lunghezza della valle udivasi lo stormire delle messi
ancora in piedi. Nell'aia la bica alta e ancora scura sembrava coronata d'argento, e nell'ombra si
accennavano confusamente altri covoni in mucchi; ruminava altro bestiame;
un'altra striscia d'argento lunga si posava in cima al tetto del magazzino, che
diventava immenso nel buio... da: Mastro don Gesualdo; ...La Nedda, appoggiata all'uscio, guardava tristemente i
grossi nuvoloni color di piombo che gettavano su di lei le livide tinte del
crepuscolo. La giornata era fredda e nebbiosa; le foglie avvizzite si
staccavano strisciando lungo i rami, e svolazzavano alquanto prima di andare a
cadere sulla terra fangosa, e il rigagnolo s'impantanava in una pozzanghera,
dove s'avvoltolavano
voluttuosamente dei maiali; le vacche mostravano il muso nero attraverso il
cancello che chiudeva la stalla, e guardavano la pioggia che cadeva con occhio
malinconico; i passeri, rannicchiati sotto le tegole della gronda, pigolavano
in tono piagnoloso...
da: Nedda.
In un altro articolo pubblicato precedentemente
in questo medesimo sito, Raccontare in bianco e nero: Giovanni Verga
fotografo ed il suo stile verista, si è ricondotto questo aspetto
letterario alla sua passione fotografica, comune anche agli amici e scrittori a
lui più vicini come Capuana e De Roberto. Verga avrebbe preso insomma a modello
il realismo e l'obiettività delle riproduzioni fotografiche, ai suoi tempi in
bianco e nero, per trasferirlo nel suo originale stile letterario, in maniera
da sviluppare i suoi racconti come delle vere e proprie fotografie animate
(precorrendo così in un certo senso anche l'idea del cinema realista). Come termine
di confronto si può prendere ad esempio un brano della novella Il maestro
dei ragazzi dove descrive le fisionomie dei due personaggi principali
prendendoli da due ritratti fotografici scoloriti: L'altro ornamento della
scuola, sulla larga parete nuda dietro il tavolino, era una cornicetta di carta
traforata, opera industre della stessa mano, che conteneva due piccole
fotografie ingiallite, i ritratti del maestro e di sua sorella, somiglianti
come due gocce d'acqua, malgrado
i baffetti incerati dell'uno, e la pettinatura grottesca dell'altra: gli stessi
pomelli scarni che sembravano sporgere fuori della cornice, la stessa linea
sottile delle labbra smunte, gli stessi occhi appannati, quasi stanchi di
guardare perennemente, dal fondo dell'orbita incavata, lo sbaraglio delle
seggiole scompagnate per la scuola... Sono descrizioni analoghe ai tanti
ritratti “dal vivo” che l'autore fa spesso nei suoi racconti, senza servirsi di
solito di alcun colore oltre ai chiaroscuri, con il risultato di dare maggior
risalto sia ai lineamenti che ai sottostanti stati d'animo, come nelle foto
d'autore in bianco e nero: ...un vecchio alto e magro, dal viso color di
cenere, coi capelli irti e bianchi sulla fronte rugosa... (da: Un
processo) ; Un viso delicato e pallido, come appassito precocemente,
come velato da un'ombra, dei grandi occhi parlanti, in cui era della febbre,
dei capelli morbidi e folti, posati mollemente in un grosso nodo sulla nuca, e
il bel fiore carnoso della bocca - la bocca terribile - come dicevano amici e gelosi
(da: Carmen).
Un altro significativo
indizio dello stretto rapporto tra fotografia e stile letterario in Verga è
costituito dal fatto che rileggendo la copiosa produzione di novelle dello
scrittore verista, i racconti più carenti di colori sembrano anche quelli
caratterizzati da maggiore “impersonalità” e distacco emotivo, che come
sappiamo è una delle fondamentali qualità del Verismo. Non solo le più famose
novelle della Sicilia rurale, come Cavalleria rusticana, La lupa,
L'amante di Gramigna, La roba, e via dicendo, ma anche altre
ambientate nella Milano dei poveri proletari - come Primavera, Gelosia,
In Piazza della Scala - presentano sia un basso numero di sostantivi
riguardanti colori che uno spiccato atteggiamento impersonale e distaccato. E'
possibile - non essendovene alcun cenno nella documentazione a noi rimasta non si può far altro che
supporre - che Verga concepisse il principio stilistico dell'impersonalità non
solo come mancanza di partecipazione emotiva ed introspezione psicologica dei propri
personaggi, ma anche come assenza di colori. E questo sia per analogia col
modello realistico ed
oggettivo della fotografia, sia perchè
la percezione e la presenza dei colori può già implicare di per sè una compartecipazione emotiva
del narratore ed una visione soggettiva e personale della storia.
Verga insomma avrebbe scelto di andare nella direzione esattamente opposta a
quella delle arti visive dei suoi tempi, anch'esse rivoluzionate indirettamente
dalla diffusione del mezzo fotografico. I pittori e gli altri artisti della
seconda metà del XIX secolo si avvidero che i quadri che dal Medioevo fino alla
loro epoca avevano ritratto fedelmente uomini e paesaggi, erano troppo vicini
al modello oggettivo e realistico della fotografia, non solo in senso stilistico
ma soprattutto concettuale. Decisero così di adottare uno stile figurativo
quanto più personale e soggettivo fosse loro possibile, sia nel senso della
percezione della realtà quanto della
rappresentazione di uomini e cose. Sorse così in Francia, già patria della
fotografia, la prima scuola pittorica moderna ed antitradizionalista, proprio in quanto
emotivamente soggettiva, ovvero l'Impressionismo, antesignana di tante altre
dell'Ottocento e soprattutto del Novecento.
Sarebbe tuttavia esagerato considerare la quantità di colori citati dal Verga
nelle sue novelle e nei suoi romanzi veristi come misura e criterio per
stabilire se questo o quell'altro racconto è più o meno verista di altri. Non mancano infatti significative eccezioni,
come nel caso della novella Jeli
il pastore, che descrivendo la cornice di paesaggi rurali in cui si muovono
i protagonisti contiene ben 10 citazioni di rosso, 5 di verde e 2 di azzurro: “...le
pendici delle colline verdi di sommacchi, e gli ulivi grigi che si addossavano
nella valle come nebbia, e i tetti rossi del casamento, e il campanile “che
sembrava un manico di saliera” fra gli aranci del giardino...” Eppure non
si può assolutamente dire che il famoso racconto inserito nella raccolta Vita
dei campi (1880) non sia una novella verista, considerando anche il
drammatico finale nel quale Jeli
uccide per gelosia il nobile don Alfonso, insieme al quale da bambino aveva condiviso la sua infanzia
scorrazzando sui verdi pascoli. In quel tragico finale - dal sapore analogo a
quello di Cavalleria rusticana - il narratore è assolutamente distaccato
ed impersonale: “Mara si
strinse nelle spalle, e se ne andò a ballare. Ella era rossa ed allegra, cogli occhi neri che
sembravano due stelle, e rideva che le si vedevano i denti bianchi, e tutto
l'oro che aveva indosso le sbatteva e le scintillava sulle guance e sul petto
che pareva la Madonna tale e quale. Jeli
un tratto si rizzò sulla vita, colla lunga forbice in pugno, così bianco in
viso, così bianco come era
una volta suo padre il vaccajo,
quando tremava dalla febbre accanto al fuoco, nel casolare. Guardò don Alfonso,
colla bella barba ricciuta, e la giacchetta di velluto e la catenella d'oro sul
panciotto, che prendeva Mara per la mano e l'invitava
a ballare; lo vide che allungava il braccio, quasi per stringersela al petto, e
lei che lo lasciava fare - allora, Signore perdonategli, non ci vide più, e gli
tagliò la gola di un sol colpo, proprio come un capretto.
Più tardi, mentre lo conducevano dinanzi al giudice, legato, disfatto, senza che avesse osato opporre la minima
resistenza: - Come, - diceva - non dovevo ucciderlo nemmeno?... Se mi aveva
preso la Mara!... -”.
Tuttavia i molteplici e continui riferimenti da parte dell'autore nel corso del
racconto al luogo dov'è ambientata la storia costituisce un particolare significativo per comprendere
l'apparente eccezione alla regola, in questa ed anche in altre novelle: “...Il
suo amico don Alfonso, mentre era in villeggiatura, andava a trovarlo tutti i
giorni che Dio mandava a Tebidi,
e dividevano fra di loro i buoni bocconi del padroncino, e il pane d'orzo del
pastorello, o le frutta rubate al vicino...poi quando tornò a Tebidi, dopo tanto tempo,
spingendosi innanzi adagio adagio
le giumente per i viottoli sdrucciolevoli della fontana dello zio Cosimo,
andava cercando cogli occhi il ponticello del vallone, e il casolare nella
valle del Jacitano, e il
tetto delle case grandi, su cui svolazzavano sempre i colombi...“Oh! guarda! è Jeli,
il guardiano dei cavalli, quello di Tebidi!..”.
Tebidi era la proprietà
dello scrittore nei pressi di Vizzini, dove aveva trascorso la sua infanzia e
la sua giovinezza e alla quale rimase legato per tutta la vita. Dunque
sicuramente molti suoi ricordi d'infanzia, e annesse emozioni, vennero riversati in questo racconto
che di tono verista in senso stretto ha soltanto il finale. I poetici e
colorati affreschi dell'ambiente rurale dove si muovono i protagonisti coinvolge dunque personalmente il
Verga ed ecco quindi il motivo per cui lascia che la sua penna affondi nella
tavolozza come un pennello.
Una situazione analoga è probabilmente anche quella che si ritrova nel finale
del romanzo I Malavoglia dove il giovane 'Ntoni si ferma un'ultima
volta a guardare il mare di Aci Trezza prima di abbandonare il
suo paese per sempre:
Allora 'Ntoni si fermò
in mezzo alla strada a guardare il paese tutto nero, come non gli bastasse il
cuore di staccarsene, adesso che sapeva ogni cosa, e sedette sul muricciuolo della vigna di massaro Filippo.
Così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, e
ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. E ci stette fin quando
cominciarono ad udirsi certi
rumori ch'ei conosceva, e delle voci che si chiamavano dietro gli usci, e
sbatter d'imposte, e dei passi per le strade buie. Sulla riva, in fondo alla
piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. Egli levò il capo a guardare i Tre Re che luccicavano, e la Puddara che annunziava l'alba,
come l'aveva vista tante volte. Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a
pensare a tutta la sua storia. A poco a poco il mare cominciò a farsi bianco, e
i Tre Re ad impallidire, e le
case spuntavano ad una ad una nelle vie scure, cogli usci chiusi, che si
conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di Pizzuto c'era il lumicino, e Rocco Spatu colle mani nelle tasche che
tossiva e sputacchiava. - Fra poco lo zio Santoro aprirà la porta, pensò 'Ntoni, e si accoccolerà
sull'uscio a cominciare la sua giornata anche lui. - Tornò a guardare il mare,
che s'era fatto amaranto,
tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro,
riprese la sua sporta e disse: - Ora è tempo d'andarmene, perchè fra poco comincierà a passar gente. Ma il primo di tutti a
cominciar la sua giornata è stato
Rocco Spatu”.
Il mare che diventa amaranto al primo sorgere del sole ricorda un altro brano
di un altro famoso testo del Verga che non può propriamente definirsi una
novella, anche se inserita nella raccolta Vita dei campi (1880). Si
tratta di Fantasticheria, nel quale Verga ricorda i due giorni passati
ad Aci Trezza in compagnia della bella dama lombarda Paolina Greppi Lester: “...In quelle quarantott'ore facemmo tutto ciò che si può fare ad Aci-Trezza: passeggiammo nella
polvere della strada, e ci arrampicammo sugli scogli; col pretesto di imparare
a remare vi faceste sotto il guanto delle bollicine che rubavano i baci;
passammo sul mare una notte romanticissima, gettando le reti tanto per far
qualche cosa che a' barcaiuoli
potesse parer meritevole di buscarsi dei reumatismi, e l'alba ci sorprese in
cima al fariglione -
un'alba modesta e pallida, che ho ancora dinanzi agli occhi, striata di larghi
riflessi violetti, sul mare di un verde cupo, raccolta come una carezza su quel
gruppetto di casucce che
dormivano quasi raggomitolate sulla riva, mentre in cima allo scoglio, sul
cielo trasparente e limpido, si stampava netta la vostra figurina, colle linee
sapienti che vi metteva la vostra sarta, e il profilo fine ed elegante che ci
mettevate voi...”. Qui e nel seguito del racconto l'autore si lascia andare
ad un nostalgico ricordo
accompagnato da un moto di simpatia e compartecipazione emotiva per quei luoghi
ed i suoi abitanti, nonchè
per le storie che sentì raccontare già in quell'occasione e che avrebbero poi
originato il suo primo romanzo verista. Di impersonalità
e distacco stilistico ovviamente non vi è neppure l'ombra in questa che non si
può neppure definire una novella, tanto meno una novella verista. Ma il
parallelo col finale de I Malavoglia dove probabilmente Verga si identifica con 'Ntoni appare troppo stretto:
proprio nelle ultime righe del romanzo l'autore improvvisamente non riesce più
a mantenersi distaccato ed impersonale, quasi come se congedandosi dai suoi
lettori, si congedasse proprio come 'Ntoni
anche dai suoi bei ricordi giovanili e romantici legati al paese di Aci Trezza,
dove il mare si riempie dei molti colori del sole e del cielo.
Si può discutere se la parsimonia, fin quasi alla totale mancanza, di colori in
quasi tutte le novelle di Verga sia stata oppure no una ricerca voluta e
consapevole, legata alle finalità veriste del distacco e dell'impersonalità. Ed alla stessa maniera si può
essere d'accordo o meno circa la possibilità che a suggerire allo scrittore
questo particolare stile di racconto “in bianco e nero” sia stata la sua
passione fotografica, che egli prese a modello, come sin qui si è proposto.
Tuttavia è innegabile che nei racconti caratterizzati da maggiore verismo,
proprio l'assenza dei colori dona alle storie oltre che maggiore impersonalità
anche toni più forti e contrasti più vivi tra i personaggi e il loro ambiente
naturale e sociale.
A vantaggio di chi voglia approfondire meglio quest'aspetto, qui di seguito si
elencano i titoli di tutte le novelle verghiane
con accanto il numero dei
nomi di colori più comuni usati dallo scrittore.
Primavera e altri racconti (1877)
Primavera (azzurro = 1; rosso = 2)
La coda del diavolo (rosso = 4)
X (azzurro = 1)
Certi argomenti (azzurro = 1; rosso = 1)
Le storie del castello di Trezza (azzurro =
3; rosso = 3)
Vita dei campi (1880)
Cavalleria rusticana (rosso = 4)
La lupa (verde = 1; rosso = 3)
Nedda (azzurro = 2; giallo = 1; verde = 3; rosso = 10)
Fantasticheria (azzurro = 4; viola = 1; verde = 2)
Jeli il pastore (azzurro =
2; verde = 5; rosso = 10)
Rosso Malpelo (azzurro = 1; turchino = 1; verde = 1; rosso = 7)
L'amante di Gramigna (rosso = 1)
Guerra di santi (giallo = 2)
Pentolaccia (rosso = 1)
Il come, il quando ed il perchè (azzurro = 2; amaranto =
1; verde = 2; rosso = 4)
Novelle rusticane (1883)
Il reverendo (verde = 1)
Cos'è il re (azzurro = 1; verde = 1; rosso = 3)
Don Licciu Papa (verde = 1)
Il mistero (giallo = 4; verde = 1; rosso =
1; celeste = 1)
Malaria (azzurro = 1; giallo = 2; verde = 3)
Gli orfani (rosso = 1)
La roba (verde = 2; rosso = 1)
Storia dell'asino di S. Giuseppe (turchino
= 1; giallo = 1; verde = 1; rosso = 2)
Pane nero (turchino = 1; giallo = 4; verde
= 4; rosso = 20; celeste = 1)
I galantuomini (verde = 1; rosso = 3)
Libertà (giallo = 2; rosso = 2)
Di là del mare (azzurro = 2; turchino = 2;
giallo = 2; verde = 2)
Per le vie (1883)
Il bastione di Monforte (azzurro = 6; verde = 6;
rosso = 1)
In Piazza della Scala (rosso = 4)
Al Veglione (turchino = 1; rosso = 6;
celeste = 1; rosa = 2)
Il canarino del n. 15 (azzurro = 2;
turchino = 1; giallo = 1; rosso = 8; rosa = 2)
Amore senza benda (giallo = 1; rosso = 1; celeste = 1)
Semplice storia (verde = 1; rosso = 3)
L'osteria dei buoni amici (rosso = 4)
Gelosia (rosa = 1)
Camerati (azzurro = 1; verde = 3; rosso =
1; rosa = 1)
Via Crucis (azzurro = 1; verde = 1; rosso = 1)
Conforti (azzurro = 1; giallo = 2; rosso =
2)
L'ultima giornata (azzurro = 1; verde = 3; rosso = 4)
Drammi intimi (1884)
I drammi ignoti (azzurro = 3; rosa = 1)
La barberina di Marcantonio
(giallo = 1; verde = 3; rosso = 1)
Tentazione! (verde = 1)
La chiave d'oro ( - )
L'ultima visita (azzurro = 1)
Vagabondaggio (1887)
Vagabondaggio (turchino = 2; giallo = 3;
verde = 4; rosso = 10)
Il maestro dei ragazzi (giallo = 1; verde = 3; rosso = 1)
Un processo (roseo = 1)
La festa dei morti (azzurro = 6; giallo =
1; verde = 2; rosso = 1)
Artisti da strapazzo (azzurro = 1; verde = 3; rosso = 9)
Il segno d'amore ( - )
L'agonia di un villaggio (verde = 1)
...E chi vive si dà pace
(azzurro = 1; turchino = 2; giallo = 1; verde = 7; rosso = 5)
Il bell'Armando (rosso = 2)
Nanni Volpe (blu = 2; rosso = 3)
Quelli del colera (turchino = 1; giallo =
1; rosso = 1)
Lacrymae rerum (azzurro =
4; verde = 3; celeste = 1; rosa = 1)
I ricordi del Capitano d'Arce
(1891)
I ricordi del Capitano d'Arce
( rosso = 2)
Giuramenti di marinaio (azzurro = 2; blu = 1; rosso = 2; rosa = 2)
Commedia da salotto (rosso = 1)
Nè mai, nè sempre! (giallo
= 1; rosso = 1)
Carmen (azzurro = 2)
Prima e poi (azzurro = 3; rosso = 1; rosa = 1)
Ciò ch'è in fondo al
bicchiere ( - )
Dramma intimo (azzurro = 3; rosa = 2)
Ultima visita (azzurro = 1)
Bollettino sanitario (giallo = 2; verde = 3)
Don Candeloro e C.
(1894)
Don Candeloro e C. (verde =
1; rosso = 1)
Le marionette parlanti (turchino = 1;
giallo = 1; verde = 1; rosso = 2)
Paggio Fernando (azzurro = 1; verde = 2; rosso = 4)
La serata della diva (rosso = 2)
Il tramonto di Venere (rosso = 1)
Papa Sisto (giallo = 1; verde = 1)
Epopea spicciola ( - )
L'opera del divino amore (giallo = 1)
Il peccato di Donna Santa (rosso = 1)
La vocazione di Suor Agnese (azzurro = 1; verde = 2; rosso = 3)
Gli innamorati (rosso = 1)
Fra le scene della vita (rosso = 3)
Racconti e bozzetti (1880 - 1922)
Un'altra inondazione ( - )
Casamicciola (verde = 2)
I dintorni di Milano (azzurro = 1; verde =
6; rosso = 1)
Nella stalla ( - )
Passato! (azzurro = 1; verde
= 2)
Il Carnevale fallo con chi vuoi;
Pasqua e Natale falli con i tuoi (rosso = 1)
Carne venduta (Frammento I) (azzurro = 3; rosso = 2)
Olocausto (azzurro = 3; rosso = 1)
La caccia al lupo (giallo = 1; verde = 1)
Frammento II ( - )
Nel carrozzone dei profughi (Fr.
III) (giallo = 1)
Frammento IV ( - )
Una capanna e il tuo cuore ( -
)
Romanzi veristi:
I Malavoglia (azzurro = 1; turchino = 2; verde = 16; giallo = 21; rosso 32; amaranto = 1)
Mastro don Gesualdo ( azzurro = 5; verde = 19; giallo =
27; rosso = 44)
OSSERVAZIONI E FONTI DI
RIFERIMENTO.
Garra Agosta, G. - Verga
fotografo - Maimone
Editore, Catania, 1991 (Sono riprodotte tutte le fotografie che è stato possibile restaurare e
sviluppare a partire dal 1966. I brani delle due lettere a Capuana citate nel
testo (quella del 1881 e l'altra del
1884) sono riprese dalla prefazione di Paolo Mario Sipala al medesimo volume. Si confronti anche
l'introduzione - Ministoria di una scoperta - dello stesso autore del volume
per le informazioni tecniche sul materiale fotografico).
Nemiz, A. - Capuana,
Verga, De Roberto fotografi - Edikronos,
Palermo, 1982.
Settimelli, W.
- Giovanni Verga fotografo - Ed. Centro Informazioni 3M, 1970.
www.liberliber.it - Contiene i
testi scaricabili di tutte le opere di Verga. Su di un campione di esse è stata effettuata la ricerca
lessicale sui nomi di colori di base tramite la funzione "trova" di
cui è dotato ogni programma di videoscrittura.
www.sapere.it/
tca /minisite/ arte/ nonsolomostre/ 2004verga_fotografo/ verga_fotografo.html
E' sicuramente interessante inoltre una visita - anche solo virtuale - ai
seguenti musei verghiani:
Museo Casa del Nespolo (Via De Maria 15, Aci Trezza - CT) www.museo casa del nespolo.info
Casa Museo di Giovanni Verga (Via S. Anna
8, Catania)
www.
regione. sicilia.it/ beniculturali/ dirbenicult/ musei/ musei2/ verga.htm
L'immagine fra il testo è tratta dall'enciclopedia libera WWW.WIKIPEDIA.ORG .
Nota bene. A cura della redazione del sito www.infoVizzini.it
ci è stata fatta pervenire la segnalazione che già da qualche tempo a Vizzini
nella «Casa della memoria e delle arti» sono esposte, tra le altre cose, le
foto del Verga ed alcune delle sue strumentazioni fotografiche. Per ulteriori informazioni si rimanda
al sito stesso.