Robert
Graves
I Miti Greci
Longanesi, 1983
Recensione di
Enrico Pantalone
Non sarò certamente io fare la presentazione di questo
illustre antropologo, poeta, romanziere, storico inglese che per generazioni ha
rappresentato un punto di congiunzione tra la tradizione popolare e
l’accademismo nel porre alla conoscenza del pubblico le sue opere di grande
impatto e d’interesse indubbio.
Il saggio “I Miti Greci”, affonda le sue radici in una ricerca antropologica legata
all’evoluzione del mondo che Graves interpreta con
partendo dal sistema delle due civiltà contrapposte che si susseguono nel mondo
conosciuto indo-europeo: dapprima quella predominante femminile terrena che fa
riferimento alla costruzione evolutiva del pianeta voluta dalla Dea Terra tra
cataclismi e crudeltà, poi quella ultraterrena di predominio maschile più
razionale ed equilibrata all’apparenza impostata su Zeus ed Apollo.
Sarà l’unione delle due forze che sembrano contrapposte
irrimediabilmente che darà vita, secondo Graves, al mondo ellenico, cioè al mondo occidentale in
chiave moderna, attraverso il cosiddetto “Buco Nero” storico, quel periodo di
cui non si conosce quasi nulla ancora oggi nel periodo che va tra il 1350 ed il
1100 aC. Circa.
La potenza dei miti della Grecia sopravvive a noi ancora
intatta, attraverso una solida base di tradizione popolare e
culturale, grazie alla sua ricchezza ed anche alla sua bellezza irradiata
dall’immaginazione, veicolo potente per tenere viva l’esperienza “umana” del
tempo.
Graves, nello scrivere usa alle volte toni da narrazione, alle volte invece è molto accademico, è la sua logica, egli tenta
di far comprendere paradigmi antropologici non facili e utilizza quindi tutte
le risorse di cui può disporre nello scorrimento del testo.
Alle volte ciò che scrive appare più un commento che una
spiegazione, per questo il saggio non può essere inteso non può
essere inteso in senso “enciclopedico”, ma letterario, in maniera da persuadere
il lettore che si tratti della descrizione di una parte reale della vita umana.