Il “Buco Nero” storico sulla fine della civiltà
micenea
di
Enrico Pantalone
Il
titolo di questo testo è volutamente provocatorio: tra le nostre conoscenze
relative alla fine della civiltà micenea prevalente nell’Egeo, la mancanza di
basi storiche certe dal quattordicesimo secolo aC all’undicesimo ca. è un dato
di fatto, troppe incongruenze, troppi stravolgimenti morfologici e di civiltà ancora da spiegare
in maniera chiara ed esauriente così possiamo affermare che siamo ancora di
fronte ad un vero e proprio “Buco Nero”.
Nonostante
tutti gli sforzi degli storici e degli archeologi contemporanei è di difficile
comprensione per chi si avvicina allo studio di questo periodo comprendere
perché non si riesce ancora a dare delle risposte certe soprattutto in termini
sociologici, cioè a proposito degli spostamenti umani di massa nel Mediterraneo
orientale.
Uno
dei misteri maggiori di questo periodo è il crollo repentino della cultura e
della civiltà minoica nell'Egeo nel rapido volgersi del 14° secolo aC.
L'abbandono in massa dei siti abitativi delle isole lascia
intendere che siamo di fronte non solo a un eventuale cataclisma d'enorme
portata, ma anche a qualche invasione di altra civiltà che abbia portato guerra
e carestia o comunque grossi problemi d'origine sociale.
Certo, se il cataclisma appare la soluzione più logica o
quella meglio concretizzabile dal punto di vista archeologico, l'invasione da
parte d'altra popolazione è un'ipotesi tutt'altro da scartare a priori: la
guerra o l’invasione non porta normalmente con sé prospettive incerte nella
popolazione di quest’epoca e normalmente la distruzione totale con la
successiva desertificazione umana, ciò potrebbe dare un certo valore a quest'ipotesi.
L'archeologo
greco Spyridon Marinatos scavando ed utilizzando la stratigrafia presso il sito
di Akrotiri a Santorino, nel 1939 enunciò le sue teorie riguardo la scomparsa
della popolazione minoica riassumendole sostanzialmente attraverso tre grandi
linee.
Un
primo devastante terremoto ad Akrotiri prima del 1500 aC, un secondo devastante
terremoto a Creta che eliminò quasi tutta la popolazione intorno al 1470 aC,
abbandono totale della zona nel 1450 aC a seguito dell'eruzione del vulcano di
Santorino che aveva una gittata di oltre 1600 km e la cenere conseguente sparsa
sul territorio era in grado di rendere impossibile ogni cultura agricola nel
sud (rispetto alla Grecia) e nel centro della grande isola.
La troupe di Marinatos lavorò sui dati del vulcano
Krakatoa nel 1883, più piccolo di almeno quattro volte rispetto a quello di
Santorino, ma comprendente un numero d'isole simili per raggio.
La
cosa che lascia più perplessi è la possibilità di un maremoto che avrebbe
appunto portato la distruzione totale, come gli tsunami conosciuti anche da noi
in questi ultimi anni purtroppo.
Ora, sappiamo che il maremoto ha sempre un'unica
direzione, per cui le altre
ne sarebbero immuni, così questo cataclisma naturale
partendo da Santorino avrebbe potuto distruggere la parte settentrionale o
quella occidentale di Creta, ma mai quella orientale e meridionale come invece è
dall'abbandono di massa della popolazione.
Soprattutto è strano che le condizioni naturali non si
siano ristabilite in tempi brevi come accade in questi frangenti, la natura
normalmente riprende il suo ciclo biologico in pochi mesi.
Certamente e con ogni probabilità i maremoti furono più
d'uno nel giro di poco tempo, seguiti da devastanti terremoti, ma ciò non aiuta
a comprendere come mai fu fatta tabula rasa di tutto ciò che rappresentava la
civiltà colpita: ecco perciò che l'invasione e una guerra senza limiti o
proporzioni è ancora una volta la teoria più valida per spiegare i drammatici
avvenimenti, sarebbe interessante scoprire presto qualcosa di nuovo al
proposito.
Il
punto è che qui siamo di fronte a qualcosa che probabilmente incise
profondamente nell'habitat, a più riprese e in maniera continua, un terremoto
avrebbe distrutto le abitazioni, ma lasciato indenne il terreno che invece
divenne tabù per decenni impedendo qualsiasi coltivazione, ovviamente la cenere
sparsa dal vulcano di Santorino che appare molto ampia nella sua estensione
(tracce trovate in tutte le Cicladi, a Rodi e nelle isole antistanti all’Asia
Minore) ha fatto la sua parte, se poi un maremoto avesse completato l'opera
insieme a vari incendi divampati sul territorio si potrebbe forse comprendere
meglio cosa realmente successe, forse la guerra appare ancora la miglior
ipotesi.
Oppure,
tutte questi fattori messi insieme: purtroppo ogni nostra supposizione può
essere corretta o errata, al momento s'è ancora lontani dalla verità.
Un buco nero che copre quasi un secolo e la sparizione di una
civiltà molto grande, dominante nell'Egeo e forse anche nel Mediterraneo è
indubbiamente un fatto storico eccezionale.
Vagliamo quest'ipotesi: maremoto o terremoto, eruzione del
vulcano di Santorino, la civiltà già prostrata viene attaccata da una popolazione
proveniente del mare (Shardana, Fenici ed Egiziani insieme ?), distruzione di
tutto ciò che rimane.....i superstiti ne dovettero avere abbastanza per preferire
una fuga preso territori più sicuri, lasciando solamente rovine dietro di loro.
Il
discorso concernente i dori, altro punto fondamentale di questo “buco
nero”, altra supposizione andrebbe spostata
più avanti nel tempo per una certa logica conosciuta a tutt’oggi.
L'immigrazione
proveniente dal nord-ovest della Grecia, comunemente chiamata dorica, ha inizio
con l'occupazione sostanziale della Tessaglia intorno al 1100 quando l'apogeo
miceneo è, oramai solamente un ricordo ingiallito ed anche Troia (VII) ha
smesso per sempre d'essere un problema importante.
Dalla Tessaglia quindi i nostri bravi Achei vengono in
sostanza espulsi dai nuovi occupanti e costretti a dirigersi verso la penisola
aspra e montuosa della Magnesia, in qualche isola limitrofa, ma soprattutto
sulla costa anatolica e da qui (fino al 700 aC) per loro sarà un peregrinaggio
continuo e incessante alla ricerca di una stabile terra in cui vivere.
I nuovi padroni, i Dori, dilagano presto raggiungendo il
mare, Rodi, Creta e a loro volta le coste opposte dell'Egeo, fondano parecchie
città come Argo, Corinto, urbanizzano la Beozia e la Megata, insomma si danno
da fare più dei precedenti abitanti.
Una parte di loro, i più combattivi insieme ai bellicosi
Illiri che danno loro manforte, attraversano il bacino di Megalopoli e decidono
di stabilirsi a Sparta e siamo intorno al 900....
La
spinta propulsiva dell’immigrazione dorica può senz’altro essere studiata fino
alla conquista della Messenia (tra il 740 ed il 720 aC) che determinò il
definitivo allontanamento degli Ioni e degli Achei da Peloponneso ed Acacia e
la conquista delle isole come Itaca, Cefalonia, ed altre sempre nel mar Ionio
mentre nel contempo arrivavano altre popolazioni semibarbariche dal nord-ovest
che si stabilirono in Epiro ed in Acarnaia.
Il ceppo dorico continuò a fondare città anche in questo
periodo: città che faranno più tardi la storia della Grecia come Crosso e
Tilisso, entrambe a Creta.
Si
ha dunque la sensazione che queste “invasioni” siano più di carattere
strettamente demografico che non militare e rappresentino una soluzione non più
procrastinabile, una specie di valvola si sfogo per le popolazioni considerate
barbare dai Greci Achei, ma sostanzialmente ben lungi dall’essere tali.
Il problema e il mistero totale delle civiltà egee che
avvolge questo periodo sono piuttosto lunghi, si parla di quattro/cinque
secoli, il famoso “Buco Nero” della storia antica occidentale, non si riesce a
stabilire con certezza nulla, per questo spesso ricercatori d'archeologia si esaltano
nel trovare anche ogni minimo indizio che li possa aiutare, nemmeno con la
stratificazione e le rilevazioni aree s'è giunti a delle conclusioni
interessanti, le ipotesi rimangono ipotesi se non suffragate da certezze.
La civiltà micenea ha subito un colpo mortale, da dove sia
stato sferrato a oggi, sembra del tutto impossibile stabilirlo.