Il Castello della Manta
di Giancarlo
Patrucco
(tratto dal sito
dell’Autore www.cittafutura.al.it)
Abbarbicato sulla sommità del colle
della Manta, dinanzi allo sfondo suggestivo del gruppo del Monviso, il piccolo
paese di Manta conserva ancora nelle sue strade tortuose, nei cortili antichi,
nei parchi nascosti dietro ai muretti, nelle molte meridiane cancellate dagli
anni, nelle cappelle e nella presenza del suo castello quattrocentesco il
fascino intatto del suo passato medievale.
Il castello attuale è un tipico
esempio dell’arte di corte del primo Quattrocento ed è la risultanza di una
serie di metamorfosi e aggiunte, che hanno trasformato la primitiva struttura
fortificata di tipo difensivo in una dimora signorile. Originariamente,
infatti, era un robusto donjon (vale a dire un torrione adibito a dimora
fortificata) probabilmente eretto nel XII secolo, di forma cilindrica, decorato
con merli ed archetti, protetto per due lati da mura e fossato e costruito in cima
alla collina, su uno sperone di roccia che fungeva da fondamenta. Si
presume ospitasse una semplice guarnigione militare, in costante collegamento
con i castelli di Saluzzo e di Terzuolo, che svettano sulle colline ai suoi
lati. Nel corso del Trecento venne munito di solide torri quadrate, poi
abbattute, fatta eccezione per quella tuttora visibile nell’ala più antica
della costruzione, posta a mezzogiorno.
All’interno del castello è
possibile visitare le numerose sale affrescate, tre le quali spicca il gioiello
tardo-gotico della Sala Baronale, dalle pareti stupendamente e riccamente
affrescate con scene che illustrano il ciclo cavalleresco “Le chevalier
errant”, scritto dal marchese Tommaso III di Manta, signore del luogo dal
1396 al 1416. Gli affreschi raffigurano personaggi peculiari della cultura
francese del periodo, vale a dire nove prodi (tre cristiani, tre ebrei e tre
pagani) accompagnati simmetricamente da nove eroine, tratte dalla letteratura
antica; e, sulla parete opposta, un’arcana fontana della giovinezza. Si tratta
di immagini di rara bellezza e di altissimo valore artistico, emblematiche
della pittura tardo-gotica profana dell’Italia settentrionale, che
costituiscono una testimonianza eminente dell’influsso della cultura francese
in Piemonte e della raffinata civiltà di corte peculiare del periodo
rinascimentale.
Nella sala baronale è visibile
anche il maestoso camino, sovrastato dallo stemma dei Saluzzo, sul quale
compare in lettere gotiche la parola leit, derivante a quanto sembra dal
tedesco leitar, che significa reggere, guidare.
La Sala delle Grottesche è invece
un esempio raffinato di arte manierista cinquecentesca. Il soffitto, abbellito
con lunette, pennacchi e tondi, si presenta come una sorta di enciclopedia
figurata, con le sue policromatiche immagini di ninfe, figure zoomorfe,
farfalle, uccelli, gufi e leoni, viluppi vegetali, antiche rovine e grandi
edifici rinascimentali. Tra di esse, cartigli intrecciati ricordano i proverbi
tradizionali concernenti vizi e virtù umani. Al centro, in un ampio riquadro, è
raffigurato il profeta Elia, trasportato in cielo da un carro di fuoco.
Di notevole interesse è anche la
sala da pranzo, con il soffitto a cassettoni originale, risalente all’età
medievale e il pavimento in cotto al sangue di bue.
Lungo l’antica e ripida stradina
che un tempo costituiva l’unica via di accesso al castello, si affaccia la
parrocchiale di Manta, dedicata alla Madonna al Castello, risalente al
Quattrocento e con affreschi di argomento sacro, coevi a quelli della Sala baronale
del maniero.
Interessante, infine, è la piccola chiesa romanica di Santa Maria del
Monastero.
(Il castello della Manta è
proprietà del FAI il Fondo Ambiente Italiano. Fondazione nazionale senza scopo
di lucro, dal 1975 il FAI ha salvato, recuperato e aperto al pubblico molti
tesori del patrimonio artistico e naturalistico del nostro Paese.)