Il Reale Valore dei Beni Naturali
e Culturali. Un’Opinione
di Ignazio Burgio.
(tratto dal sito
dell’autore CATANIACULTURA)
Penso che noi italiani dovremmo riflettere molto di più sul significato ed il
valore della cultura. Sono convinto infatti che da tanti, da troppi, venga
sottovalutata e sottostimata, anche quando viene inconsapevolmente utilizzata –
e sarebbe veramente difficile riuscire a farne completamente a meno ! - anche
da chi, orgogliosamente incolto, dichiara di non curarsene.
Mi vengono in mente a questo proposito alcuni miei colleghi, giovani
professionisti con cui ho lavorato per qualche tempo a Milano una decina di
anni fa. Al ritorno da un periodo di vacanza qui in Sicilia elogiarono – più
che legittimamente - il sole, il mare e tutte le svariate prelibatezze
gastronomiche. “E avete visitato anche musei, monumenti, scavi archeologici...
?” domandai allora io. “No. Siamo stati tutto il tempo al mare” - mi risposero
candidamente. “Del resto per quattro pietre...” (!).
Chi ha avuto l'occasione di vivere a Milano anche solo per un breve periodo,
conosce perfettamente l'intenso desiderio di evasione, di sole e di mare che
prende chiunque, specie nei mesi più freddi. Dunque più che comprensibile che
una volta giunti in Sicilia, o in qualsiasi altra assolata spiaggia italiana,
ci si possa abbandonare nel più completo relax e pigrizia fino a dimenticare di
trovarsi in una delle nazioni più ricche di storia e monumenti. Ciò che si
comprende molto meno è invece l'atteggiamento di svalutazione, indifferenza,
fino al completo disprezzo dimostrato dagli atti di vandalismo, grafomania o
semplice incuria, verso tutti i beni artistici e monumentali, che dimostrano
tanti italiani (di qualsiasi età e condizione sociale), e spesso anche le
autorità preposte alla loro salvaguardia e alla loro gestione.
Tale atteggiamento, figlio della diffusa ignoranza, ha radici indubbiamente
storiche, ma in questi ultimi trent'anni non è stato certamente contrastato
efficacemente dai mezzi di comunicazione di massa, troppo spesso dominati da
una “anti-cultura” volgare e superficiale, mirante quasi unicamente alla sfera
emozionale e molto meno alla corteccia grigia. Ovvio che il patrimonio
culturale, storico e monumentale italiano continui ad essere svalutato e
disprezzato dagli stessi italiani, convinti che “la cultura non dia da
mangiare”, come dichiarato recentemente da qualcuno (ma gli albergatori di
Firenze e Venezia saranno proprio d'accordo ?). Ovvio che le fragili rovine
pompeiane crollino non tanto per colpa della piogge, quanto a causa
dell'indifferenza della maggior parte degli italiani per quelle “quattro
pietre”.
Se gli italiani fossero universalmente convinti che beni archeologici, chiese
medievali e musei storici – oltre che i paesaggi incontaminati, ovviamente -
avessero solo un importante valore di richiamo turistico, sarebbe già un gran
risultato. Ma in tante altre nazioni – anche economicamente più dissestate come
la Grecia – regna in più anche una consapevolezza più matura che vede
nell'equazione “storia e territorio = identità nazionale” una verità assodata.
Nessun tedesco così ad esempio oserebbe pensare che continuare a curare il
patrimonio artistico e culturale della Germania, anche a costo di tagliare
molte altre spese importanti, sia un inutile spreco di soldi. Ed in tante altre
nazioni europee e non, la convinzione è praticamente identica ed universale.
Qui in Italia tuttavia la cosa è più difficile, non solo per motivi di
analfabetismo culturale, ma perchè – come diceva anche il Gattopardo nel famoso
libro di Tomasi di Lampedusa – i tanti monumenti che arricchiscono la nostra
penisola sono anche il doloroso lascito dei tanti invasori che nel corso degli
ultimi 1500 anni si sono insediati nelle diverse contrade italiane. Dunque la
nostra “identità” storica oltre che composita ed eterogenea sembra soffrire
ancora oggi di una traumatica sindrome, che si traduce in una psicologica
“reazione di rigetto” sin dai banchi di scuola, nei confronti di tanta parte di
elementi culturali visti come estranei e distanti (e dunque quasi
"forzatamente imposti" dalla Storia ed ancora oggi dalla scuola):
così come - tanto per fare un esempio - fino al secolo scorso tanti scolari
provavano difficoltà ad imparare l'italiano (anche semplicemente a parlarlo!)
perchè abituati sin dalla nascita soltanto al proprio dialetto. E' più facile
dunque che i tantissimi monumenti greci, romani, normanni, svevi, spagnoli,
ecc. risultino compresi, studiati e rispettati come testimonianze del passato dalle
poche menti colte e preparate, invece che amate dal grosso pubblico, più legato
semmai – spesso inconsapevolmente! - alle tradizioni gastronomiche dei
differenti invasori del “Bel Paese”. Eppure dovrebbe far riflettere ad esempio
il fatto che esiste un preciso rapporto tra il livello culturale di un popolo e
la sua crescita democratica - e dunque anche economica e sociale - come in
tanti Paesi anche extra-europei. E ciò perchè, sin dai tempi dell'antica Atene,
chi è incolto e disinformato si accontenta facilmente di “panem et circenses”,
mentre chi ha un certo bagaglio culturale in mezzo alle orecchie, riesce a
filtrare criticamente le entusiastiche e facili “promesse” dei politici,
rendendo dunque molto più difficile la scalata degli autocrati di ogni tempo e
paese.
Ma ovviamente il valore della cultura, e della conservazione di paesaggi e
monumenti, non sta soltanto nel turismo e nell'identità nazionale, che in
definitiva non rivestono neppure l'aspetto più importante. Un paio di esempi
possono chiarirlo efficacemente. A metà del secolo scorso il ritiro del
ghiacciaio di Aletsch sulle Alpi svizzere lasciò scoperti i resti di un canale
di irrigazione risalente a mille anni fa, un'epoca in cui evidentemente il
fronte glaciale era più a monte a motivo del clima più caldo (come nell'era
attuale). Quelle “quattro pietre” - la definizione stavolta potrebbe essere
corretta – pur essendo prive di qualsiasi valore artistico, tuttavia
risultarono preziose per una nutrita schiera di ricercatori, glaciologi,
climatologi, storici del clima, ecc. poiché si dimostrarono una prova flagrante
in più dell'alternanza di cicli climatici diversi nel corso della storia delle
civiltà, e degli effetti sociali, economici e culturali sulle società umane,
sia locali che globali.
Uguale discorso potrebbe anche farsi per il patrimonio naturale, in Italia
troppo spesso malamente sfruttato e deturpato, fino a provocare più danni che
benefici – come testimoniano alluvioni e frane – agli stessi insediamenti
urbani. E' una fortuna che la Gola del Bottaccione, in Umbria, non sia stata
ridotta ad una discarica o ad una cava per materiali edili, poiché forse
potrebbe aver contribuito a salvare la nostra Terra da un'eventuale futura
catastrofe. Fu infatti nei suoi sedimenti che una trentina d'anni fa, Walter
Alvarez, geologo dell’Università di Berkeley in California, trovò le prime
prove di quell'impatto meteorico che provocò l'estinzione dei dinosauri, 65
milioni di anni fa. Da quel momento, astronomi e astrofili dilettanti osservano
il cielo con occhi diversi e gli enti spaziali di tutto il mondo discutono le
diverse possibilità di deviare eventuali asteroidi minacciosi. I preziosi –
scientificamente parlando - sedimenti naturali del Bottaccione, al pari di
tante altre aree protette, sono comunque ancora lì a disposizione dei
ricercatori presenti e futuri. Non così altre possibili testimonianze naturali
in aree trasformate in discariche o in cemento.
Il futuro è un'incognita, ma lo studio del passato può fornirci risposte anche
per le sfide che verranno. Paesaggi, monumenti, opere d'arte ed ogni altra
piccola o grande testimonianza del passato può celare dettagli importanti per
la scienza, destinati magari ad essere decifrati da chi verrà dopo di noi, con
strumenti più adatti. La tutela e la conservazione di natura e cultura non
dovrebbe dunque essere mai considerato uno spreco di risorse. Purtroppo solo
chi ha un minimo di preparazione culturale ed una visione mentale “storica”
(naturale ed umana) può comprenderlo. Rispetto a tanti altri Paesi del mondo in
Italia ancora oggi, livello culturale e prospettiva storica sono insufficienti,
e dunque proprio per questo tanti monumenti e paesaggi – di cui si stenta a
riconoscerne il valore – vengono lasciati all'incuria e alla rovina. Forse
dunque sarebbe opportuno diffondere con tutti i mezzi il reale valore della
cultura, per cambiare prospettiva e atteggiamenti. Specie in chi detiene
responsabilità e risorse.