Gerges Tate
Justinien, l'épopée
de l'empire d'Orient
Libraire Anthéme Fayard,
2004
Recensione di Enrico Pantalone
George Tate, accademico e noto professore di storia antica
ed archeologia, illustra in un saggio dalle dimensioni notevoli (sia per grande
qualità dello scritto che per lunghezza del testo stesso, siamo appena sotto le
900 pagine) l'intero periodo dell'Impero di Giustiniano, analizzando in maniera
esaustiva ogni elemento della vita politica, sociale, letteraria e militare.
Tate denota come a quell'epoca
l'Impero Orientale è la più grande potenza mediterranea, tutta tesa ad
assicurare l'integrità del vecchio territorio romano segnato da un'estensione
riguardevole.
Secondo Tate Giustiniano intraprese un'opera rigeneratrice
di vasta scala tutta tesa a creare una civilizzazione sociale e culturale
nuova, talmente nuova che gli stessi architetti ottomani secoli più tardi lo
presero ad esempio per costruire le proprie città.
L'attività giuridica con la revisione
e l'aggiornamento dell'antico Diritto Romano lascerà ai posteri la più grande
opera mai conosciuta in questo campo.
Tate paragona Giustiniano a
Pericle, Augusto, ai Medici ed a Luigi XIV per il mecenatismo con cui egli
sovraintendeva ad ogni sforzo culturale ed artistico, sotto il suo regno gli
studi in ogni campo furono la base della sua politica tesa ad innalzare una
società che complessivamente aveva subito dei grossi danni.
Dal punto di vista strutturale il saggio prende l'avvio
dal regno di Giustino I e si snoda attraverso
l'assunzione del trono da parte di Giustiniano dapprima, le grandi
realizzazioni interne successivamente, le vittorie esterne e poi la fine del
regno.
Il saggio è dotato d'un ottimo
glossario per comprendere la terminologia del periodo e numerosissime
riproduzioni, sezioni architettoniche e mappe a compendio per meglio
visualizzare le sue realizzazioni e la sua politica.