Livia Drusilla
Claudia
di Enrico Galavotti
(tratto dal sito
dell’Autore HOMOLAICUS)
Figlia di Livio Claudiano, della nobile e antichissima famiglia Claudia che
fin dai tempi di Romolo aveva dato alla patria consoli, magistrati, generali e
statisti, Livia Drusilla era "Claudia" due
volte: per nascita (58 a.C.) e per matrimonio, avendo sposato il cugino Tiberio
Druso Nerone.
Padre e marito
erano ferventi repubblicani: Claudiano, partigiano di
Bruto, si era dato la morte dopo Filippi, e Tiberio, dopo aver partecipato alla
guerra di Perugia contro Ottaviano, era stato da questi
proscritto. Durante la sua fuga in Sicilia, Livia l'aveva seguito in
esilio. Da lì i Claudi erano riparati in Grecia e nei
boschi presso Sparta.
Ottaviano invece
viene da una stirpe oscura, da una modesta famiglia di Velletri: i suoi rivali
gli rinfacciano un nonno cambiavalute, un fornaio e addirittura degli avi di
origine servile.
Sua madre però è Azia, figlia di Balbo e di Giulia, unica sorella di Cesare.
E quest'ultimo indicherà proprio Ottaviano come suo erede universale (politico
ed economico) nel testamento. Quando Cesare viene
assassinato, Ottaviano aveva solo 19 anni.
Spalleggiato dai
fedelissimi amici, Vispanio Agrippa e Mecenate, Ottaviano
riesce, dopo molti raggiri politici e scontri armati, ad affermarsi come
legittimo erede dello zio, di cui assume il nome.
Ottaviano era
dunque nemico di Livia, ma nel 39 a.C. una tregua tra lui, Antonio e Sesto
Pompeo permetteva ai proscritti di rientrare a Roma.
Ottaviano voleva
riconciliarsi con la classe aristocratica e forse per dimostrare queste sue
buone intenzioni decide di sposare Livia. Quando la conosce, Livia era di nuovo
incinta del primo marito ed era di sei anni più giovane di lui. Ottaviano era
già stato sposato tre volte e tutte per ragioni politiche: con Servilia, con Clodia, figliastra
di Marcantonio, e infine con Scribonia. Livia
ricambiò immediatamente le attenzioni di Ottaviano, perché era una donna molto
ambiziosa.
Ottaviano ripudia Scribonia proprio nel giorno in cui gli partorisce la
figlia Giulia e nel contempo chiede la mano di Livia a
Tiberio Claudio, quasi avesse a che fare col padre e non col marito. Tiberio
concede il divorzio e Ottaviano chiede al collegio dei pontefici di sposarla
immediatamente: era il 17 gennaio del 38.
Livia dà alla luce
Druso, il suo secondogenito. Ottaviano lo riconosce come cittadino romano, ma
lo riconsegna al suo legittimo padre. Vuole figli propri, ma Livia, dopo un
aborto molto sofferto, non concepisce più. Tuttavia Ottaviano, invece di
separarsi da lei, rinuncia momentaneamente alla posterità.
Ottaviano si fida
ciecamente di Livia, si consulterà continuamente con lei, giungendo persino ad
affidarle il sigillo personale perché firmi a nome suo, e le mette a
disposizione 500 servi per le sue esigenze personali.
D'altra parte Livia
sa ricambiargli tale fiducia. Anche quando lui s'innamorerà perdutamente di Terenzia, moglie di Mecenate, lei saprà fare buon viso a
cattivo gioco.
Ha capito che la
soluzione migliore è quella di governare dietro le quinte,
come un'eminenza grigia. Essa è testimone del momento cruciale del trapasso
dalla repubblica all'impero.
Ottaviano infatti si decide a dare il colpo di grazia a Marco Antonio
che, dopo il divorzio da Ottavia, viveva al fianco di Cleopatra, con cui
progettava di fondare un grande regno ereditario in Oriente.
La battaglia di Azio mette fine al sogno dei due amanti e il vincitore,
insignito del titolo di Augusto, reso sacro e inviolabile dalla potestà tribunicia, rimane l'unico padrone di Roma.
Livia si appresta a
fondare l'impero insieme a Ottaviano, a governarlo per 50
anni e a lasciarlo in eredità ai suoi figli.
Ha già infatti combinato per Tiberio e Druso due vantaggiosi
matrimoni: il primo con Vipsania, figlia di Agrippa,
amico e generale di Augusto; il secondo con la nobile Antonia, figlia di
Ottavia e di Marco Antonio.
Tuttavia Augusto,
privo di discendenti maschi, decide di adottare Marcello, primogenito di
Ottavia, dandogli in moglie la quattordicenne Giulia. Ma
Marcello, poco più che ventenne, muore di febbre tifoidea.
Allora Augusto fa
una proposta ad Agrippa, suo fidato generale: gli chiede di rinunciare con un
divorzio alla moglie per sposare Giulia appena rimasta vedova. Agrippa, che
aveva 25 anni più di Giulia, accetta e subito nascono
Gaio e Lucio Cesare, adottati dall'imperatore, e poi ancora Agrippina e Giulilla. Quando sta per nascere il quinto figlio, Agrippa
Postumo, muore il fedelissimo Agrippa, nel 12 a.C.
Per la discendenza
di Livia non sembra esservi speranza, tanto più che tre anni più tardi Druso,
di stanza in Germania, dove sta conducendo una campagna per fortificare i
confini dell'impero, muore tra le braccia del fratello
Tiberio.
Giulia insomma è di
nuovo vedova e il posto di genero dell'imperatore è vacante. Tiberio, figlio di
Livia, viene praticamente costretto dalla madre a
ripudiare l'amata moglie Vipsania e a sposarsi con
Giulia. Ma il matrimonio è un fallimento totale, e
Livia, per evitare scandali a causa del comportamento adulterino di Giulia,
obbliga Tiberio a partire per Rodi in volontario esilio.
Questo fa sì che si
rafforzi la posizione dei primi due figli maschi di Giulia, Gaio e Lucio
Cesare. Ma Augusto non può sopportare che le
intemperanze di Giulia costituiscano una minaccia alla stabilità del suo
principato. Cosicché la condanna all'esilio perpetuo
sull'isola di Pandataria, oggi Ventotene.
Quanto ai suoi
figli maschi, la fine è vicina: Lucio muore di un morbo misterioso e Gaio per
una lieve ferita stranamente infettata.
Era però rimasto il
terzo figlio maschio di Giulia, avuto dopo la morte del marito Agrippa, che era
appunto stato chiamato Agrippa Postumo. Augusto decide di adottarlo insieme al
figliastro Tiberio, l'ultimo rimasto a Livia, a patto però che tutti accettino Germanico come erede politico di Augusto:
Germanico era figlio di Druso, marito di Agrippina, sorella di Agrippa Postumo.
Ma il destino vuole
che anche Agrippa Postumo e sua sorella Giulilla vengano mandati in esilio, sicché Tiberio, figlio di Livia, è
l'unico in grado di ereditare il potere di Augusto, il quale, pur non essendo
molto convinto, non ha modo di cambiare il corso della storia, in quanto muore
a 76 anni tra le braccia di Livia.
A Livia ora occorre
soltanto il tempo per eliminare Agrippa Postumo, il solo possibile pretendente
che possa sbarrare la strada a Tiberio. Dopodiché si fa insignire del titolo di
"madre della patria", la prima donna nella storia dell'Urbe.
Tuttavia Tiberio
mal sopporta la presenza ingombrante della madre e, nonostante essa si sia resa
in qualche modo responsabile anche dell'omicidio di Germanico, rivale di
Tiberio, le sottrae il sigillo imperiale.
Ciò però non serve
a nulla, perché è Tiberio in realtà che si ritira a Capri, lasciando Roma in
balìa di Elio Seiano, il terribile prefetto del
pretorio che nessuno, salvo Livia, osa contrastare.
Livia morirà nel 29
d.C., quasi novantenne. Tiberio non solo rifiuta di presenziare
ai funerali ma vieta al senato di decretare l'apoteosi divina alla "madre
della patria". Sarà l'imperatore Claudio, figlio di Druso, a farlo.