La Grande Storia
dell’Anatolia di Enrico Pantalone
L’Anatolia
(o Asia Minore) da sempre è una perfetta anticamera della culla della civiltà
umana (locata un poco più a sud) e con i suoi maestosi altopiani ha
rappresentato certamente nel corso della storia una regione importante sia dal
punto di vista militare che economico.
L’Anatolia
era un punto strategico irrinunciabile per chi voleva dominare il vecchio ecumene medio - orientale e così conosciamo molto
delle guerre combattute per la sua conquista: da quelle di Alessandro il Grande
a quelle tra romani e persiani, tra bizantini e persiani ed infine tra
bizantini ed arabi, conosciamo meno invece il popolo che sicuramente diede vita
alla prima grande civiltà nella regione sviluppandola concretamente, cioè gli
Ittiti.
Gli Ittiti, al pari d’altre civiltà precedenti e di quelle
successive, indubbiamente s’installarono in questa regione perché la trovarono
ricca e con diverse possibilità di sfruttamento, soprattutto agricolo e
d’allevamento, del resto gli stessi romani, successivamente,
consideravano questo territorio come uno dei più ricchi di materie prime (tra
al’altro anche d’un pregiato, abbondante e rinomato legname)..
Dobbiamo anche tener conto che l’attraversamento dell’Anatolia
rappresentava in sé un deciso accorciamento del cammino per affacciarsi alla
zona europea e all’Egeo provenendo da oriente, a quell’epoca
certamente un logico fattore decisivo visto i tempi normali di percorrenza
medi.
Questo
è uno dei motivi per cui la regione divenne ben presto un centro gravitazionale
politico molto importante e lo era senz’altro anche al tempo degli Ittiti che si
erano introdotti in questa regione intorno al 2800-2600 aC,
dapprima gravitando lungo la parte di nord-ovest per poi spingersi più
all’interno.
Ora, molti degli scritti che ci sono stati tramandati ci
fanno spesso immaginare il popolo ittita come una civiltà bellicosa, intenta a
muovere guerra in maniera continua, nulla di più sbagliato, nel senso che
questo popolo muoveva battaglia né più né meno rispetto a chi gli stava
intorno, ma per converso era dedito alle coltivazioni in maniera molto
particolare e ricercata, quasi maniacale, segno che
poteva contare su un numero d’abitanti numeroso per questo tipo d’occupazione
ed i risultati si vedevano eccome: produzioni che rendevano indipendenti per il
fabbisogno primario questa civiltà rispetto alle altre.
Successivamente il territorio conobbe
una multi etnicità che resterà sempre tipica nel contesto socio-politico e nel
suo sviluppo ellenico-latino, infatti la
colonizzazione dei territori d’oltremare Mediterraneo e Nero da parte greca (e
che Omero narra così efficacemente)
diedero senz’altro impulso ad insediamenti di tipo urbano molto diversi da
quelli dei predecessori di altre civiltà o dei cretesi stessi, infatti essi
miravano a terre che potessero garantire fertilità in tempi brevi, per questo
intorno vi costruirono delle città destinate poi a divenire famose nei secoli.
Le nuove città erano spesso fondate dal
quella che potremmo definire la borghesia o il terzo stato delle
comunità greche, soffocate in patria da una nobiltà aristocratica che pensava
solamente all’arricchimento famigliare più che a far crescere una società più
corretta.
Le felici posizioni geografiche che gli esperti navigatori
greci riuscivano sempre a trovare per scaricare le maree umane generalmente si
trovavano o sulle rotte o sulle vie di comunicazione commerciali, questo favorì
anche l’utilizzo di alcune monete riconosciute universalmente .che ovviamente aiutarono ancor più il successo
dell’operazione che sostanzialmente si rispecchiava in pochi metodi d’intenti:
avere uomini abbastanza avventurosi e scaltri, togliere potere all’aristocrazia
tramite il continuo stato di guerra che costringeva
all’utilizzo della falange oplitica , cioè l’esercito
regolare e non più quello personale di un nobile.
Non
stiamo a narrare le peripezie del grande Alessandro
Magno in Anatolia, perché sono universalmente conosciute, ma possiamo precisare
che egli percorse questo territorio in ogni suo angolo, anche il più remoto,
costruendo strade e fondando varie città
soprattutto costruite per ragioni economiche.
Roma
impiegò un paio di secoli per integrarsi completamente con la gente di questa
regione, concentrandosi dapprima sulla parte occidentale e mediterranea
(ovviamente) costituendola in provincia ( e sarà una
delle più rinomate e famose della storia bi-millenaria dell’Urbe) e completando
l’opera con la sua parte centrale ed orientale nel periodo augusteo coincidente
con al creazione dell’istituzione imperiale.
Le
imperiose costruzioni urbanistiche romane comprendevano oltre agli edifici
destinati all’uso pubblico, grandi acquedotti che scendevano dalle montagne
centrali per rifornire d’acqua il territorio coltivabile e grandi ponti per
superare gli impetuosi e numerosi fiumi di cui la regione è sempre stata ricca e rafforzamento
delle vie di comunicazione per fare transitare commercianti ed ovviamente le
legioni destinate a combattere contro i persiani.
L’Anatolia
era anche, ovviamente, una regione densa di fortificazioni militari lungo tutte
le vie che la percorrevano, le logiche che obbligavano le civiltà che si
susseguivano nel controllo del territorio a mantenere distretti con truppe che
potessero all’occasione contrastare efficacemente il nemico, generalmente
proveniente da oriente, risultavano imperative e
spesso insostenibili finanziariamente, sia romani, sia bizantini, sia persiani
che arabi dovettero fare i conti spesso con i bilanci statali per mantenere
delle truppe in perfetto stato e pronte alla reazione o alla salvaguardia.
Non dimentichiamo che le fortificazioni erano
necessariamente legate alle zone di confine, ai margini estremi dei
possedimenti, non facciamoci deviare nello studio dagli insediamenti in questo
territorio posti sulle rive del Mar Nero o del Mediterraneo orientale, essi
avevano un supporto continuo grazie alle navi o anche via terra senza incidere
molto a livello di costo manutentivo, guardiamo invece ai ridotti sugli
altopiani centrali o iraniano-caspici, lontani giorni di cammino dai
rifornimenti e alle difficoltà indubbie che portavano via ingenti risorse umane
e finanziarie..
Sappiamo
bene che questa regione ha visto il proselitismo del cristianesimo, il quale fu
eccezionalmente rapido nell’espansione grazie all’alacre lavoro di Paolo di
Tarso e degli altri adepti della nuova religione.
Questo
non fu per caso, il pellegrinaggio portava a girare lungo le grandi arterie di
comunicazioni trans-regionali e durante il cammino con mercanti e contadini si
parlava molto e ciò contribuì alla diffusione delle idee cristiane, in due
grandi città come Nicea e Calcedonia furono organizzate delle sedi permanenti e
delle congregazioni e successivamente diversi concili.
In
Cappadocia, a sudest di Ankara, esiste un perimetro di circa 80 kmq formatosi
in seguito ad eruzioni vulcaniche che hanno compattato una roccia molto soffice
come il tufo, su cui successivamente ad altre eruzioni s’è adagiato il basalto,
notoriamente resistente e agente protettivo.
Su queste rocce soffici, ma al tempo stesso molto
resistenti, si sono costruite delle meraviglie architettoniche risalenti
soprattutto al IV secolo AD, edificate sotto l’arcivescovato di Basilio il
Grande: i siti si trovano racchiusi nel perimetro formato dalle città di
Goreme, Urgup, Nevsehir e Avanos.
Inizialmente concepiti come supporti per l’urbanistica
religiosa tipica della cristianità orientale, si sono via via evoluti formando
intorno all’eremo originario delle vere e proprie piccole cittadine,
dall’aspetto incredibile, immerse nella roccia viva, a cui
è stata data una immagine tipicamente bizantina nella costruzione, tanto che
all’interno delle varie chiese si trova una ricca varietà di pitture della
romanità orientale.
In
questo senso gli esempi più mirabili sono la Chiesa del Melo (Elmah Kilise) che
resiste alle dure erosioni del tempo con i suoi splendidi monocromatismi
rossastri e la Chiesa Buia o Scura (Karanlik Kilise), perché costruita
all’interno della roccia e non esposta alla luce, dalle decorazioni murali
davvero incredibili.
Anche con l’arrivo degli arabi nelle cittadine s’è
continuato a costruire (minareti per esempio) sulla falsariga della civiltà
precedente e ora tutto l’insieme architettonico dei siti è considerato un
“museo aperto” a disposizione dell’umanità e come tale preservato
accuratamente, nonostante il tufo ovviamente risenta delle problematiche
ambientali.
Parlare
dell'Anatolia è un po’ come parlare dunque della storia dell'uomo, è un
territorio che ha visto "correre" e "progredire" la civiltà
dalla più remota antichità fino agli albori del mondo contemporaneo, punto
d'intersezione tra culture diverse, tra due mondi così lontani (oriente e
occidente) eppure considerati un unico continente storicamente parlando.
Un territorio dove commerci, guerre, avventure, mitologie
hanno posseduto una casa comune per millenni, un territorio sociale e
"umano" che probabilmente ha determinato esperienze difficilmente
cancellabili tra civiltà diverse, tutte egualmente importanti, come scordare
Mileto, Alicarnasso, centri del sapere e della cultura dove il confronto
avveniva quotidianamente e dava sempre frutti pregiati.