La Politica dei Comuni
Lombardi dopo la Vittoria
di Enrico Pantalone
Prima di
addentrarci nell’esame delle situazioni e dei fatti afferenti
la Pace di Costanza che cercheremo di chiarire, sembra opportuno verificare
ulteriormente i contrasti che si sono susseguiti tra le varie città facenti capo
alla Lega che avevano firmato il Trattato a Venezia e vedere come, in quei sei
anni che erano trascorsi, si fossero mosse le acque in maniera sibillina e
senza una logica che non fosse quella della volontà di venirne fuori sempre in
maniera tale che fosse la città "avversaria" ad avere la peggio.
Questo periodo, a nostro
giudizio, doveva servire a decantare la esistente
situazione, ma in certi casi la peggiorò.
Ognuno accampava i suoi
diritti, accettando solamente quelle parti del trattato che più gli convenivano,
dimenticando praticamente che in sede di definizione
del concordato, esistevano anche doveri nei riguardi sia degli alleati sia degli
avversari. `
Cosi non fu.
Infatti, vediamo
che, già nel 1178, i bolognesi distrussero il castello di Monteveglio
perché
ritenevano che le sue autorità stessero studiando
delle mosse atte ad interrompere la tregua.
Altri esempi di non
correttezza furono: il trattato che Alessandria firmo con il Marchese del
Monferrato (da cui l’Imperatore non poteva esserne escluso) e il diploma di
Federico Barbarossa che metteva al riparo Como da eventuali avances di Milano.
Inoltre, con altri
quattro diplomi, l'imperatore concesse (in Italia) a Treviso, Trento, Tortona e
Alessandria, cercò di conquistarsi la fiducia di chi l'aveva combattuto un po'
troppo tardi, certamente sempre comunque ben accetti da parte di chi li
riceveva.
Solamente Milano
rimase esclusa dai benefici e questo era ampiamente scontato, di fatto la stessa città trovo, si può dire, una sola vera
amica: Venezia.
Questa, oramai
giunta a potenza mediterranea, volendo iniziare a far pressione in qualche modo
per affacciarsi costantemente sulla scena socio-diplomatica del tempo, trovò
interessante prendere le difese di una città che per molti versi le somigliava.
Entrambe vivevano
di commercio, erano economicamente importanti, avevano una struttura politica
oligarchica pur mantenendo il paravento dell'assemblea popolare:
insomma, Venezia e Milano, in quel momento, si
compenetravano in una simbiosi che le univa perfettamente e senza falsi
pudori.
I1 successivo trattato
di Venezia capovolge di fatto la Dieta di Roncaglia perché in entrambe le occasioni erano presenti in
forze i massimi esponenti ecc1esiastici, i quali fino al 1158 strenuamente
attaccati al mantello imperiale, ora erano in prima fila a combatterlo (per
strappare il massimo in fatto di regalie e diritti).
Ancora: ora,
Federico era il perdente, era in condizioni di inferiorità,
allora, era il vincente, sicuro del fatto suo.
Milano, dopo la
vittoria a Legnano era ovviamente esaltata per aver piegato quasi da sola l‘Imperatore
Federico Barbarossa ed il suo potente esercito.
Infatti, nella
battaglia decisiva, solamente pochi drappelli di uomini non erano milanesi: troviamo
tra gli altri bresciani, veronesi e qualche altro gruppo inviato, diremmo oggi, in rappresentanza
comunale più che per combattere realmente, potremmo definirli una specie di osservatori
ante-litteram, insomma.
Nonostante la
funzione di guida svolta in maniera fin troppo ineccepibile
da Milano per mantenere, durante il periodo in analisi, la rete dei rapporti intercomunali
in perfetto stato, dobbiamo notare degli alti e dei bassi notevoli negli stessi
che finirono per affievolire il loro contenuto intercittadino.
Milano e Cremona
tornarono a non potersi vedere ed estendendo entrambi il loro dominio al centro
della pianura padana, era difficile pensare a divergenze facili da appianare,
piuttosto il pericolo d’uno scontro tra le due città si faceva sempre più
imminente, insomma la tensione tendeva ad aumentare piuttosto che a diminuire.
Piacenza e Brescia,
invece, continuavano ad essere sicure alleate di
Milano anche di fronte al paventare della possibilità di guerra con
1'1mperatore: anzi, i bresciani erano accorsi subito, insieme ai milanesi, per
difendere Asti quando questa città era stata assediata da
Federico nel 1174.
Sul trattato di Montebello vediamo Cremona e Milano in netto contrasto, dato che Milano poteva esercitare rispetto alla cittadina un
peso militare enorme, a differenza di Cremona.
La rivalità ebbe
un'appendice piuttosto scottante subito dopo la battaglia di Legnano, o meglio nel susseguenti anni, quando l‘Imperatore insigni Cremona
del Diploma, che significava la libertà ed i diritti solennemente consegnati
nelle mani degli amministratori cittadini, questo fatto cambiava la geografia
politica in Lombardia.
Ora, le piccole
città vedevano in Cremona un esempio da seguire per arrivare ad avere la libertà
di creare propri statuti e secondo il loro punto di vista Milano veniva declassata a città di secondo rango perche non era in
possesso di simile attestato imperiale.
Di questo ne dovettero soffrire parecchio i milanesi, ma
neanche stavolta abbassarono il capo e, per nulla convinti di essere diventati
secondi nella Lombardia (almeno amministrativamente), immediatamente cercarono
di cambiare la situazione a loro favore con l'accentuazione dei patti di
concordia e di stabilita definitivi con Como, Bergamo e Novara.
Con Lodi, invece, non
poteva dirsi altrettanto, in quanto gli atti,
stipulati tempo addietro, erano giuridicamente favorevoli alla ex-città
imperiale.
Si parla, anche, di
molti podestà in carica a Bergamo che erano di provenienza milanese e questo
avvalorerebbe la tesi che Bergamo era devota a Milano.
Anche in
Alessandria, Parma e Padova, punti strategici della Lega, molti podestà furono
milanesi, mentre le città federate a Milano, come Brescia e Piacenza, mandarono
dei loro podestà nelle cittadine, diciamo così, di loro spettanza, come ad
esempio Treviso.
Ciò formava il
cosiddetto blocco milanese di autorità che, ovviamente, spingeva la politica
delle cittadine nel senso voluto da Milano.
Sembra che solamente
Reggio dell'Emilia e Vicenza avessero avuto podestà originari del luogo in modo
garantire una posizione oggettiva di fronte ai contrasti tra l'1mperatcre
e Milano.
Chiaramente Milano,
pur avanzata giuridicamente da Cremona, manteneva un saldo comando sulle città federate
dal patto di alleanza e non avrebbe avuto nessuna paura di contrastare Federico
e di combatterlo, se fosse
stato necessario.
Senza dimenticare,
come già detto che anche Venezia partecipava a questa, che possiamo definire, una
crociata antifedericiana, sia pure per suoi motivi precisi.
Sostanzialmente,
Milano era ben pronta a reggere l'urto della lotta, ma ciò non bastava se
voleva salvare il castello costruito, sempre pericolante, perchè
le fondamenta (cioè i Comuni che aderivano a tale iniziativa) non erano ben salde.
Perciò, nel lasso di tempo che precedette la Pace di Costanza, si pensò bene
d’indirizzare la politica verso un più ragionevole compromesso che avrebbe senz‘altro
portato del bene,, risparmiando ulteriori sofferenze a popolazioni ed eserciti
che non erano più in grado di sopportarle.