La Svizzera al tempo della
Riforma di Enrico Pantalone
Abbiamo trattato in
un altro articolo della Riforma di Huldreich Zwingli a Zurigo, ora apprestiamoci ad un
approccio più completo riguardante la vita sociale e religiosa dell’intera Confederazione
durante la disputa teologica nella prima metà del XVI secolo.
Fin da quando
apparvero le 95 Tesi di Martin Lutero nei Cantoni Elvetici si crearono i
presupposti per un rimescolamento del sistema politico-istituzionale che fino a
quel momento aveva mantenuto un equilibrio precario tra le varie rappresentanze
locali.
Indubbiamente
dobbiamo partire dal presupposto che questa nazione s’è creata e sviluppata
partendo dal centro verso l’esterno e contrariamente ad altre questo centro non
era né economicamente preponderante né meglio dislocato territorialmente.
I tre Cantoni
fondatori, Uri, Schwyz e Unterwalden (denominati correntemente anche
Waldstatten), erano territori essenzialmente dediti all’agricoltura e ricoperti
di abbondante vegetazione, la stimolo all’unione avvenne per formare un nucleo
duro e resistente alle prepotenze della nascente potenza absburgica nel 1291 in
fatto di ordinamenti giuridici e riscossioni erariali, è logico quindi pensare
che tutta la loro organizzazione fosse impostata per regolare principalmente le
problematiche locali e questo portò ad una certa conservazione nel modo d’agire
che si perpetuò anche nei secoli successivi.
Quando Zwingli
operò la sua riforma in opposizione alla Chiesa Cattolica nel 1521, Zurigo
(entrata in Confederazione nel 1351) era già di gran lunga
la città più importante della Svizzera dal punto di vista economico ed aveva
una visione della gestione politica certamente più aperta rispetto ai Cantoni
più interni.
La Riforma quindi
trovò terreno fertile per attecchire, la gente della città aveva un approccio
sociale generale diverso, più improntato al commercio, agli scambi mercantili
ed alla fine del mercenarismo, spesso l’unica attività remunerativa che la
povera gente dei territori forestali aveva per vivere ma che faceva disprezzare
la nazione in Europa (che pur utilizzava senza ritegno questo mezzo),
La Riforma
sostanzialmente determinò una frattura sociale notevole nella nazione, da una
parte i Cantoni Cattolici (Uri, Schwyz, Unterwald, Lucerna, Zugo, Friburgo e
Soletta), fondamentalmente agricoli, dove la Chiesa agiva da padre protettore
oltre che spirituale e che si riconoscevano nei valori che avevano costituito
la Confederazione oltre che nel mercenarismo e detenevano il potere militare
grazie ai loro uomini abituati a combattere da secoli e dall’altro i Cantoni
Riformisti (Zurigo, Basilea, Berna e Sciaffusa) fondamentalmente cittadini,
strutturati sul commercio e sull’industria manufattiera che premevano
evidentemente per un’economia meno ristretta e dove la nascente Chiesa , alla
finestra stavano quei Cantoni dove non s’era presa una posizione chiara sulla
questione (Glarona ed Appenzell).
Teniamo presente
che nell’assemblea “federale” del tempo dove si discutevano i problemi
generali, i cantoni riformisti avevano meno rappresentanti di quelli cattolici
nonostante il loro territorio fosse abitato dal 65% della popolazione svizzera
confederata, questa condizione, non poteva più essere tollerata: in realtà non
si trattava comunque di prevaricazione, ogni stato aveva diritto a d un certo
numero di rappresentanti e i Cantoni Cattolici erano sette contro i quattro
Cantoni Riformisti, era tempo di correggere questa incongruenza politica.
Il sentimento delle
popolazioni dei territori riformisti era indubbiamente per un’esigenza diversa
da quelli cattolici, improntata alla determinazione nell’etica lavorativa e
questa non poteva che esserci attraverso una laicizzazione delle istituzioni
religiose o comunque ad una compartecipazione alle stesse in maniera almeno
paritaria, su questo ovviamente non poteva esserci accordo prima di uno scontro
militare tra le parti e tutto velocemente andò in quella direzione.
Non dimentichiamo
che Zurigo era e rimaneva un grande centro umanistico, dove le idee di Erasmo
da Rotterdam erano apprezzate e conosciute ancora prima di quelle di Zwingli,
ciò da modo di capire che esisteva anche una certa incomprensione dovuta al
diverso livello d’istruzione e di conoscenza e questo da sempre, ovunque,
determina i conflitti sociali che in altre nazioni si manifestavano tra un maggioranza ed una
minoranza, in Svizzera data la particolarità dell’istituzione assumeva una
forma di lotta regionale.
La guerra
“civile”quindi diventava una disputa anche di supremazia economica prima che
sociale, la navigazione sul Lago dei Quattro Cantoni (tutti cattolici, Lucerna,
Uri, Schwyz e Unterwald), mezzo più veloce al tempo per evitare strade impervie
con le merci in qualunque direzione ci si volesse incamminare era appetita
ovviamente dai Cantoni Riformisti e per contro la possibilità di pretendere
tassazioni da città e villaggi urbani più ricchi attraevano notevolmente i
Cantoni Cattolici atavicamente più poveri.
Si arrivò così alla
battaglia campale di Kappel nell’ottobre del 1531, cui anche Zwingli partecipò alla
testa delle truppe della sua città e vi morì, i militari cattolici erano notevolmente
superiori per qualità secolare e organizzazione e non potevano certamente
essere sconfitti, così, infatti, fu.
Fortunatamente,
rispetto a ciò che succedeva in altre parti d’Europa, la sconfitta dei
riformisti non si trasformò in un annientamento politico e religioso, i Cantoni
Cattolici intuirono che un atteggiamento simile avrebbe danneggiato loro
stessi, anzi perpetrarono una decisa politica di riforme che in breve rese più
coesa l’intera Confederazione, una controriforma autonoma e locale potremmo
definirla, inoltre si decise che ognuno poteva mantenere i propri ordinamenti e
legislazioni e le rispettive libertà religiose, Berna s’avvicinò sensibilmente
a Lucerna e Zurigo non subì nessuna mortificazione economica tranne la cessione
di alcuni pedaggi stradali e riscossioni erariali che accontentarono i
vincitori: non era ancora tempo per la nascita della famosa coesione interna che
successivamente ha sempre ha caratterizzato la Confederazione.
Bloccata l’ascesa
di Zurigo, fu Berna a proporsi come “potenza” in questo periodo, pur rimanendo riformista,
il Cantone avvierà e concluderà diversi accordi politici con i Cantoni
Cattolici, Lucerna, Friburgo, traendone numerosi vantaggi, il suo esercito,
entrerà pacificamente nei Cantoni di Vaud e Losanna per prevenire lo
stanziamento delle truppe francesi che già avevano messo gli occhi sul Lago
Lemano.
Il problema però
non si risolse, spostandosi nella città libera (nel senso che in essa
convivevano le due anime del cristianesimo) e repubblicana di Ginevra, nel 1536
saliva sul pulpito cittadino Jean Cauvin chiamato da Basilea dove si trovava al
compito dal teologo riformista locale Farel.
La città aveva già
legislazioni molto avanzate e l’attivismo religioso di Cauvin con la sua
predicazione improntata a soluzioni sociali e morali d’altissimo valore pur se
in alcune occasioni espresse in maniera un po’ troppo radicale entrò presto
nella mentalità dei cittadini che accorrevano in massa ad ascoltarlo accendendo
gli spiriti delle classi più deboli.
La comunità
ginevrina per mano dei suoi rappresentanti politici espresse rammarico per
queste prese di posizione che miravano a creare un connubio indissolubile tra
magistratura e religione per gestire il potere, così il consiglio cittadino
commutò a Cauvin e Farel l’esilio, i quali furono presto richiamati a furor di
popolo.
La sua riforma, tra
cui il Concistorio, portava allo stesso livello di responsabilità pastori e
laici ma corresponsabilizza anche le unità locali, i villaggi, i paesi, i
quartieri di Ginevra che mantengono la loro autorità pur nei principi generali
ginevrini.
E’ un’evoluzione
sociale e culturale maggiore rispetto a quella di Zwingli e ancor più rispetto a
quella di Lutero, Cauvin ha molto a cuore la gente comune, il suo è realmente
un ritorno alle origini del cristianesimo, la gente comune vive pienamente
l’estremo moralismo imposto dal teologo,
i costumi sono morigerati, la
vita semplice e frugale per quanto possibile, la forza è nel lavoro quotidiano.
Insomma, Ginevra e
i suoi cittadini sembrano appartenere a un altro pianeta, ma lentamente questo
sistema, interessane, innovativo e profondamente democratico, lentamente
scivola verso il fanatismo o meglio un’intransigenza esagerata, a Zurigo con
Zwingli, non si ricorda una condanna per motivi religiosi (i contrasti erano
appianati economicamente con soddisfazione delle parti), nella città sul Lemano
invece i roghi e la prigione iniziano a essere troppi per cui la gente si fa
più circospetta, fattori che si moltiplicheranno tra i cittadini per
l’esecuzione di Serveto che scosse, come diremmo oggi, l’opinione pubblica,
rimescolando un po’ le carte, da quel momento e fino alla morte del teologo ci
fu un lungo “stand-by” che bloccò non poco le attività commerciali ginevrine.
Con il suo
successore nel 1564, Teodoro di Beza si tornò a Ginevra a una religione molto
più moderata rispetto a quella di Cauvin, questo favorì l’inizio di diverse
trattative che probabilmente diedero il la alla vera unità politica tra i vari
Cantoni, i grandi protagonisti della Riforma e coloro che si opponevano erano
morti, quindi le difficoltà d’ordine personale potevano essere superate.