La Donna nell’antico Egitto di Enrico Pantalone
Partiamo
nel ragionamento sulla condizione della donna nell’antico Egitto fino pressapoco
alla fine del II millennio aC, (in seguito il discorso varia in maniera notevolmente
pesante) dalle stesse basi che si utilizzano per ogni altra civiltà coeva: ciò
che noi conosciamo per esserci stato tramandato è relativo solamente alle
nobili, alle aristocratiche, a chi faceva parte dell’entourage
politico-istituzionale, per le donne del popolo si possono solamente fare
supposizioni in termini sociologici e civili.
Questa
premessa andava fatta per eliminare fin dall’inizio ogni possibilità di
fraintendimenti: una cosa è studiare in ordinata maniera sociologica la
struttura della società, una cosa è farla attraverso la mitologia o le
supposizioni, spesso utilizzate senza molto discernimento
Certamente
se dobbiamo dar retta alla letteratura del tempo (se poi letteratura è) la
donna egiziana c’appare una specie d’ochetta, frivola, capricciosa,volubile,
cattivella, alquanto vendicativa e ben poco atta alla moralità dei costumi, canoni
un po’ stereotipati indubbiamente ma probabilmente non molto lontano dalla
verità.
Le cronache ci parlano solamente di donne aristocratiche
indaffarate a tradire i mariti, a vestirsi assai poco per piacere e a
utilizzare monili e gioielli per il loro piacere personale, per non parlare poi
di quelle che inducono i faraoni o i principi reali a compiere mollezze o gesti
che di regale hanno poco, dominandoli a loro piacimento.
Questo
stereotipo della donna aristocratica egiziana è abbastanza riduttivo a mio
parere, perché senz’altro la donna aveva una sua funzione nella società del
tempo, non solamente quella di procreare, ma andiamo con ordine.
Diversa
sicuramente doveva essere la posizione, la condizione della donna comune,
attenzione non lasciamoci distogliere lo sguardo nel nostro compito dalla
ricchezza generale del paese e dei suoi abitanti, indubbiamente superiore a
quello delle altre civiltà coeve, la vita fuori dalle mura dei palazzi, specialmente
in una società molto schiavistica come quella egiziana, non doveva essere
particolarmente felice nel campo delle conquiste sociali e giuridiche.
Del
resto la condizione femminile egiziana ha seguito diverse evoluzioni non tutte
positive, il punto è che l’appartenenza alla classe sociale privilegiata aveva
indubbiamente i suoi vantaggi istituzionali e giuridici, ma era una piccola
porzione, per contro chi non ne faceva parte non aveva dalla sua nessun
sostegno, ciò non faceva l’Egitto diverso da altre società del tempo da questo
punto di vista
La
donna non aveva nessun diritto di trovarsi un marito, lo sposo era imposto dal
padre che spesso sceglieva seguendo l’ovvio istinto dinastico, mai come in
Egitto la consanguineità ebbe uno sviluppo pesante nel sistema sociale, del
resto sappiamo bene che la sposa si chiamava in gergo anche sorella e questo
dice tutto su quali rapporti ci fossero in seno alla famiglia “allargata”.
Con
ogni probabilità la donna aristocratica egiziana riceveva una parvenza d’educazione
(ed anche qui bisogna andare con le pinze) perché le leggi dotavano entrambi i
sessi apparentemente degli stessi diritti, ma tutto ciò che abbiamo è scritto
da uomini, possibile che non sia esistita una donna autrice nei vari millenni
abbastanza importante da lasciare note scritte o incise ?
Qualche
dubbio sulla reale applicazione dello stesso ufficio giuridico rispetto a uomo
e donna appare abbastanza evidente, pur riconoscendo che alcuni lavori
tipicamente maschili erano svolti anche da donne, la società era costruita sui
canoni classici dell’epoca, simile per tutta l’area mediterranea e medio
orientale.
L’immagine che
spesso c’è tramandata è della nobile che accompagna il marito in tutte le sue
attività e funzioni e questo è bastato per far balenare l’idea che essa potesse
disporre d’illimitate risorse in ogni campo.
L’Egitto godeva di
una posizione dal punto di vista
strategico-militare al tempo invidiabile, una volta sottomesse o neutralizzate
le popolazioni africane confinanti (territorio libico ed etiopico) i nemici
potevano venire solamente da oriente e dovevano eventualmente passare per forza
a nord, nella penisola del Sinai, impensabile un traghettamento sul Mar Rosso
d’un esercito tale da mettere in difficoltà le esperte armate egiziane, questo
incideva sulla vita di tutti i giorni, ci si poteva dedicare ad organizzare
meglio la nazione senza molte paure d’intromissioni esterne, così anche la
donna ne ha beneficiato in maniera cospicua rispetto a quelle di altre società
imponendo nelle classi più alte uno stile di vita autonomo e tutto sommato
ricco di maggiore prospettive umane e sociali.
Certamente molto
diffuso era il ripudio della moglie in seguito al passaggio in cariche più
importanti da parte di funzionari statali, spesso venivano dalla società meno
nobile e la loro moglie era ovviamente una popolana, ma una volta assurti al
rango superiore utilizzavano questo sistema per sbarazzarsi della donna oramai
ritenuta inutile andando a sostituirla con alta di lignaggio diverso, in
sostanza si trattava di un divorzio unilaterale vero e proprio approvato
istituzionalmente e ampiamente incoraggiato dall’entourage del faraone che
ovviamente tracciava un indubbio confine elitario.
Come si può
concludere questo veloce panorama sociale sulla condizione della donna in
Egitto se non ricordando a tutti che la storia, in special modo quella antica
fino alla fine del II millennio aC, ha tanti punti oscuri sul modo di vivere la
quotidianità e sul sistema sociale, non fornisce risultati certi e definitivi e
ciò ha un impatto pesante sullo studio in generale, limitiamoci quindi a
considerare le civiltà dal loro punto di vista militare e dal punto di vista
economico, i valori più conosciuti e reali perché interessati nello stesso
momento da più parti in causa, cioè riportati da più civiltà coeve dandoci modo
di valutare con punti di vista diversi, le guerre e le azioni militari sono
sempre descritte accuratamente dagli storici del tempo e le vie dei mercanti e
dei commerci ricordate da tutti anche oralmente: la grande strada unisce, non
divide mai.