La logistica ed il commercio tra i Celti
Beh, qui è difficile parlare di logistica se non in
minimi termini e più propriamente bisognerebbe parlare di commercio, peraltro
ben sviluppato anche nei trasporti.
Indubbiamente anche anticamente il mondo celtico
era collegato in maniera eccellente attraverso i vari territori e le catene
alpine divennero presto di facezie superamento.
Le lunghe distanze che intercorrevano tra l’attuale
Francia e l’attuale Germania in realtà venivano percorse in tempi relativamente
brevi.
Normalmente un commerciante viaggiava per circa
Esistono delle lungimiranti prove architettoniche
di questi “transit-point” a La Tene e Noviomagus.
Spesso i mercanti s’incontravano nei pressi di un
passo alpino provenendo da due versanti opposti e si scambiavano le merci,
risparmiavano tempo e denaro
Non esistendo uno stato come quello romano che
garantiva sicurezza e preparazione, i vari “logistici” preferivano organizzarsi
ognuno per proprio conto: non esistevano carovane ma solo il carro del
protagonista.
Logicamente assumevano caratteristiche importanti
le cittadine dove si tenevano mercati transterritoriali ed anche questo era
indice di mutamento sociale ed economico.
Queste cittadine dove si tenevano mercati divennero
in seguito dei grossi centri di rifornimento romano come Forum Julii, Forum
Neronis, Forum Segusiavorum, Augustomagus.
Le merci che si potevano trovare erano tante, di qualità
e di varia tipologia.
Così anche in queste cittadine esistevano dei
depositi per il grano, ma la cosa più curiosa erano i cosiddetti pozzi profondi
dove erano stipate le merci in una sorta di frigorifero naturale.
Il commercio si sviluppò talmente che quasi tutta
la gente del posto divenne ricca andando a modificare le caratteristiche
primordiali delle cittadine: i ritrovamenti nei territori di molteplici tesori
in monete celtiche sparse un po’ dappertutto ci mostra a quale ricchezza la
maggior parte della gente fosse arrivata.
Le relazioni commerciali erano molto attive, i
trasporti erano di vario tipo e si svolgevano in tempi di tutto rispetto.
Le ricchezze della gente furono ingenti e quasi
tutte ritrovate intatte in enormi forzieri all’interno d’ogni abitazione.
Nelle isole britanniche viceversa era ancora molto
forte il commerciale attraverso lo scambio di beni, non era un semplice
baratto, perché sono state ritrovate numerose suppellettili che evidentemente
servivano per misurare e pesare: quindi siamo alla presenza di beni soppesati
durante il passaggio tra le parti, il che significa in ogni caso il dare un
valore specifico a ciò che si vendeva e comprava.
In questo genere di cose erano i Celti del Nord della Francia (probabilmente Galli) a portare
avanti il commercio attraversando la Manica (sicuramente già un’impresa).
Le prime notizie concernenti l’uso di moneta nelle
isole britanniche si hanno intorno al 200 aC, con
coniata di monete metalliche.
Intendiamoci, non si parla d’Inghilterra ma di Belarion (fine della terra) in pratica la Cornovaglia, il
sud dell’attuale Inghilterra o forse il Galles, terre che eccellevano nella
produzione di metalli e piombo e sembra erano molto avanzate nel modo
d’ottenerli, d’altronde si sa che questi territori ancora oggi sono
estremamente importanti per l’estrazione di minerali.
I Celti britannici eccellevano anche nella
produzione di gioielli e specchi intarsiati, molto richiesti in continente che
nonostante non avessero l’attrezzatura avanzata riuscivano a cesellare in
maniera notevole e ricercata.
Molto ricercate erano anche le stoffe come il
sagum, il mantello di pura lana inglese che come sappiamo veniva utilizzato
dalle classi superiori romane, stoffa preziosa dunque e che costituiva
indubbiamente il fiore all’occhiello della loro produzione e del loro
commercio..
Le vie che s’usavano erano generalmente quelle
marittime sottocosta fino alla foce del Rodano per poi risalire l’interno
seguendo l’ansa del grande fiume oppure come abbiamo detto attraverso la Manica
e poi dal nord della Francia, anche se pare che questa via fosse estremamente
pericolosa.
Abbiamo resoconti che parlano di mercanti che
impiegavano circa trenta giorni per arrivare dalla foce del Rodano alle coste
inglesi: si arguisce perché il commercio con l’isola non divenne stabile sino
all’arrivo delle truppe romane…