La politica militare romana
in Africa settentrionale
di Enrico Pantalone
Una
volta conquistata gran parte del territorio nordafricano sino oltre le colonne
d'Ercole, Roma dovette temere soprattutto le popolazioni di berberi nomadi che
abitavano nell'entroterra desertico e periodicamente prendevano di mira le
postazioni militari oltre le consuete carovane dei mercanti spesso molto ricche
che transitavano dalle loro parti.
La politica militare era quindi di stampo prettamente
difensivo in quelle zone, vuoi per l'impossibilità di gestire accuratamente il
territorio ostile, vuoi perché in realtà tutto quello che si poteva conquistare,
era nelle mani di Roma.
Una delle vie più interessanti per il trasporto delle
merci da parte dei commercianti era quella che univa l'est (Racapsa-Gabes) al
nord-ovest (cioè le coste atlantiche) raggiungendo prima Thammugadi e poi
Lambaesis (nel 117 AD), qui agiva come deterrente all'incursione dei nomadi
berberi la III Legione Augusta, spesso impegnata in schermaglie e combattimenti
più o meno duri.
Proprio a Thammugadi furono mandati molti veterani per
popolare la città in funzione protettiva nella duplice veste di coloni/soldati
e proprio dai suoi resti archeologici si può notare come sia cresciuta alla
stregua di un grande accampamento militare accuratamente
"ingrandito".
Globalmente
sul territorio mediterraneo nordafricano, dal 100 AD in poi grazie all’intensa
attività militare di pacificazione dei veterani, le zone rurali e agricole,
iniziano a intensificare le produzioni e specialmente l’olivo prende il
sopravvento anche grazie alle condizioni climatiche che ne garantiscono la
buona crescita, di conseguenza le esportazioni non sono più solamente di grano,
che scema man mano, ma di grandi quantità d’olio, e di agrumi anch’essi in
crescita grazie alle colture intensive.
Da non dimenticare poi man mano che le conquiste nei
territori s’intensificano, aumentano lo sfruttamento e la produzione di pietre
e di marmi che servono per le costruzioni: specie nelle zone della Numida il marmo
inizia a far concorrenza a quello ellenico e si dimostra anche di migliore
qualità in molte occasioni d’utilizzo.
Le città prendono respiro e iniziano a espandersi sotto lo
stimolo energico del governo centrale, se prima la vita era vissuta in maniera
calma, tipica delle zone nomadi, ora le strade che si dirigono a ovest come a
est sono intasate da un via vai continuo di rifornimenti d’ogni tipo e valore.
Le
carovaniere arrivano oramai a lambire le zone desertiche e spesso passano
attraverso esse, Leptis Magna e Sabratha sono città-fortezza militari che danno
sicurezza ai viaggiatori, così come pure gli ultimi avamposti militari
territoriali tra cui Gadames e Massad.
Indubbiamente,
grazie alla successiva immensa diffusione del latino sul territorio, l'Africa
mediterranea divenne una delle roccaforti della romanizzazione e più tardi
anche del Cristianesimo raggiungendo l'apice probabilmente al tempo dell’impero
di Settimio Severo.
Cartagine, ad esempio, risorge dopo l'incendio del 145,
ancora più grande e secondo un preciso piano regolatore diventando una dei più
grandi centri della zona e del bacino mediterraneo.
Dal punto di vista economico, i territori maggiormente
attivi e che forniscono quantità copiose di grano a Roma sono le valli di
Bagrada e Miliana, Capo Bon e il suo entroterra peninsulare e la valle dello
Chelif insieme alle terre della Mauretania Caesariensis.
Amministrativamente il territorio fu così suddiviso
attraverso la centuriazione senza tener conto dei sistemi in uso in precedenza
che si rifacevano alle amministrazioni numidiche o comunque nordafricane
utilizzate sostanzialmente fino allora.
Una
caratteristica spesso dimenticata, anche dal punto di vista archeologico, è la
posizione di diverse fortificazioni militari e piccole cittadelle nel pieno del
deserto meridionale libico, confinante con quello egiziano ed indirizzato,
commercialmente parlando, verso l’interno del continente africano ed in special
modo verso il territorio sudanese che ne era fin dall’antichità il terminale
più logico.
Normalmente questi ridotti sono posti in prossimità di
oasi, come ad esempio quella di Kharga (insediamento romano di Qasr el Gueita)
e nel corso dei secoli successivi furono utilizzati anche da persiani e
bizantini, civiltà precedenti e posteriori all'arrivo delle legioni romane.
Più che di resti, si deve parlare di centri veri e propri,
preservati dal tempo e ancora in grado di dirci esattamente come poteva
svolgersi il commercio tra Africa interna e Mediterraneo, quindi veramente
importante per comprendere appieno la loro importanza dal punto di vista
sociale.
Con ogni probabilità questi centri erano già attivi nel
corso dei millenni precedenti e i nostri solerti militari hanno plasmato e reso
ancora più funzionale l’accesso alla via carovaniera per il sud in maniera che
fosse più semplice entrare in contatto con mercati così lontani.
Una fortezza come quella di Kharga al tempo dei romani
poteva essere ben definita ai confini del mondo conosciuto, in effetti,
sembrava essere sicuramente un ridotto forse più in là di qualsiasi attesa,
forse di un nemico che non si sarebbe mai fatto vedere (… mi perdoni il buon
Buzzati….).
La
colonizzazione era tutt’altro che effimera, i romani costruirono templi, il che
significava una discreta vita sociale e soprattutto tendevano a fortificare il
perimetro che copriva la cittadina o l’insediamento.
Alcuni studiosi propendono per una specie di limes sulla
falsariga di quelli situati nell’Europa centro-orientale (Reno e Danubio), come
effettiva barriera contro un possibile attacco da parte di nemici organizzati
meridionali chiamati anche qui, generalmente, barbari.
Personalmente, propendo per una soluzione meno onerosa,
ritengo che romani e poi, bizantini, avessero una visione intelligente del
territorio, e nel frattempo, non avendo la possibilità pratica di far
funzionare la loro superba logistica, non potevano avventurarsi oltre quei
limiti per evidenti motivi, di conseguenza le roccaforti rimanevano punti fissi
per un’eventuale difesa grazie ad una grande riserva d’acqua perché sorgevano
all’interno di oasi, nello stesso tempo facili da evacuare in caso necessità
estrema.
Teniamo conto che Qasr el-Gueita si trova non lontano dal
Tropico del Cancro a occidente della Bassa Nubia Egiziana e molto lontana dalle
vie normali di comunicazione solitamente utilizzate da tutti gli eserciti che
transitavano in quel territorio.