L’Arte nella società dalla
Grecia a Roma Imperiale
di Enrico Pantalone
Quali erano i
principi che muovevamo l’arte greca e poi quella romana in rapporto alla
quotidianità che le loro popolazioni vivevano, come si differenziarono durante
i secoli e quali punti in comune svilupparono dando vita
alla più grande civiltà europea, destinata a proiettarsi fino ai nostri giorni
?
Una delle principale differenze tra arte greca e romana era
senz'altro la finalizzazione che potremmo definire "sociale"
dell'opera creata: da una parte si pensava a rappresentare la bellezza, la
forza fisica, il corpo umano nelle sue molteplici estrinsecazioni mentre
dall'altra si pensava invece a rappresentare le azioni militari ed i loro
comandanti oppure chi era preposto alle istituzioni ed agli atti che ne
conseguivano per lo Stato.
Per i greci l'arte diveniva quindi un modo di valorizzare la plasticità e le
variazioni di tonalità muscolari del corpo umano, di simboleggiare il progresso
dell'uomo utilizzando gli aspetti più divini, per i romani che partivano sostanzialmente
dagli stessi dettami, essendo comunque debitori verso i primi, la completezza
dell'arte diventava la piena umanizzazione dell'aspetto divino, ecco che gli
dei si trasformavano più prosaicamente in generali o imperatori, più
concepibili dalla mentalità dell'uomo comune anche se restavano al di sopra di
tutti.
Facendo un
raffronto con la storia romana e le sue esemplificazioni artistiche possiamo dire che per la Grecia abbiamo un po’ più di problemi a
comprendere bene quale tipo di storia la sua arte racconti, specialmente
facendo riferimento a costruzioni come il Partenone ed alle incisioni che
vengono raffigurate.
Quale tipo di storia ci raccontano queste opere d’arte ?
Spesso viene il
dubbio che esse fanno riferimento ad avvenimenti precedenti a quelli della
civiltà ateniese e spartana e che, per esempio, monumenti o architetture siano
stati edificati su strutture già esistenti (come il Partenone stesso).
Sappiamo che in Grecia mito, leggenda e storia sono spesso marcatamente e
sapientemente mischiati nell’arte rispetto a quella romana, il contesto quotidiano del resto era tale che richiede un
minimo di comprensione da parte nostra: la vittoria sulla Persia ne determina
probabilmente i confini tanto storici che culturali.
L’arte greca come
noi la conosciamo, nel suo splendido fulgore, fu certamente legata alla
dinamica socio-politica ed allo sviluppo culturale
delle polis nel territorio: a partire dal 700 aC s’iniziò a sviluppare tale e
tanta partecipazione alla vita pubblica rispetto al passato che appariva del
tutto logico il fatto che l’arte ne traesse dei vantaggi per rappresentare più
liberamente le condizioni della vita e le sue bellezze.
Esisteva una stabilità sociale di fondo, quindi
l’artista aveva l’esigenza prima di tutto d’interpretare il quotidiano, tant’è
che molte opere furono preparate per i vari simposi scientifici, filosofici e
letterari che si tenevano nel territorio ellenico, si trattava perlopiù di
decorazioni di vasi o suppellettili dedicati al culto o alle cerimonie, ma non
mancavano le sculture dedicate al “congresso politico” o ad una
rappresentazione sociale per permettere ad un oratore di far comprendere i suoi
dettami: l’arte diventava così un’espressione pubblica.
L’epopea anti-persiana viene vissuta molto
intensamente dalla popolazione greca in generale, Atene viene messa a fuoco e
fiamme, dopo la vittoria parte la ricostruzione che non può non ispirarsi
artisticamente alle immagini del trionfo militare ma nello stesso tempo deve
cancellare anche gli arcaismi precedenti in qualche modo senza distruggerli,
modificandoli ed adattandoli alla nuova realtà., così si sovrappongono
particolari ad altri particolari che non disturbano ma integrano la profondità
della visione artistica nell’insieme .
Sostanzialmente,
quando noi parliamo d’arte greca il pensiero corre
veloce alla scultura ed a tutte le sue interazioni nel campo della società
mentre la decorazioni erano si interessanti ma spesso servivano a “coprire” le
prospettive che normalmente davano un senso orizzontale agli edifici piuttosto
che ai templi.
Il confronto appare spesso difficoltoso perché mentre per le decorazioni s’è in
grado di studiare l’opera direttamente dall’originale per l’arte scultorea non sempre ciò è possibile, per il semplice fatto
che spesso le opere erano copie dell’originale posizionate al tempo dei romani
nelle ville o negli edifici e pur se interessanti prive con ogni probabilità
dei piccoli segreti dell’artista.
Le decorazioni avvenivano normalmente seguendo le regole geometriche che
governavano i disegni e che tendevano appunto a seguire linee orizzontali,
quindi coloro che dovevano provvedere al lavoro,
architetti più che artisti, potevano spaziare in piena libertà d’intenti e
trattare l’edifico o il templi come fossero cose vive, qui era evidente
l’influsso della politica, ciò che veniva apposto doveva rappresentare la vita
quotidiana nel suo insieme.
Viceversa l’arte scultorea prende decisamente uno
sviluppo che porta a rappresentare più che la società il corpo umano, in
maniera molto anatomico ed analitico.
Proprio nei termini
in cui s’accennava precedentemente si ritrovavano le
principali differenze che segnavano il confine fra le due arti: quella greca
rimaneva più elitaria di quella romana che sembrava d’altro canto essere fatta
appositamente per creare una sorta di connubio con la vita quotidiana: quella
pubblica.
Infatti, l’arte romana sembrava costruita appunto per
soddisfare la pubblica utilità, quasi “regolamentata” in certi vincoli, con
minori possibilità legate all’estro fantasioso del creatore, quella greca
appariva quindi più “intimistica”, se è concesso usare questo termine, e questo
traspariva abbastanza specialmente nella pianificazione delle costruzioni
religiose, per Atene un solo grande, immenso tempio dedicato alle divinità, il
Partenone, così, parlando d’Atene ci s’immaginava anche la costruzione, a Roma
in tempo repubblicano erano diversi e tutti importanti allo stesso modo i
luoghi dedicati al culto, razionalizzati dal punto di vista urbanistico ed
artistico.
Spesso nelle
costruzioni, come ad esempio il Partenone o comunque quelle Olimpiche, viene riflesso una cera mania di arroganza “politica”
costruita nella polis da parte degli stessi abitanti ateniesi rispetto al
disprezzo verso luoghi più poveri del territorio, tuttavia questo non è di per
sé un valore negativo, serviva a mettere in chiaro che essi avevano un
“contatto” privilegiato con le divinità che li avevano scelto la loro dimora.
Su questa linea Pericle stesso aveva redatto un programma sembra molto
particolareggiato, diciamo che egli presentava Atene come la città più virtuosa
e dalle qualità eccelse, questo aveva effetto sul popolo quando si parlava di
politica e si doveva decidere sul da arsi, Pericle era
estremamente moderno quando costruiva la sua immagine, evidentemente l’arte
coglieva appieno il suo modo d’espressione e serviva per la sua causa:
civilizzazione, cultura e indipendenza erano valori che si potevano trovare
facilmente nelle opere architettoniche di quel tempo.
Nell’arte romana repubblicana
dopo la I, la II guerra punica e la guerra siriaca avviene sicuramente un passaggio, ma decisivo nel capovolgimento artistico nel
territorio soggetto all'Urbe e per esempio all'Etruria.
Infatti dall'Italia meridionale l'arte greca invade
l'Italia centrale, portando con sé la lavorazione del bronzo per le statue, la
lavorazione dei vasi che propongono le innovatrici figure rosse e le pitture
che celebrano i trionfi delle legioni, prima praticamente sconosciute.
E l'arte figurativa ha una violenta esplosione
nell'Urbe con lo scolpitura di statue e colonne sparse a decine, il marmo viene
usato per le costruzioni dei templi: insomma in Roma inizia a prendere piede
l'ellenismo tanto che a metà del II secolo una tomba dell'Esquilino è decorata
per la prima volta con affreschi.
La cultura greca inizia quindi a trasformare in maniera esaltante
quella romana, a creare inscindibilmente quel mondo greco-romano che
s'appresta a dominare socialmente, artisticamente oltre che militarmente, parte
dell'ecumene conosciuto.
Accanto ad un’arte
colta che ha notevolissime manifestazioni sin dal I secolo aC in un ambiente
d’elevata cultura e che diede a Roma alcuni fra gli ingegni più alti della sua
storia, è anche ben viva una corrente artistica popolare la cui origine,
tuttora mal nota, si tende oggi a far risalire più che
a un comune sostrato celtico, indubbiamente presente, ad un multiforme
provincialismo italico.
E’ un’arte essenzialmente finalistica, dedita per lo più al piccolo bronzo
artigianale al rilievo decorativo e funerario (prima radice forse di molte
delle forme dell’arte funeraria delle province) che
solo eccezionalmente, affronta il tema celebrativo del sacrificio ufficiale ed
esprime un linguaggio ancora pienamente dialettale.
Ben presto le scuole colte di indirizzo
prevalentemente accademico ed eclettico, attive in diversi centri della
Cisalpina, fanno sentire la loro influenza sulla corrente popolare, Ne derivano
fra il I ed il II secolo dell’impero creazioni di alto livello artistico.
Così i bronzisti
"di corte" attuano una decisa trasformazione artistica da una
derivazione di tipo ellenistico-romana in un'interpretazione particolarmente
esuberante e fuori dalle linee del tempo, ma innovativa.
Così la raffigurazione in argenteo di Lucio Vero con cui l’arte provinciale
raggiunge il traguardo della ritrattistica ufficiale, segna un essenziale punto
di riferimento cronologico.
E’ infatti sintomatica la persistenza di tanti
elementi della tradizione locale in quest’opera di corretta impostazione
classica, sicuramente databile alla seconda metà del II secolo in un momento
storico che sta per segnare la definitiva rottura dell’equilibrio faticosamente
raggiunto tra Roma e le province.
L’arte del periodo
principesco dei primi due secoli AD fu essenzialmente un’arte che potremmo
definire appunto umanitaria o sociale, nel senso che tendeva sempre a privilegiare l'espressione d'impegno sociale imperiale tanto
nella composizione quanto nella costruzione di opere che fossero di pubblica
utilità, quindi d’ampio respiro architettonico e scultoreo.
Solo Traiano ed Adriano, pur seguendo le linee
generali, lasciarono spazio alle opere commissionate ad un maggior ellenismo
che nella pratica significava maggior aulica nella presentazione finale,
probabilmente anche perché i due viaggiarono molto e traevano ispirazione in
maniera diversa.
In qualche modo quindi l’arte s’impoverì senza l’uso delle tecniche elleniche,
ma ad esempio ci si sforzò d’usare sistemi allegorici come quello
simpaticissimo del sarcofago a forma di tinozza per la spremitura dell’uva,
dove l’ottenimento del vino aveva come scopo di "mostrare" la vita
dopo la morte.
Non dovendo seguire le classiche linee elleniche, in un certo senso ne guadagnò
la libertà d’azione dell’artista o dell’architetto, mai come in questo periodo
tranquilli e ben voluti, era un’arte più genuina, più provinciale, ma
socialmente molto interessante, magari espressa in bassorilievo di grande
impatto suggestivo.
Il bassorilievo non
è propriamente un’arte medievale come spesso si crede, infatti
già gli egiziani ne facevano un certo uso andando a “scavare” il fondo del
piano, ma è comunque nell’età del ferro che esso prenderà le forme a noi ben
conosciute attraverso le opere degli artistici ionici passando indifferentemente
dai due ai tre piani di rilievo sempre però relativamente al figurativo.
Per comprendere i bassorilievi che ritraevano paesaggi o architetture dell’epoca dobbiamo spostarsi un po’ più avanti nei secoli per
arrivare alla scuola alessandrina che grazie anche all’impulso degli artisti
romani sviluppò una tonalità d’effetti nel bianco e nero davvero mirabile, con
il passaggio conseguente all’utilizzo di mezzi diversi dal classico scalpello
che ovviamente non poteva offrire più di tanto all’artista, si rese necessario
l’uso del trapano che incideva più profondamente e permetteva appunto tonalità
ed effetti diversi al chiaroscuro.
Saranno poi gli artisti romani d’oriente e quelli barbarici ad
eliminare ogni tipo di gradazione passando ad un chiaroscuro deciso dovuto al
miglioramento dello strumento d’incisione ed alla tecnica utilizzata a tale
scopo, affinata da un’accurata preparazione.
La lavorazione del
bassorilievo in avorio ancora nell’alto medioevo era tradizionalmente eseguita
nella parte orientale dell’Impero perché di chiara
derivazione tardo greca, opere ragguardevoli in questo senso le possiamo
trovare sparse un po’ in ogni museo del mondo, l’avorio donava una dinamica
espressiva davvero unica e soprattutto s’è tramandata costantemente nel tempo.
Il bassorilievo sembra tuttavia essere un’arte incisoria propria di tutta la
cultura europea che tradizionalmente dall’età medievale esprime una compiutezza
ed una bellezza davvero entusiasmante soprattutto
laddove noi la passiamo con i nostri occhi valutare essendo presente in quasi
tutte le chiese gotico-romaniche.
Con il tempo attraverso le varie fasi dell’evoluzione societaria del nostro
continente il bassorilievo amplia la sua essenza artistica, coglie maggiore prospettive, aumenta i piani su cui vengono incisi
i disegni, diventa più ricercato e complesso, cogliendo indirizzi diversi da
quelli più propriamente antichi soprattutto nell’età del barocco.