Le Origini del Mito e della Renovatio Imperii


Per iniziare una ricerca, di qualunque tipo essa sia, si suole dare un punto di partenza, una data che possa indicare l'inizio da cui abbiamo preso il via per capire gli avvenimenti che ci proponiamo di trattare.
Dovendo prendere per forza una data di partenza, ci sentiamo di utilizzare come tale la notte dell'anno 800, giorno di Natale , quando il re dei Franchi, Carlo Magno, fu incoronato dal Papa come novello imperatore del Sacro Romano Impero (e condividiamo appieno così la tesi del Cavanna) e ci sembra d’esemplificare in modo stupendo quella fusione tra il carisma cristiano del potere ecclesiastico e tutta la potenza che era rappresentata dall'imperatore barbaro che s’era detto continuatore delle vecchie insegne romane.
Egli portava con sé leggi e vincoli antichi che cercava di fondere alla meglio con quelli in vigore nelle regioni passate ora sotto il suo dominio.
Passiamo avanti negli anni, e balziamo nell’anno 843, quando a Verdun i figli di Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno, si spartiscono equamente in due parti il territorio imperiale: da un lato, quello che poi diventerà lo stato francofono e , dall'altro, quello che univa Germania e Italia settentrionale inscindibilmente.

Il cosiddetto mito della romanità, ed il suo vincolo con l'impero, non cessò mai di rappresentare per i monarchi franchi che elevarono le loro teste coronate al sacro trono e che si susseguirono nei secoli prima e con gli Ottoni e gli Svevi poi, una meta da raggiungere e da tenere sempre nella più ampia considerazione in tutto ciò che essi trattavano.
Il concetto della Renovatio Imperii era, in effetti, intrinseco all'ideologia imperiale franco-tedesca, anche ovviamente ai fini della loro politica, e da qui possiamo affermare che l'imperatore fosse visto come il portatore esclusivo di quella idea di sovranità che sarà in futuro foriera di dispute intensissime, durante i secoli che vanno dall'undicesimo al quattordicesimo, sia esse fossero tra l'imperatore e la chiesa, sia tra l'imperatore e le comunità cittadine che rivendicavano le loro autonomie.
Di fatto, la concezione così universalmente caratterizzata, vista dalla parte dell'etica politica o ideologica che dir si voglia, non poteva trovare che espressione più che compiuta anche negli studi di diritto cha mai avevano conosciuto periodi neri, anche se talvolta erano stati dimenticati nei secoli passati.
Era il veicolo adatto per esprimere un ideale dotto che realizzava le aspirazioni dei ceti altolocati in fatto di studi intorno ad una legge, che diventasse comune per tutta la popolazione facente parte integrante del grande impero.



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