Le campagne militari di
Serse
di
Enrico Pantalone
Serse
fu conosciuto dagli occidentali (tra i greci soprattutto) come il monarca
debole militarmente, ciò a causa principalmente della sua campagna ellenica
conclusasi nel disastro, in realtà le fonti orientali mostrano un aspetto
decisamente opposto da questo punto di vista visto che egli riconquistò Egitto
e Babilonia.
La campagna egiziana prese avvio da una richiesta
esplicita d’aiuto degli abitanti stanziati sulle rive del Nilo per “calmare”
gli animi degli ebrei rivoltosi della Giudea e di Gerusalemme che evidentemente
stavano prendendo in mano le redini economiche dopo essersi insediati stabilmente.
Come spesso accade, la richiesta d’aiuto per placare una
rivolta divenne la chiave per l’assoggettamento dell’intera nazione da parte
persiana, Serse invase prima la Palestina e poi l’intero Egitto vincendo facilmente
il debole esercito locale che peraltro oppose una resistenza davvero minima,
così l’imperatore persiano ebbe modo di “normalizzare” la regione a soli due
anni dal suo insediamento sul trono nel 484 aC.
Due anni più tardi “normalizzò” anche la Babilonia, di cui
peraltro era stato riconosciuto re in maniera ufficiale sin dal suo
insediamento imperiale, qui la campagna fu piuttosto rapida e dovuta al fatto
che esistevano dispute sul titolo di “Re” e sulle sue norme giuridiche che gli
imponevano delle limitazioni, mai attuate.
Anche qui vi fu una rivolta, schiacciata quasi
immediatamente, sfortunatamente le conseguenze per la popolazione e le città ci
furono, numerosi edifici furono rasi al suolo, e a pagare non furono solamente
i satrapi e gli aristocratici che avevano messo in atto “la congiura”: teniamo
presente che Serse a Babilonia mandò il suo fratellastro Megabiza, uno dei
migliori generali del suo esercito, bravo, attento e deciso, anche troppo alle
volte.
A
parte i 10000 immortali, quasi tutti persiani, medi o alamiti, l’esercito in
marcia di Serse sembrava un immenso serpentone di grande impatto antropologico,
infatti, erano presenti contingenti di tutte le razze che vivevano sotto
l’impero persiano diviso in satrapie:
Ancora più di Dario, Serse aveva accentuato l’eterogeneità
dei suoi soldati creando, di fatto, forse il primo esercito “federale” della
storia, perché ogni contingente aveva egual diritto nel comando e nelle
operazioni di guerra.
I medi erano perfettamente integrati nel sistema persiano
tanto che i loro soldati vestivano esattamente come quelli di Serse, o forse è
vero il contrario cioè che i persiani abbiano tratto i loro capi di vestiario
dai medi, così gli alamiti o cissiani/cassiti (secondo i testi e degli
studiosi) anch’essi, altra razza prettamente stretta da un patto d’acciaio con
quella persiana.
Poi vi erano i contingenti multicolori (nel senso del
vestiario) delle popolazioni che davano a oriente: sogdiani, ircani, gandarici,
dadici, battriani, corasmi e parti, tutti quanti distinti per qualche drappo
(la famosa mitra) diverso l’uno dall’altro, ma sostanzialmente simili nel
portamento.
Non sappiamo quanto l’unità fosse realmente vera, fatto
sta che almeno nelle intenzioni si trattava di un esercito realmente grandioso,
primo e forse unico esempio nella storia umana, per contro si può pensare che
proprio questa eterogeneità fu una delle cause maggiori dei problemi tattici
che Serse ebbe quando si trattò d’affrontare avversari decisi come i greci.
Non
dobbiamo dimenticare che Serse si considerava il Re dei Re, non per rafforzare
il suo potere, già immenso, ma proprio perché il decentramento dell’Impero
Persiano portava al riconoscimento di fatto di tutte le amministrazioni
regionali ampiamente autonome che ne facevano parte integrante, una specie di
Commonwealth anticipato nei secoli, così ogni amministratore locale (il satrapo
o governatore) dopo essere stato da lui nominato nella carica, riconosceva
nell’imperatore persiano un comandante supremo sia in guerra sia in pace.
Queste impostazioni amministrativa facevano si che appunto
l’esercito imperiale in marcia al gran completo fosse sicuramente eterogeneo
nel presentarsi, frutto di culture diverse, di tradizioni millenarie e
soprattutto frutto d’estensione territoriale davvero incredibile, certo è che
quando le cose si mettevano male come dopo Salamina per esempio, Mardonio
chiamato da Serse al comando dell’esercito preferì puntare tutto sull’elemento
iranico composto di persiani, medi, battriani e indiani più ovviamente gli
immortali, in pratica lo “zoccolo duro” dell’esercito per combattere e muovere
battaglia, lasciando alle altre popolazioni non iraniche le azioni di
retroguardia o di pattugliamento: quindi anche tra i persiani vi era un limite
nella considerazione sociale e militare delle proprie truppe.
Si
parla spesso con rispetto della splendida, mitica e ineguagliabile resistenza
spartana alle Termopili e dell’invasione successiva del territorio attico da
parte dell’esercito persiano di Serse, ora guardiamo la campagna con un’ottica
persiana, quasi mai valutata a fondo.
Serse non era certamente un imperatore/soldato, né era certamente
un imperialista, ma aveva le sue belle gatte da pelare in politica interna che
lo tenevano sempre sulle spine e che lo inducevano perciò a muovere guerra
spesso.
Egli di suo, avendo uno stampo umanista, preferiva
arricchire le città sottomesse al suo impero dotandole con opere di grande
pregio architettonico e urbanistico, grazie al grande ingegno in questo campo
del suo popolo.
Detto
questo, però all'inizio del V secolo aC fu costretto a brandire le “armi” e a
menar tenzone dal cugino Mardonio, che non potendo ufficialmente ambire al
trono, cercava la satrapia in altro territorio e non mancava di arringare la
nobiltà sulle scarse qualità militare, a suo dire, di Serse.
Le sue qualità in questo campo però non si discutono, egli
si mosse con estrema cautela, e l’esercito terrestre fu massicciamente
spalleggiato dall’intera marina persiana formata da fenici, egiziani e fuoriusciti
greci, la preparazione durò più di tre anni compreso l’immenso canale scavato
nell’Athos che servì per fare passare le trireme cariche di soldati e vettovagliamento,
il maggior carico ingegneristico fu affidato agli esperti fenici, gli unici
capaci di scavare il fondale in maniera che non sorgessero problemi durante il
transito.
Il
vettovagliamento fu piazzato fin dalla costa anatolica in grande quantità attraverso
lo stoccaggio in depositi custoditi e sparsi in maniera piuttosto regolare
lungo tutto il territorio, si stava muovendo un’immensa macchina da guerra, un’immensa
moltitudine di gente, guerrieri e non che non aveva confronti nel passato e che
non conoscerà confronti nemmeno nei secoli successivi, nemmeno Roma raggiungerà
mai un simile apice.
Il costo dell'intera operazione doveva apparire agli
occidentali notevolmente proibitivo, pensiamo che secondo recenti studi
giornalmente un soldato dell'armata persiana costava all'incirca 400 talenti
(pensiamo che lo sfruttamento della miniera di Maronea fruttò 100 talenti
globalmente ed abbiamo il valore del denaro...), costi che gravavano
soprattutto per gli impedimenti logistici nella sussistenza, al fine di contenere
i costi l'esercito limitò su tutto, solo Serse poteva contare su una tenda come
rifugio.
Purtroppo
per il Grande Re, com’era soprannominato, non fu tutto facile come l’inizio
della campagna poteva lasciar presagire, se egli voleva in qualche modo
ristabilire il prestigio e la potenza del suo impero ben presto si dovette
ricredere e questo fu in qualche modo fatale.
Sparta, aveva ben ragione nel dubitare della reale fedeltà
delle popolazioni di Tracia e Macedonia verso l’imperatore: indubbiamente esse
intorpidirono la mente di Serse nelle valutazioni globali sulla condotta della
campagna.
Serse iniziò ad avere qualche dubbio dopo le Termopili,
dopo aver visto lo scarno contingente lasciato alla custodia di quel passo, ma
i suoi generali inebriati dal successo lo fecero dissuadere da ogni ulteriore
esitazione, invadendo la Tessaglia in breve tempo: una blitz-krieg anticipata
di qualche millennio, salvo che Sparta grazie al sacrificio di Leonida stava
fortificando in maniera eccellente l’Istmo di Corinto andando a chiudere ogni
possibilità di passaggio e rifornimento al persiano.
Atene intanto grazie alla sua flotta, pur con la città
messa a conquista dalle truppe persiane intensificava benissimo l’attività
marinara grazie al fatto che la sua flotta era stata messa al riparo e con ciò si
apprestava a chiudere ogni possibilità di rifornimento via mare dalla penisola
anatolica.
Fu allora che il dramma dell’esercito persiano si vide in
tutta la sua gravità: la sua ritirata, assomigliò a quelle di molti eserciti
arrivati con grandi mezzi in una nazione da conquistare e poi rimasti senza
rifornimenti, eppure Serse aveva fatto provvedere a pianificarli come abbiamo
visto mediante dei punti precisi sparsi nel territorio, ma ciò non bastò.
Costretto a rientrare sul territorio asiatico dovette
lasciare alle truppe spartane che lo stavano inseguendo una piccola cittadina
dell'Ellesponto fino allora tributaria di Serse:
Bisanzio…..