Le “Fanterie di Mare” greche e romane
di Enrico Pantalone
Indubbiamente
i greci furono coloro che "inventarono" le truppe dei marines
(chiamiamoli con l'uso comune odierno) o Fanterie di Mare, si trattava invero
di ben poca cosa, infatti gli epibati
erano non più di una decina stanziati sulla poppa delle triremi
o delle triere, pronti a parare l'assalto nemico in
caso d'arrembaggio o viceversa ad attaccare se v'era l'occasione propizia: si
trattava in pratica di opliti o uomini che portavano il loro equipaggiamento
usuale per il combattimento a terra.
Erano ovviamente anche degli ottimi fanti addestrati a
rimanere in piedi sulle navi (esercizio non certo facile all'epoca), nulla più.
La specializzazione arrivò con i nostri amici romani, dalla
loro migliore esperienza in materia militare si potrà quindi parlare con più
precisione sui classici socii navales
o navali milites che furono la vera forza di Roma
nelle missioni marine pur essendo reclutati normalmente tra i cittadini.
Comunque
per quanto riguarda i greci, al tempo di Alessandro le cifre non erano poi così
risicate in termini di fanti di marina, spesso dimenticati, ma erano molto
importanti.
La Hellenikon Nautikon, la flotta ufficiale, durante le campagne tra il
334 ed il 323 constava tra le circa 180 navi da guerra, il che significava tra
i trentaduemila ed i trentasettemila marinai, rematori e soldati in plancia,
cioè i "marines" che venivano utilizzati anche per discendere i fiumi
dell'Asia con veloci barche o zattere, insomma grande preparazione come al
giorno d'oggi, un gruppo senz'altro d'elite.
Per
quanto riguarda l’utilizzo di truppe da sbarco sui due grandi fiumi europei
Reno e Danubio dobbiamo rilevare che fu Ottaviano ad
istituire le rispettive flotte per navigare le acque interne attraverso tutto
il nostro continente orientale: quella Pannonica sul Danubio e quella Germanica
sul Reno mentre ad oriente operava la flotta Mesopotamica sul Tigri e
sull'Eufrate operante dall’era di Traiano fino a quella di Giuliano.
Se per le prime due flotte si può sostanzialmente parlare
di un lavoro di routine come pattugliamento e pronto intervento con
"marines" nel caso della terza flotta oltre al pattugliamento normale,
si facevano anche servizi particolari come la scorta a merci preziose
provenienti dall'Oceano Indiano in modo da farle
arrivare senza problemi nel bacini del Mediterraneo.
Sul
Reno e sul Danubio le flotte erano indubbiamente molto utilizzate soprattutto
in virtù della velocità maggiore nello spostamento delle pattuglie in caso di
necessità e per evitare agguati....non stiamo parlando
di fiumiciattoli o torrenti, ma di grandi fiumi dal letto immenso solcate da
navi di 30/40 metri, le quali portavano decine di uomini ed anche....
l'artiglieria del tempo se necessaria, navigando non si sprecavano energie
inutili e si guadagnava tempo prezioso.
Indubbiamente
erano però navi leggere, sicuramente senza ponte, inutile ovviamente, biremi o
"uno e mezzo" come si diceva spesso, a pelo d'acqua senza nemmeno il
bisogno della vela.
Considerando
che con le correnti del fiume si poteva viaggiare indubbiamente anche intorno ai 7/8 nodi, velocità consistente per operazioni rapide ed
efficaci.
A
oriente sui grandi fiumi asiatici con ogni probabilità si usavano anche delle triremi a vela, cosa che avevano già fatto i greci al tempi d'Alessandro: in questo caso parliamo di navi vere
e proprie che solcavano le acque profonde dei fiumi dove esisteva un pescaggio
adeguato che permettesse anche la navigazione regolare, chiaramente tutto ciò
che abbiamo scritto deve essere riferito solamente ai tratti consoni di quei
corsi fluviali.
Danubio, Reno, Tigri ed Eufrate permettevano la
navigazione in acque interne allo stesso modo di quella in mare aperto in
proporzioni minori di capacità concernenti il trasporto (merci o militari) per
lunghissimi tratti sia a favore di corrente sia contro, l'uso di argani e buoi
non poteva avere valenza nel pattugliamento militare perché
lento ed inadatto, poteva essere usato eventualmente per spostare
dell'attrezzatura militare in caso di campagna con tempi però decisamente più
lunghi.
Il
punto è che sono diverse le possibili tipologie di navigazione interna proprio
rispetto alla conformazione e alla struttura del bacino: un fiume con letto
stretto e pieno di rapide non può essere certo percorso come un fiume con le
due rive che nemmeno si vedono.
Questa se vogliamo è stata una necessità anche italica, il
Po è navigabile, il Volturno (un esempio s'intende) molto meno o quasi per
nulla, ma questo non fermava certo i nostri baldi eroi....
Per esempio consideriamo anche i banchi di sabbia
sott'acqua che in fiumi come il Reno o il Danubio dovevano diventare delle
enormi trappole se non conosciute da gente esperta....
Per
discendere i grandi fiumi asiatici e le loro correnti, i loro banchi di sabbia,
Alessandro Magno utilizzava esperti navigatori ciprioti e fenici che
costruivano evidentemente navi molto interessanti e valide tant'è ancora nel
diciannovesimo secolo erano in uso regolarmente in territorio indiano.
Gneo Pompeo
Magno ottenne, grazie alla Lex Gabinia,
nel 67 aC un comando triennale pressoché illimitato
(pur con il voto contrario del Senato) sul territorio limitrofo alle coste di
tutto il Mediterraneo (fino a cinquanta miglia d’entroterra) e naturalmente sul
mare stesso per combattere e distruggere i pirati che infestavano le acque e
depredavano le cittadine che si affacciavano a esse.
Le sue truppe erano formate da 12000 soldati e 500 navi,
si suppone che i soldati fossero come gli attuali “fanti di marina”, capaci di
combattere tanto nelle battaglie navali quanto sulla terraferma e capaci lo
dovevano essere davvero visto che non s’impiegò che poco più di tre mesi per fare piazza pulita completa e dividere il Mediterraneo in 9
settori di comando.
I pirati che si arrendevano avevano salva la vita, ma
dovevano scegliere una località fissa, dove vivere: Soli (poi Pompeiopoli) in Cilicia o Dyme in Acaia (Taranto) e nelle
intenzioni questa “benevolenza” doveva avere una funzione sociale più che
punitiva.
Pompeo resosi conto che la
maggioranza dei pirati non aveva particolari asti
contro lo stato romano, non aveva rigurgiti idealistici o di sovvertimento del
potere costituito, ma più pragmaticamente depredava per vivere e per
arricchirsi, cercò con questa soluzione di farli reintegrare nella normale
quotidianità obbligandoli alla dimora stanziale ed al lavoro.
Ci fu quindi una brillante azione militare dunque seguita
da un altrettanto brillante azione sociale da parte del comandante supremo
della flotta..
Un
vecchio ex-pirata convertito fu reso celebre da Virgilio nelle Georgiche
attraverso il personaggio proprio del vecchio di Corico.
I romani nell’operazione catturarono 71
navi e 306 gli furono consegnate senza combattere, 120 le città “liberate”,
10000 i pirati uccisi, l'azione di "polizia mediterranea" con la
fanteria di mare utilizzata da Pompeo fu brillante, tenendo
conto che i pirati che negli ultimi anni s'erano fatti decisamente più
intraprendenti non limitandosi ad attaccare solamente i navigli, ma andando
decisamente all'attacco delle indifese zone costiere tra cui Ostia, Miseno e Gaeta, quindi vicini all'Urbe.
Come già da decenni, anzi da secoli, le incursioni erano
orchestrate da illirici e cilici e nel territorio di quest'ultima regione i
pirati avevano la loro roccaforte, ovviamente insieme ai due secolari nemici
ora vi erano gente anche d'altri lidi, ribelli cretesi per esempio, ma
essenzialmente i cilici dominavano.
E fu proprio di fronte alle coste della Cilicia, nel golfo d'Adalia, che
si tenne la battaglia campale che decretò il trionfo della flotta romana .
Sarebbe interessante davvero studiare la composizione
reale della stratificazione sociale umana che componeva l'insieme dei pirati perché
credo, darebbe dei risultati sicuramente importanti per comprendere il flusso
delle popolazioni e potrebbe avere anche dei punti in comuni, delle analogie,
con le vicende odierne nel Mediterraneo.