Francis
L. Carsten
Le Origini della
Prussia
1954 Oxford Press/1982 Il Mulino
Recensione di Enrico Pantalone
Lo
storia della Prussia viene analizzata dallo storico inglese Francis L. Carsten in maniera dettagliata, partendo ovviamente
dall’instaurarsi degli insediamenti dell’Ordine Teutonico nelle terre ad est
dell’Elba.
L’analisi, profonda ed accurata,
si svolge intorno al ruolo della creazione dello “Stato Forte” per antonomasia
lungo tutta l’era medievale.
Carsten per meglio far comprendere la diversità nella crescita delle
due società tiene sempre in bella evidenza due percorsi paralleli: da un lato
l’occidente proteso verso la crescita dello stato nazionale e l’ascesa
inevitabile della borghesia cittadina a scapito della nobiltà terriera e ad oriente, al contrario, il servaggio della gleba, il
potere degli Junker, nobiltà feudale/terriera e l’incontrastato dominio della
casata degli Hohenzollern (successivamente come i
Savoia in Italia essi saranno i promotori dell’unità tedesca).
Il saggio consta di tre parti molto analitiche e profonde
nello sviluppo socio-economico prima ancora che
militare.
La prima analizza la colonizzazione del Brandenburgo, della Pomerania e della Prussia vera e
propria, con particolare riguardo alla dislocazione dei manovali della terra,
alla conversione dei popoli slavi ed ai privilegi
assegnati alla nobiltà ed ai mercanti tedeschi.
Carsten ci offre una visione della differenza fatta tra i contadini
germanici chiamati a popolare queste lande desolate al tempo ed
i contadini slavi costretti a subire senza possibilità d’avere un benché minimo
privilegio.
La parte finisce con un’analisi profonda della società
instauratasi attraverso questo sistema “coloniale” che raggiunge i vertici
proprio durante il medioevo.
La seconda parte del saggio è dedicata agli Junker, i
terribili nobili/fondiari che istaurarono un clima di paura e di rassegnazione
al tempo stesso presso le sfortunate popolazioni che abitavano i territorio orientali.
Alla base della trattazione sta la cosiddetta crisi
agraria del tempo che impose diversi principi territoriali facilitando l’ascesa
di nobiltà spregiudicate e di stampo militaresco.
Nel contempo questo clima fu creato anche dalla debolezza delle
città/portuali anseatiche che sul Baltico svolgevano le attività commerciali:
chiuse a riccio per difendere le proprie prerogative ebbero un ruolo notevole
nell’accentuarsi del sistema colonialistico prussiano crollando di fatto e
sottomettendosi poi agli Junker.
La conseguenza per le popolazioni slave fu il servaggio
della gleba , oramai istituzionalizzato da parte dei
ceti dominanti.
La terza parte, che supera il limite del medioevo, è
comunque interessante perché parla della formazione della Prussia come stato
unitario sotto la casata degli Hohenzollern, l’ascesa
del loro principe a grande elettore imperiale con tutte le conseguenze storiche
che ne derivarono.
A margine nel libro c’è un’interessante appendice che
tratta i prezzi d’alcuni prodotti alimentari dal 1395 al 1461 che ci fanno
conoscere in maniera palpabile la vita quotidiana della gente comune e non come
sempre di coloro che dominavano.