Lo sport nell’antichità

 

Ripercorriamo con piacere il tragitto che portò all’istituzione dei concorsi sportivi che inserisco impropriamente nell’ambito spartano più che altro per la memoria storica che vuole questa genia la più adatta a condensare le attitudini di sana cultura fisica.

Egiziani e Assiri si divino la palma di prime civiltà che attuarono non certo competizioni ma in ogni modo pratiche sportive tra la loro popolazione.

Non erano certo i giochi olimpici, ma ebbero una certa importanza la pratica assidua della prestazione fisica.

Le guardie del Faraone, e parliamo d’Egitto intorno al 4000 aC, erano soliti intrattenersi in incontri di pugilato, ben documentate da geroglifici tombali, insomma dovevano tenersi in allenamento per meglio difendere il sovrano e possiamo giurare che dovevano essere dei matches appassionanti.

Poi sul Nilo, pratica tuttora vigente, anche il nuoto aveva la sua importanza, e le immagini che abbiamo testimoniano che veniva legato il sacro al profano in questo caso, forse perché chi nuotava doveva avere indubbiamente delle grosse qualità, non era certo in una piscina ben delimitata !

Sempre testimonianza concernente pitture ed incisioni ci mostrano giovani atti alla corsa, all’atletica quindi e probabilmente impegnati in una gara di velocità cosa non inusuale all’epoca, specie tra i soldati sembra con premi cospicui.

La lotta, altro sport accarezzato lungamente dagli antichi ci viene mostrato attraverso le prese, cioè la posizione in cui i due lottatori cercano il contatto per mettersi vicendevolmente la tappeto.

Gli Assiri per contro furono i primi ad utilizzare i cavalli per la disputa di gare ippiche. Probabilmente con quadrighe (provenienti dall’esercito) sia cavalcando singolarmente ed anche qui non siamo lontani dal 4000 aC.

A Babilonia si svilupparono i primi giochi con il pallone, diffusi a lungo tra le varie civiltà, ma mai nei giochi olimpici, tanto  che un gioco del tempo l’Arpasto potrebbe essere designato come l’antesignano del moderno Rugby, pratica che viene anche menzionata nell’Iliade e che poi sarà accettata nella dura preparazione dei militari Spartani, mostrandoci come un semplice gioco poteva diventare fonte di perfetta preparazione, e se lo faceva l’esercito spartano possiamo credere veramente a ciò.

I persiani sono per così dire gli inventori dell’Hockey su prato, che era giocato anch’esso sull’erba tramite dei bastoni e con i giocatori bardati sulle gambe, non ne sappiamo molto, ma conoscendo la bravura dei giocatori odierni di quelle regioni un fondamento c’è eccome.

La lotta teneva conto di un punteggio: occorreva, infatti, fare inginocchiare almeno tre volte l’avversario per vincere l’incontro.

In seguito si passò anche alla lotta a terra ma per molto tempo era solo la flessione delle gambe che distribuiva punti, non vi era nemmeno una divisione come quell’odierna in categorie di peso e lo stile non era molto diverso da quello dei nostri giorni.

Nei lanci spiccavano giavellotto e disco, che facevano parte del pentathlon (con salto, stadio e lotta).

Il giavellotto per peso e forma non erano molto diversi da quelli utilizzati ai nostri tempi solamente differiva per la modalità del lancio: infatti oggi si scaglia con una poderosa spallata, al tempo invece si legava a d una funicella intorno alla mano e lo si lanciava dal basso verso l’alto.

Il disco, introdotto dagli spartani, era considerato una specialità militare ed era lanciato senza rotazione del busto (come invece avviene oggi): in pratica avveniva da fermo effettuando una semplice torsione.

Il salto era un oggetto misterioso, doveva essere una sorta di salto in lungo e non cerco in alto, ma gli atleti s’aiutavano con dei pesi di circa 2 chili l’uno tenuti in mano perché bisognava atterrare in piedi e non seduti come al giorno d’oggi.

Potrebbe trattarsi anche di una specie di salto triplo, dato che alcune fonti parlano di misure tra i 15 ed i 17 metri, forse eccessive per l’epoca ma se fossero veritiere inequivocabilmente indicherebbero l’odierna specialità dei tre salti in estensione. 

Estremamente importante era anche ( nonostante il divieto) la partecipazione delle donne ai giochi olimpici.

Ovviamente si tratta di partecipazioni sporadiche e spesso complici di qualche inganno, ma se furono riportate dalla storiografia ufficiale vuol dire che fecero molto scalpore e senz'altro furono degne atlete.

La prima vincitrice delle competizioni d’Olimpia fu neanche  a dirlo una spartana,Cinisca figlia del re Archidamo che nel 396 aC vinse la gara della quadriga, anche se sembra che la stessa fosse guidata da un servo maschio.

Ora, si dice ovviamente spartana perché era l’unica società che garantiva alle donne stesso trattamento fino alla maturità, quindi nulla di strano se la figlia di un re di Sparta prima di procreare pargoli per la patria andasse qua e là a vincere allori come un normale maschio.

Ricordiamo che elle rivinse la gara anche quattro anni dopo dimostrando la sua innegabile abilità.

Occorsero più di cent’anni perché un’altra donna tornasse sul gradino più alto del podio: infatti nel 268 e nel 264 aC Balistiche, macedone  e favorita di Tolomeo Filadelfo, noto regnate in Egitto vinse quadriga e biga da puledri, era egiziana e poteva farlo, in più amante del re, che naturalmente rimbambito come ogni uomo innamorato, la fece divinizzare e le eresse un tempio ad imperitura memoria.

 

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