Eusebio
di Cesarea
I Martiri
Palestinesi
Edizioni Paoline, 1955
Recensione di Enrico Pantalone
Ho esitato molto ad inserire la recensione di questo testo
di pubblicazione datata (1955), credo una delle poche se non l'unica in Italia,
peraltro in formato essenziale e stringato, perchè
indubbiamente il tema è estremamente importante e decisamente intrigante nella
sua evoluzione.
L'opera di Eusebio, anche a detta del curatore D. Poratti, non è necessariamente un saggio rigorosamente
basato su filosofie religiose, quanto piuttosto un diario degli avvenimenti
accaduti dopo il decreto di Diocleziano del 24 febbraio 303.
Quindi ampio spazio è dato all'interpretazione personale, tra le poche
in generale di quel tempo, perchè non esistono o
quasi cronisti degli avvenimenti coevi e quindi con le dovute precauzioni resta
comunque un documento importante ai fini della conoscenza dei fatti.
Al di là della illazioni o delle presunzioni di parte (sia imperiale che
cristiana) resta un fatto abbastanza concreto che possiamo prendere per buono
leggendo il testo: mentre in occidente sotto Costanzo Cloro e Flavio Severo non
vi furono particolari problemi ed il decreto venne praticamente ignorato con
buona pace di tutti, in oriente sotto lo stesso Diocleziano (in maniera comunque
parziale) e Massimino Daia
(in maniera molto più radicale e decisa) le cose andarono in maniera diversa
creando i presupposti poi considerati alla base del cosiddetto martirio
cristiano di quei decenni.
Soprattutto Massimino Daia aveva, a detta di Eusebio, una concezione del tutto personalistica del potere di stampo padronale che veniva
mostrata con assoluta noncuranza violenza.
Eusebio che viveva nella zona della Palestina, in Cesarea,
tiene a dimostrare la diversità dei trattamenti dei cristiani a seconda della loro locazione, questo dimostra che il
problema non era religioso, ma politico, la religione diventa marginale,
soprattutto, questo mi sembra importante, egli tende a disegnare Diocleziano
(soprattutto per l'età), non come l'unico colpevole dell'emissione dell'Editto
contro i cristiani, ma come l'involontaria mano armata da Galerio,
il Cesare che al momento dominava realmente la scena a Nicomedia,
capitale in oriente.
I "martiri" comunque vengono
presentati in ordine cronologico e seguendo l'iter giuridico, di cui ovviamente
lascio al lettore l'eventuale l'interpretazione.