Milano
vs. Varese: Il Mito della Sfida Leggendaria di Enrico Pantalone
Milano, estate
1981, lo storico Presidente Adolfo Bogoncelli, un
Signore in tutti i sensi, cedette la Pallacanestro Olimpia, la squadra delle
Scarpette Rosse che avevano fatto la storia della pallacanestro italiana (il
termine Basketball è “arrivato” solo da pochi anni nella regione italica) alla
famiglia Gabetti, la quale portò in dote nientedimeno che Dino Meneghin, l’eterno rivale di sempre con Varese, il
giocatore che più di tutti aveva incarnato in ogni tifoso milanese il sogno di
non ritrovarselo contro per un giorno, l’incubo d’ogni sfida degli anni
settanta.
Il vecchio
Presidente dichiarò che lui l’operazione non l’avrebbe mai fatta, che Dino era
un “nemico storico” di Milano, ma i tempi erano cambiati e
ogni tifoso dell’Olimpia in cuor suo sapeva che il grande pivot razza
Piave avrebbe definitivamente spostato gli equilibri tattici dalla propria parte, nessuno lo
diceva apertamente ma tutti approvavano l’acquisto.
Era questo l’ultimo
grande momento dell’eterna sfida tra Milano e Varese che durava da decenni
nella Pallacanestro, poi subentrò il Basket e tutto finì lì, non c’era più
tempo per gli sfottò tra le due tifoserie tipici d’un epoca
che faceva di questo sport un esempio di partecipazione sociale, culturalmente
la Pallacanestro sembrava aver creato un muro indistruttibile, il “cata su” alla fine d’ogni partita gridato dai vincenti ai
perdenti diventava semplicemente obsoleto davanti a termini di gioco espressi
correttamente nella lingua degli inventori dello sport ma che inevitabilmente
toglievano spazio a quelli più rustici sentiti fino ad allora sui parquet.
Nel 1973 in
coincidenza con la fine della sponsorizzazione dello storico marchio Simmenthal, Sandro Gamba, scarpetta rossa da sempre prima
come giocatore, poi come allenatore (Cesare Rubini era un Head Coach/Direttore Tecnico del tutto sui generis) decise di
accettare le offerte di Varese, orfana di Aza Nikolic, probabilmente il miglior allenatore straniero
arrivato in Italia insieme a Dan Peterson ed andò a
sedersi sulla panchina dei gialloblu.
Anni prima anche
Paolo Vittori, un grande e moderno giocatore (per i
tempi) giocò per entrambe le sponde ed altrettanto
ovviamente vinse con entrambe le sponde.
La storia dei
campionati italiani di Pallacanestro negli anni sessanta e fino alla metà degli
anni settanta in fondo era tutta nelle due sfide tra le squadre che
rappresentavano due città distanti tra loro solo poche decine di chilometri,
qualche altra squadra riusciva ogni tanto ad
intrufolarsi (Bologna, Cantù, Milano2, altre piazze storiche) nella sfida ma
non in maniera durevole.
Così per ben cinque
volte si dovette ricorrere allo spareggio per assegnare il titolo e Milano
prevalse nel computo totale delle vittorie: tre contro due anche se in realtà
sul campo fu Varese a vincere, ma perdette il secondo di questi spareggi (1966)
a tavolino per aver schierato irregolarmente Tony Gennari,
un oriundo, che non aveva ancora l’autorizzazione a scendere in campo.
Nel 1973 ci fu
anche una semifinale di Coppa Campioni tra Varese detentrice del Titolo e
Milano Campione d’Italia che si risolse in una disfatta per le scarpette rosse,
travolte sul parquet del Palalido, Milano in
quell’annata aveva rinunciato al secondo straniero (ammesso solo per le
competizioni continentali) mentre Varese oltre a Bob Morse giocava con un altro idolo dei tempi,
Manuel Raga , messicano,
incontenibile guardia dalla tecnica sopraffina che aveva ceduto il suo posto in
campionato proprio al tiratore scelto statunitense dalle percentuali micidiali:
Varese in quell’occasione giocò un partita fantastica, non sbagliò praticamente
nulla e Milano dovette stare a guardare la lezione impartita dai ragazzi di Aza Nikolic.
La diversità nei
due team all’epoca era anche nella concezione del gioco, Varese con Nico
Messina e Aza Nikolic
giocava una pallacanestro corale, tutti avevano un compito ben definito, Raga e Morse non erano altro che i due terminali
dell’attacco micidiali su cui venivano riversati gli
schemi mentre Milano appariva più anarchica, gli schemi spesso saltavano di
fronte alle individualità risolutrici di molti dei suoi giocatori, ma questo
era un sistema utilizzato da decenni.
Lo spareggio del
1972 infatti lo vinsero praticamente da soli Pino Brumatti e Renzo Grillo Bariviera,
aiutati da un immenso Arthur Kenney sotto il canestro
che vinse il duello da Highlanders con Dino Meneghin , mentre lo spareggio del 1971 fu un monologo
varesino fin dal primo tempo chiuso in vantaggio 39-21, in quell’occasione Ottorino Flaborea, altro grande
campione dell’epoca, diede l’ultimo grande contributo alla squadra di Borghi.
I duelli tra questi due giganti sottocanestro erano leggendari, Dino una
volta ci rimise il setto nasale, Kenney, rosso di
sangue irlandese, non si tirava mai indietro e le scintille scoppiavano fin
dalla prima palla a due……
Ricordo la partita
al Palalido tra le due “nemiche” il primo anno con il
marchio Innocenti (1973-1974) e la divisa biancoazzurra che decisamente
non entrò mai nell’ideologia del tifoso milanese, colori sbagliati, squadra
sbagliata, straniero allucinante (Brosterhous), tutto
concorreva velocemente verso una possibile disfatta casalinga, onta sempre evitata in precedenza, Brumatti recuperato nonostante un ginocchio distrutto, la
squadra sotto di più d’una decina di punti, poi il pubblico inizia uno show
ancora oggi irripetibile, un sostegno alla squadra che non ha mai trovato
eguali, ho visto commendatori in tribuna alzarsi e gridare fino a perdere la
voce, Cesare Rubini alzarsi e mostrare i pugni più volte, una sorta di trans
agonistica colpì tutti i giocatori in campo compresi quelli che solitamente non
si dannavano l’anima più di tanto, Brumatti zoppicando segno due o tre canestri basilari,
perfino Brosterhous sbagliò poco, incredibile ma
Ossola, Morse e Meneghin rimasero colpiti
dall’atmosfera irreale sbagliando molto fino al colpo incredibile di Mauro Cerioni che superata la metà campo di un paio di metri
(altro che tiro da tre punti….) piazzò la bomba della vittoria mentre suonava
la sirena finale, fu la più grande festa che io ricordi, poi il campionato lo
vinse ovviamente Varese e meritatamente, però quell’impresa consolidò la
leggenda che a Milano la squadra gialloblu non sarebbe mai passata.
Varese era la forza
della squadra, Milano l’irrazionale, l’inventiva del singolo, poi tutto passò,
Milano conobbe per prima l’onta della Serie A2, una B mascherata dall’utilizzo
dello straniero e Varese alcuni anni dopo per non essere da meno pensò fosse
giusto provare la stessa emozione, era finita un’epoca leggendaria che fece
grande la Pallacanestro Italiana, come detto il Basket era un’altra cosa, la
tecnica vinceva definitivamente sull’orgoglio d’appartenere ad
una delle due bandiere, Milano vs. Varese ora è una delle tante partite che si
giocano nella stagione, ho diversi amici varesini del tempo e dalla mia età che
la pensano come me, ogni tanto ci divertiamo a ricordare le rispettive vittorie
e sconfitte, i titoli, le provocazioni e gli sfottò, senza amaro in bocca,
senza tristezza ma con divertimento, le cose belle non tramontano mai, Milano
vs. Varese è una di queste.