Scipione
l'Africano di Enrico Pantalone
Regia: Carmine
Gallone
Produzione: ENIC
Durata: 120’
Interpreti: Annibale Ninchi, Camillo Pilotto, Fosco Giachetti,
Isa Miranda, Francesca Braggiotti, Memo Benassi
Corre l’anno 208 aC, il Senato offre carta bianca a Publio Cornelio Scipione
dopo Canne per vendicare la sconfitta subita dai Cartaginesi.
Scipione arma così l’esercito e parte alla conquista della città africana
mentre l’esercito d’Annibale diventa improvvisamente un covo di vipere tra odi
personali e malcontento generale.
Massinissa, fedele “ascaro” romano, riunisce le sue truppe a quelle del
comandante romano ed incomincia la marcia in un
connubio indissolubile vincente mostrando come andrà a finire la battaglia.
Da una parte un esercito formato da fieri guerrieri e ben allineato e dall’altro torme di grotteschi personaggi che sembrano usciti
da un’armata Brancaleone…
Siface, re numida, dopo aver avuto l’offerta di incaricarsi delle trattative
diplomatiche fattagli da Scipione avendole rifiutate viene
attaccato, battuto nella notte e fatto prigioniero dai romani ed alleati.
Massinissa, che più che alle battaglie pensa alle donne, sposa Sofonisba già
moglie e vedova di Siface, ma il duro Scipione non cede e vuole la donna, meno
male che quest’ultima ha un guizzo d’orgoglio e piuttosto che fare la
prigioniera a Roma si suicida avvelenandosi.
Massinissa diventa così re dei Numidi mentre i cartiginesi, “codardi”, chiedono
la pace ed aspettano il ritorno di Annibale.
Questi arriva prontamente (beh insomma ..) e la tregua
viene rotta più volte: si va alla battaglia campale a Zama.
Attacco d’Annibale con gli elefanti, contrattacco di Scipione, poi cariche
delle due cavallerie ed infine la zuffa finale tra le fanterie:
Roma trionfa.
Forse ho usato alcuni toni scherzosi ma non fraintendiamo il film, kolossal
rinato dopo la stasi decennale a cavallo tra gli anni venti e trenta grazie alla
retorica fascista è ottimo specialmente nella ricostruzione
storica e dotato di un grande cast con i migliori attori italiani dell’epoca
ed una Isa Miranda che si preparava allo sbarco hollywoodiano.
Annibale Ninchi nel ruolo di Scipione, con il suo sguardo scuro, deciso e senza
tentennamenti, leale, sembrerebbe avviato ad una buona
interpretazione come pure quella dell’altro tenebroso del cinema italiano
d’allora Fosco Giachetti nel ruolo di Massinissa, però è evidente che il tipo
di film ed il messaggio da inviare non permettono agli attori di andare oltre
una scialba performance .
Più grottesca la scelta di Camillo Pilotto per la parte di Annibale, non per le
capacità dell’attore che non si discutono ma per il suo fisico non certo
atletico come il personaggio del cartaginese avrebbe meritato (ma anche qui è fortemente voluto per ridicolizzare gli africani).
Isa Miranda recita da par suo ma non potendo utilizzare tutta la sua sensualità
essendo un film dedicato alla guerra risulta poco
incisiva, meglio Francesca Braggiotti nel ruolo della vipera di turno:
Sofonisba.
Il regista Carmine Gallone sa da par suo oliare molto bene la macchina e sforna
riprese eccellenti, cade solo sul famoso orologio da polso di un legionario….
Il film concepito nello stesso biennio della conquista dell’Etiopia unisce e
vuole celebrare l’avventura fascista con quella romana in una specie di
simbiosi estremamente spirituale ma mai retorica,
molti storici furono fatti partecipi per evitare strafalcioni comuni al tempo.
Tutto sommato per essere un film di regime e di celebrazione risulta
non banale, essenziale e stringato visti i soli centoventi minuti (!) di durata:
insomma celebrazione del fascismo e della conquista africana si ma con occhio
direi… da romano antico… a parte il pistolotto di stampo mussoliniano che
Scipione impartisce all’esercito prima della battaglia campale (ma suvvia questo
possiamo concederlo).
Non mancano anche messaggi sociali come quando Scipione alla fine del film
tenendo in mano delle spighe di grano africano con umiltà ed
orgoglio dice “Buon grano e fra poco con l’aiuto degli Dei, ci sarà la
semina.”.
Rimane un film italiano ed all’estero non ne risultò
traccia né probabilmente era destinato a tali mercati.