P. Garnsey – R.
Saller
Storia Sociale dell’Impero Romano
Ed. Laterza, 2003
(recensione a cura
di Enrico Pantalone)
P. Garnsey
(inglese) e R. Saller (statunitense) sono due docenti universitari (il primo a
Cambridge, il secondo rettore a Chicago) autori di molti saggi sugli aspetti
sociologici che hanno caratterizzato gli eventi e gli sconvolgimenti dal mondo
antico fino al giorno d’oggi.
Entrambi hanno
pubblicato diversi saggi in lingua italiana, ben conosciuta e considerata visto
la loro passione per la storia del nostro paese, volta soprattutto ad
analizzarne lo sviluppo umano.
In questo testo gli
autori trattano tutto il periodo che si riferisce all’impero fino alla sua
caduta analizzando la società multietnica che lo componeva e diversificando la
struttura organizzativa a seconda degli scopi a cui era prefissata dalle
istituzioni.
La prima parte è
dedicata allo studio del territorio e degli organi amministrativo-istituzionali
preposti al suo governo, sia esso generale che provinciale, quindi un excursus davvero
interessante sullo sviluppo governativo scevro da burocrazie imponenti e
dedicato alle funzioni autonome delle varie città che, di fatto, rispondevano
solamente alla massima carica principesca in maniere quasi diretta.
La seconda parte è
dedicata all’aspetto economico, con ampio risalto agli studi sul modello
seguito per gestire al meglio le risorse, con la dimostrazione che in realtà
esso era di tipo molto semplicistico volto a sviluppare non la globalità del
territorio amministrato ma molto meno entusiasticamente solamente quello che
già poteva rendere al meglio, ciò era ovviamente molto limitativo: gli autori
chiariscono doverosamente che la posizione di molte delle regioni controllate
non consentivano comunque una politica diversa.
I due storici fanno
anche notare come essa serviva di fatto all’approvvigionamento dell’esercito
che aveva sempre grandi necessità di derrate alimentari per sostenere le
campagne militari e proprio per questo lo sviluppo rurale fondamentale per lo
scopo era affidato sostanzialmente ai grandi proprietari terrieri, i quali facevano
lavorare gli addetti a questo fine limitando ovviamente ogni tipo di sviluppo
su vasta scala.
La terza e la
quarta parte del testo sono invece dedicati agli aspetti sociali veri e propri
della vita quotidiana: le classi e le loro gerarchie, gli ambienti famigliari e
le loro funzioni rispetto alle istituzioni, lo sviluppo particolare delle
amicizie, l’aspetto protettivo e quello etico che impregnava decisamente la
giornata di uomini e donne, di patrizi e plebei, il rapporto con le religione
con il passaggio al cristianesimo e di fatto della creazione di nuove comunità,
degli aspetti culturali diversificati tra città e campagna con i limiti imposti
dalla romanizzazione in special modo nel mondo rurale lontano dalla capitale.
La conclusione dei
due autori ci porta a comprendere come in realtà esistessero due mondi sociali
bene definiti entro i limiti dell’impero: quello mediterraneo e quello collegato
a esso, totalmente romanizzato e imperniato sulla cultura ellenico-latina con
un’unità politica, economica e culturale davvero, quello delle terre più lontane,
di confine, dove i valori dominanti erano la conquista e la pacificazione con
poco riguardo agli aspetti culturali ed economici, lasciati certamente a
livelli di netto sottosviluppo.