Tre
grandi Donne del Medioevo
di Enrico Pantalone
(Matilde di Canossa, Ildegarda di Bingen e Anna Comnena)
Non è facile certamente parlare delle grandi donne che influirono sulla
politica e sulla vita sociale dei territori eredi della romanità nel medioevo:
indubbiamente Matilde di Canossa, Ildegarda di Bingen e Anna Comnena furono
quelle che maggiormente colpirono l'immaginario popolare in quei secoli.
Quasi contemporanee, pur se con un gap di mezzo secolo tra le due
estremità temporali (Matilde morì quando Ildegarda,
la più giovane, aveva diciassette anni) rappresentano
ognuna un'icona particolare di questo periodo nell’occidente medievale.
Veniamo a Matilde (1046-1115), la contessa “nostrana”, la “pasionaria papale”, colei che, di
fatto, ebbe modo di compiere una “disputa” del tutto personale ed a tratti
stravagante con l’Imperatore Enrico IV, disputa al movimento d’un pendolo,
oscillante tra la vittoria d’uno e dell’altra, in una battaglia senza tregua
durata diversi anni basata sulla spesso durezza nello spirito “da crociata” che
entrambi mantennero.
Tutti conoscono benissimo la storia che ci mostra Enrico IV penitente e
scalzo al gelo ed al freddo durante un rigido inverno
del 1077 in quel di Canossa (davanti al castello di proprietà di Matilde) umiliarsi
a Gregorio VII, il Papa ospitato dalla nostra protagonista per avere la revoca
della scomunica papale e non serve certo ripeterla, tuttavia va identificato
bene in questo frangente l’atteggiamento deciso ed intransigente (a tratti
certamente crudele) della donna che se da un lato s’atteggiava a
“pacificatrice”, dall’altro auspicava a chiare lettere una sopraffazione totale
dell’imperatore o quanto meno un deciso ridimensionamento non solo del suo
potere, ma soprattutto delle sue attività politiche.
Matilde brigò sempre per il potere, rappresentava idealmente il contro
altare italico alla grande personalità espressa in Bisanzio da Anna Comnena, senza averne peraltro la lucidità, gli ideali e
soprattutto la preparazione culturale, base su cui poggiava l’intensa attività
socio-politica e letteraria della greca.
Matilde era una donna occidentale del suo tempo, non poteva essere
regina, ma esigeva d’essere trattata in tal guisa, senza ma e senza
discussioni, altrimenti diventava un nemico implacabile quando chiunque
ostacolava i suoi piani: il fatto d’appoggiare il Papa probabilmente era il
mezzo ideale per miscelare sapientemente tutte le sue virtù e le sue arti
femminili.
Lei, infatti, riuscì a sostenere la causa del figlio d’Enrico IV,
Corrado, facendolo incoronare Re d’Italia e poi, a sua volta si fece incoronare
“vice-regina” dal successore al trono imperiale Enrico V, l’altro figlio di
Enrico IV che riportò la pace nei territori italiani dopo avere estromesso il
padre dal potere: così Matilde che tanto aveva brigato per impedire al vecchio
imperatore laico il potere, accettò da Enrico V ciò che mai aveva mai accettato
prima dal padre, per una corona di nessun significato, una pensione dorata
politicamente parlando…
In questo v’era dunque senz’altro un elemento
d’amore/odio malcelato con Enrico IV o forse, il figlio Enrico V, dalla
politica accorta ed essenziale in vista del successivo Concordato di Worms, non volle infierire su questa donna avviata al
tramonto, unica nel panorama medievale italico di quel periodo ad assurgere a
posizioni di rilievo.
Mentre si spegnevano le luci su un donna
alquanto radicale e perversa, saliva alla ribalta una donna del tutto opposta
in fatto di virtù e preparazione: Ildegarda di Bingen (1098-1179), santa e mistica, forse da questo punto
di vista una personalità tra le più grandi di tutti i tempi (uomini compresi).
Ildegarda, di nobili origini, ricevette in
realtà una modesta istruzione, ciò nonostante i suo
lavori furono frutto evidentemente di una cultura vastissima e profonda,
soprattutto la sua umiltà di base la fece considerare da tutti una persona
amica più che una badessa quale era: ella viaggiò moltissimo nelle terre
dell’Impero, sia in Francia che in Germania e chiunque, potente o povero
contadino, si rivolgeva per un consiglio ricevendo sempre una risposta
appropriata.
Lei scrisse di medicina con delle intuizioni felici come quando parlò
dell’uso della terapia come difesa e cura di una malattia o come quando parlò
del sangue che circola nel corpo umano, andando a sfidare le pratiche del tempo
e soprattutto un potere tutto quanto maschile.
Anche sull’astronomia e sulla fisica fu intuitiva, parlò della Terra che
gira intorno al Sole, il quale è posto al centro dell’Universo, delle stelle in
continuo movimento molto prima che queste idee venissero
enunciate, intendiamoci sono intuizioni, non certezze, ma dette da una donna in
quel periodo storico sapevano già di rivoluzione…
Profondamente religiosa e rispettata per questo, lei scrisse anche
decine di poesie molto complesse e piene di sentimento, la musica che lei creò
(che noi ancora oggi possiamo ascoltare) c’intrattiene
con una pacatezza di spirito sicuramente insolita, frutto d’accorti studi sulla
funzione ispiratrice dell’arte dedicata ai suoni: Ildegarda
appare insomma un’autentica rarità in un panorama che vedeva soprattutto delle
donne modellate su Matilde di Canossa per trovare spazio in una logica
prettamente maschile.
Lei non s’interessò mai attivamente di politica, il suo cursus era tutto
rivolto alla divulgazione scientifica e letteraria, ma appare chiaro che a lei
si rivolgessero comunque le attenzioni dei potenti dell’epoca in cerca di
sostegno al proprio operato, ma nessuno ebbe un
trattamento di riguardo particolare: chiunque si rivolgesse a lei lo doveva fare
senza intenti di potere, ella badava soprattutto allo spirito in una persona,
non alla “spada” (pensiamo alla vicenda di Federico Barbarossa, suo protettore,
per esempio) che portava con sè.
Anna Comnena
(1083-1150), più giovane di Matilde e più vecchia di Ildegarda,
è forse la donna che secondo me ha meglio rappresentato la storia bizantina al
femminile, ma certamente non m’addentrerò nella
politica che pure lei utilizzò indubbiamente per i suoi scopi intriganti e per
cui era degna figlia del padre in questo, no, queste poche righe vogliono
essere il mio omaggio personale alla millenaria storia bizantina attraverso
l’immagine di questa donna, eterea, tanto chiara di carnagione da non sembrare
nemmeno una greca orientale, anche se doverosamente lo nascondeva sotto uno
strato spesso di kohl e di pesante trucco come il
bistro, da cui gli occhi indefiniti tra un blu ed il verde emanavano un fascino
straordinario.
La matrigna Maria d’Alania, principessa
proveniente dalla Circassia, ne aveva curato l’educazione e la cultura che ella estese attraverso
lo studio e l’applicazione continuo ed a tratti impetuoso.
Qualunque uomo l’avvicinasse ne rimaneva
colpito indelebilmente e non solo per l’avvenenza o per la statura alta ben
oltre la media che combinata con la sua esilità la faceva sembrare un fuscello
al vento, ma così non era: nel trasporto ella odiava tanto quanto amava, era
capricciosa come ogni brava nobildonna, ma sapeva essere ferma e decisa
all’occorrenza e lo fu indubbiamente.
Che abbia mai amato veramente un uomo è difficile dirlo, probabilmente
il tempo e l’ambiente che la circondava non lo permise e ne limitava le
possibilità, forse lei era troppo superba per cedere
ad un uomo, un’intransigenza alle volte mistica nel concedersi o forse al
contrario amava circondarsi di troppi uomini dimenticandosi i suoi limiti
umani.
Amava letteratura e storia allo stesso tempo, e nel comporre metteva
tutto quell’ardore consono alla posizione sociale che lei rappresentava, ma era
sincera ed obiettiva quando scriveva di queste materie
e nei 15 libri dell’Alexiade ne possiamo trovare
traccia, il testo era una narrazione lucida, maniacale nella ricerca della
verità e delle fonti anche se si trattava di parlare del padre che pure amava
teneramente: su questo modo di scrivere influirono sicuramente i filosofi ed i
letterati che lei aveva avidamente divorato, da Aristotele a Omero a Polibio e di cui si ritrova traccia anche nel proemio
dell’opera.
Il suo umanesimo fu d’importanza capitale per la rinascenza bizantina
di quel tempo, la sua concezione della narrazione e l’applicazione di rigidi
parametri per classificare imprese storiche, politica attuata e scopi religiosi
hanno aiutato gli studiosi per secoli, ed ella
riusciva ad essere sempre obiettiva anche quando si riferiva ai suoi nemici più
cruenti, sapeva discernere la portata di un’azione politica dall’odio
personale.
Ma al di là della studiosa restava soprattutto
la donna, immensa e permeata d’un alone impalpabile che, come molti hanno fatto
rilevare, assomigliava spesso a quella della Gorgonia, difficilmente un uomo
riusciva a districarsi dal suo sguardo e molti ammainarono le loro bandiere di
fronte a lei.
Eppure ella finì i suoi giorni in un convento,
certo a scrivere un’opera complessa ed importante ma sola, nella solitudine
morale ed etica che aveva scelto e che non gli venne sostanzialmente mai
imposta, libera eppure prigioniera, attorniata dal suo calamaio e dalle sue
pergamene che riempiva giorno dopo giorno: illudiamoci che lei nei giorni bui e
tristi (e sicuramente ne visse molti dopo la gioventù) pensasse ogni tanto ad
una vita diversa.
Una grande donna indubbiamente, nulla vieta di pensare che lo potesse
essere ancora di più.
Appare strano il confronto tra la principessa vista dal punto di vista
della storica e l'etnia latina impersonata a quel tempo principalmente dai
normanni in un turbinio di battaglie ideologiche, politiche e militari tra
oriente ed occidente.
L'etnia latina infatti, a differenza di quella delle
altre popolazioni occidentali, trattate senza alcuna discriminazione e comunque
in maniera alquanto oggettiva dai suoi resoconti, veniva spesso tacciata da
Anna della colpa principale d’essere portatrice d’una errata cristianità e
quindi fondamentalmente rifiutata: essa appariva nella sua ideologia assai più
colpevole per esempio rispetto ai nemici orientali.
Anna parlava in maniera deferente degli Inglesi e dei Germanici, ma aveva
un’idiosincrasia pura per la parola “Latini”: probabilmente su di lei agirono
gli insegnamenti ricevuti da ragazzina portati ad un
grecismo esasperato in fatto d'educazione e di comportamento, ciò non toglie
che lei dal punto di vista storico non scrisse mai nulla che non fosse
confacente ad una verità accertata (che poi sia stata di parte può essere anche
logico).
Non dimentichiamo che Anna è una donna, quindi dobbiamo concederle tutti i
difetti noti della nobiltà femminile di quel tempo: arroganza di lignaggio,
odio istintivo, mancanza di tatto diplomatico.
Indubbiamente riusciva sempre a venirne a capo, magari senza modificare il
proprio istinto, ma appellandosi alla sua preparazione superiore alla media, e
forse anche a Niceforo Brienno,
il marito studioso, l'unico a cui concedesse il lusso
di farsi riprendere.
Anna era la storica per eccellenza del medioevo a cui
va dato atto d’una oggettività senza pari quando si trattava di scrivere e
redigere resoconti su guerre e personaggi del suo tempo, ma, una volta tolti
gli abiti della letterata, rimaneva la principessa superba ed inarrivabile, che
non degnava d’uno sguardo nessuno che non le andasse a genio, capricciosa e
volubile, una donna da amare senza dubbio e per questo piaceva e piace ancora.
La cosa strana è che la formazione culturale di Anna risentiva
moltissimo del sistema latino d’educazione e quindi risulta
ancor più chiaro che ella agiva contro d’esso per questioni meramente religiose
e di ceto, nel senso che considerava i latini degli ottimi combattenti, ma
sprovveduti dal punto di vista della conoscenza, insomma gente da usare…..
Credo che se Anna fosse vissuta in occidente sarebbe stata l’esatto
contrario di quello che fu vivendo a Bisanzio, sarebbe stata un’integerrima
seguace del Papa pronta a discernere su ogni argomento
con la stessa dovizia e chiarezza un po’ alla maniera di Ildegarda
di Bingen con cui condivideva molto dal punto di
vista culturale ma non dal punto di vista umano.
(il testo completo è una riedizione corretta e riveduta dei precedenti
già pubblicati separatamente su SIGNAINFERRE)