Uno sguardo al sistema
Universitario medievale
di Enrico Pantalone
Si può tranquillamente affermare che, con Irnerio, nasce la
prima università, intesa in senso moderno, in Italia e sicuramente la prima in
Europa, per gli studi giuridici.
Il nome che Bologna si guadagna nel corso di questi anni di
città dotta (termine che rimarrà indelebile anche nei nostri giorni), lo deve
appunto a tutta quell’attività peculiare e in continuo crescendo che Irnerio ha
impostato all’inizio del XII secolo e che è poi proseguita con i suoi diretti
discepoli.
E’ chiaro, sin da ora, che la Scuola di Bologna sarà sempre
al fianco dell’imperatore nelle dispute giuridiche, proprio per l’accentuarsi
di quella peculiarità che si potrebbe chiamare elitarismo scolastico e quindi
d’inserimento in quella fascia alta della popolazione che detiene il potere.
Questa affermazione è permeata di un’attenta visione
dell’immagine che abbiamo d’Irnerio, quando insegna: egli non è un oratore che
pubblicamente spiega le sue teorie all’interno della sua “Università”, ma è un
oratore che raccoglie solamente quei discepoli o studenti pronti a recepire i
suoi insegnamenti in modo interessato ed attento, pronti a seguirlo ovunque e
tendenzialmente fedeli alla sua immagine.
Veniamo a vedere meglio come si prepara un corso medievale.
Il maestro svolge le lezioni prevalentemente nella sua
dimora, così da eliminare chiunque non sia di suo gradimento.
In genere, questo contesto forma la cosiddetta comitiva, che
altro non è che l’insieme degli studenti con il loro proprio professore che li
chiama familiarmente mei socii.
Non esiste nessuna formalità per poter partecipare al corso
se non, beninteso, quella di pagare una quota al maestro.
L’unico atto, diciamo così formale, era quello dell’esame
finale per il giovane giurista in un luogo pubblico, ove il laureando si poteva
esibire in tutto il repertorio di diritto romano ed ecclesiastico.
Anche i programmi variavano da maestro a maestro e da alunno ad alunno, evidenziandone la preparazione più o meno specifica, denunciandone i limiti e le pretese.