L'urbanistica negli altopiani iranici
di
Enrico Pantalone
Indubbiamente non si può parlare compiutamente di urbanistica come la conosciamo noi oggi dato il periodo storico, infatti tale termine viene da noi utilizzato al solo scopo di far capire al lettore esattamente di cosa e di quale argomento stiamo trattando visto che ci muoviamo intorno al 3000 aC.
Bisognerebbe in realtà parlare più propriamente d’aree coltivabili ed aree abitative e probabilmente neanche questo sarebbe del tutto corretto, ma finiremmo per infastidire chi legge arzigogolando su ogni termine.
La comunità principale di queste zone resta quella contadina pedemontana visto la struttura del territorio e la sua conformazione geologica, ed anche i villaggi non seguono un iter preciso nella costruzione, spesso sembrano scomparire del tutto per poi riapparire prepotentemente.
Tutto il bacino dell'Elburz fino alle steppe desolate del Turkestan vengono abitate da contadini e successivamente da popolazioni Indoeuropee e questo potrebbe far comprendere il perché i villaggi sparissero per poi riapparire in altra forma: anche la ceramica colorata tipica degli iranici viene sostituita da quella grigiastra delle popolazioni che invasero quei territori.
Per definire meglio i contorni dei
territori e dei villaggi costruiti nell’altopiano iranico vediamo meglio come
si presentava all’incirca un’abitazione intorno al 2500 aC da quelle parti.
La prima cosa che l’archeologia ha scoperto è che le case
erano addossate l’un all’altra, fattore alquanto inspiegabile visto
l’abbondanza di spazio da urbanizzare a disposizione, costruite in mattoni
crudi e quindi abbastanza vicine a quelle che sono le attuali, dotate di ampie
stanze e soprattutto in gran numero, tutte con focolai e forni per cucinare.
Molte erano dotate di terrazzo o in ogni modo di zona
luminosa alla sommità a cui s’accedeva a mezzo d’una scala.
Il legno usato per la parte superiore era pioppo misto a
canne con sostegni in terra.
Dovevano essere quindi case molto comode per l’epoca e
soprattutto fornivano indicazioni precise sul livello sociale raggiunto da
quella civiltà: molto alto, sicuramente ricco, in cui probabilmente quasi tutti
stavano ad un livello di sopravvivenza notevole e non dimentichiamo che si
parla di case abitate da normali persone e non da regnanti.
I siti che maggiormente sono considerati dopo essere stati
scoperti, sono quelli di:
Sahr-i-Sohta, Bampur, Tepe Hissar tanto per citarne solo
alcuni.
Si nota anche una costante nello sviluppo del sito, e già
intorno al 2300 aC gli appezzamenti sono intorno agli 80 ettari contro i pochi
ettari di qualche secolo prima.
I persiani vissero (o almeno così
parrebbe di dedurre) fino a quasi tutto il VII secolo negli altopiani
settentrionali e poi si trasferirono nella parte sud-occidentale, quindi la
valenza degli insediamenti urbanistici definiti antichi ebbe fondamento lungo
rispetto alla storia.
La parte sud-occidentale era quella tra l'Elam e l'Anzan e
quel territorio o regione era chiamata Farsistan che i nostri amici greci
ribattezzarono Perside da cui il nome conosciuto nelle battaglie sostenute
contro di loro.
Sostanzialmente il sistema d’urbanizzazione non differì
molto da quello in uso fino allora.