ALESSANDRO
MAGNO A VENEZIA ?
di Emanuela Cardarelli
Nei suoi due libri The Lost Tomb of Alexander the Great e
The Quest for the Tomb of
Alexander the Great il professor
Andrew Michael Chugg avanza
un’ipotesi molto affascinante, anche se per molti versi incredibile: e cioè che
i resti di san Marco conservati a Venezia, nella Basilica, siano in realtà i
resti di Alessandro Magno.
Il prof. Chugg parte dal presupposto che, dopo la sua morte avvenuta
il 10 giugno
San Marco invece visse
e morì nel I secolo d. C. e fondò
Secondo alcune
fonti, il corpo di Alessandro era visibile ancora nel 391 d. C., poco prima che
il paganesimo fosse dichiarato fuorilegge, ma poi non se ne seppe più niente, e
le reliquie di san Marco comparve proprio alla fine
del IV secolo. E’ dunque possibile che qualcuno dei patriarchi della chiesa di
Alessandria vide l’opportunità di preservare il corpo
del fondatore della città dai cristiani più fanatici, fornendo al tempo stesso
la cristianità di una potente reliquia che incoraggiasse la devozione. Fu così che
comparve il corpo di san Marco e sparì quello di Alessandro. E non sarebbe
questa la prima volta che delle reliquie vengono
create ad arte per favorire gli scopi di qualche istituzione o governo.
Poi nell’828 due
mercanti veneziani, Buono di Malamocco e Rustico di Torcello arrivarono ad Alessandria
e visitarono
Finora, l’unica
ispezione sul corpo del santo è stata eseguita nel 1811, ma si è trattato di
un’ispezione molto superficiale, tenendo conto anche degli scarsi mezzi di
allora. Una nuova ispezione potrebbe finalmente far luce sulla vera
appartenenza dei resti conservati ora nella Basilica. Secondo Chugg, anche una semplice TAC potrebbe bastare, in quanto Alessandro riportò diverse ferite (ad esempio una
al petto ed una ad una coscia), per cui la presenza/assenza di queste ferite
sulle ossa potrebbe fornire dati decisivi. Nel caso in cui le ossa fossero in
uno stato tale da non permettere una TAC, si potrebbe passare ad analisi più
approfondite, tipo l’analisi del DNA o il Carbonio-14.
C’è tuttavia un
altro elemento che potrebbe stabilire una connessione tra il corpo nella
Basilica e Alessandro Magno. All’interno della Basilica è stato ritrovato un
grosso blocco di pietra che si trovava precedentemente
accanto alla tomba di san Marco, nella cripta. Sul blocco è scolpito quello che
ha tutta l’apparenza di essere uno scudo macedone, poiché reca il tipico motivo
del cosiddetto “sole macedone” con otto raggi, che era
il simbolo della famiglia di Filippo II, il padre di Alessandro. Lo scudo ha
dimensioni molto prossime a quelle che dovevano avere gli scudi utilizzati nella falange
macedone.
Sotto lo scudo è
visibile una coppia di schinieri, mentre sul lato sinistro del blocco vi sono
delle incisioni che rappresentano una fascia appesa ad
un chiodo ed una spada appesa alla fascia. La spada sembrerebbe essere del tipo
che i greci chiamavano “kopis”. Un motivo
straordinariamente simile a quello del blocco della Basilica (cioè il sole
macedone, gli schinieri e la spada appesa alla fascia), è
disegnato sul murale di una tomba risalente al II secolo a. C. ritrovata ad Edessa, vicino Pella, la città
natale di Alessandro (nell’immagine potete vedere la foto del murale). Inoltre,
il motivo della spada appesa alla fascia si ritrova in numerose tombe del
periodo ellenistico.
Da alcune analisi
svolte sul blocco, risulterebbe che esso è costituito da Pietra di Aurisina, un
tipo di pietra estratta a nord-ovest di Trieste. Tuttavia, il prof Chugg ha individuato due località egiziane (una nel Sinai,
l’altra ad Abu Roash, non lontano dal Cairo) da cui
si estrae una pietra molto simile a quella di Aurisina. E’ dunque necessario
compiere nuove analisi sul blocco, in modo da poter stabilire con certezza la
sua provenienza.
Se la roccia di cui
è composto risultasse provenire dall’Egitto,ciò
significherebbe che i due mercanti veneziani l’hanno trovata nella Chiesa di
San Marco Evangelista ad Alessandria e l’hanno portata via insieme ai resti del
santo, ritenendo forse che essa fosse in qualche modo connessa con il suo
culto. Tuttavia, se anche dovesse risultare che il blocco è costituito da
Pietra di Aurisina, si potrebbe ipotizzare che i due mercanti abbiano fatto
riprodurre su un blocco di pietra locale un disegno che avevano
visto all’interno della chiesa.
Com’era prevedibile,
le ipotesi del prof Chugg sono state accolte dal
mondo accademico e non con un certo scetticismo, se non con ilarità (si è
parlato di “fantarcheologia”), soprattutto perché le
prove da lui addotte sono piuttosto circostanziali, cioè non vi è nulla di
certo e decisivo. E’ per questo che egli chiede che vengano
eseguite delle nuove analisi sui resti conservati nella Basilica. Nel caso in
cui le ossa fossero davvero di san Marco, queste analisi permetterebbero anche
di poter finalmente catalogare i resti in modo scientifico, in modo da poter conservare i dati per i posteri (anche nel
caso in cui i resti dovessero disgraziatamente andare perduti).
Se invece si
scoprisse che quelli in realtà sono i resti di Alessandro Magno, si
consentirebbe finalmente alla verità di trionfare, mettendo fine ad un inganno durato quasi 1200 anni e restituendo all’umanità il corpo di uno dei
più grandi condottieri della storia.
(il testo è stato
pubblicato già sul sito Qui
non è Hollywood, sul sito Tuttostoria)