Bisanzio: perfetta sintesi di ellenismo, latinità e cristianità ?
di
Bianca Misitano
L’Impero
Romano d’Oriente, con capitale Costantinopoli, sarà la civiltà destinata,
perlomeno nel nome, a tramandare la cultura latina attraverso
tutto il Medio Evo. Ma fino a che punto vi
riuscì e quanto, invece, giocarono le influenze orientali e cristiane? E’, in
realtà, un problema complesso, di cui questo articolo
può tracciare solo le linee fondamentali.
Bisanzio
è una città che “nasce” due volte: inizialmente è una colonia greca, fondata da
Megara nel 660 a.C. , all’epoca dei grandi movimenti
colonizzatori operati dalle popolazioni elleniche. Tale rimarrà fino al 330 d.C., conoscendo anche una discreta prosperità commerciale
legata alla sua favorevole posizione a guardia del Bosforo, che divide il
continente asiatico da quello europeo. Una collocazione
quindi anche particolarmente suscettibile a varie influenze culturali, quelle
greche in primis, ma anche quelle provenienti dai grandi imperi Orientali.
Città
greca, quindi, che però nel 330 d.C. sarà scelta dall’imperatore Costantino
come nuova capitale dell’impero romano che ormai da diverso tempo versava in
disastrose condizioni, e quindi, in quanto capitale, designata come “Nuova
Roma”. Questa sua seconda “nascita”, con cui anche il suo nome viene mutato in Costantinopoli, è molto di più che una
semplice rifondazione. Da modesta cittadina commerciale, Bisanzio si rinnova a
capitale di un impero che diverrà sempre più potente, che si erge ad ultimo
baluardo della romanità e, come tale, autorizzata a rivendicare quella
supremazia che una volta era stata di Roma.
Ma
può, una città greca, divenire davvero la custode della cultura romana senza
che essa venga contaminata da influenze esterne?
In
realtà, all’epoca della “fondazione” di Costantinopoli, sia la cultura romana che quella greca avevano ormai consumato la loro “linfa
vitale” e non avevano quasi più nulla a che fare con l’epoca dei loro
rispettivi apogei, quando furono capaci di influenzare l’intera civiltà
mediterranea. Esse avevano ormai lasciato il posto alla ben più vivace cultura
cristiana, che, forte della sua recente nascita e quindi del suo
carattere innovativo, aveva ormai conquistato i Romani. Lo stesso imperatore
Costantino passerà alla storia come il primo imperatore romano che si sia professato cristiano e che, darà quindi, alla capitale
del futuro impero bizantino un’impronta innegabilmente cristiana, facendo
immediatamente costruire la prima grande chiesa dell’impero, quella di Santa
Irene e ponendo sotto la custodia di Costantinopoli la reliquia della Vera
Croce, di cui l’imperatrice Elena era riuscita ad appropriarsi.
Già
al momento della sua nascita quindi, la “Nuova Roma”, aveva in comune tanti
elementi con quella “antica” quanti ne aveva invece di
differenti ed innovativi.
E’
innegabile che i bizantini continuarono per lungo
tempo a sentirsi cittadini romani ed è indicativo il fatto che essi stessi si
definissero Romaioi e che definissero il loro imperatore basileus ton Romaion,
sovrano dei Romani. Il loro senso di appartenenza ed
il loro culto dello Stato non erano, in effetti, dissimili da quelli delle
antiche genti latine. Il popolo bizantino avvertiva lo stesso sentimento di
predestinazione che era stato proprio dei Romani e aveva la stessa devozione
alla causa dell’Impero.
Anche l’organizzazione statale era stata plasmata sull’esempio della
Roma imperiale, con un Senato che svolgeva pressappoco le medesime funzioni e
lo stesso sistema di cariche burocratiche.
Altro,
fondamentale, punto di contatto con Roma era l’importanza centrale
dell’esercito. L’impero bizantino, come quello romano, baserà la sua potenza
quasi esclusivamente sulla forza delle armi e non mancheranno gli imperatori
proclamati tali proprio dai soldati, in perfetto stile romano. Costantinopoli
poteva fregiarsi, poi, del titolo di protettrice della cristianità e come tale numerose saranno le sue battaglie contro la nascente
potenza musulmana e non solo, poiché altrettanti saranno i suoi tentativi,
anche ad Occidente, di ricreare l’estensione dell’antico Impero Romano.
Questo
carattere “bellicoso” dell’impero bizantino, come la sua pretesa di essere l’unica custode della civiltà, in quanto potenza
“romana” e cristiana al tempo stesso, sono caratteri di ascendenza palesemente
latina.
Ma,
se sugli aspetti di organizzazione statale e della
società, Costantinopoli poteva dirsi erede di Roma, non altrettanto si può
sostenere riguardo la sua cultura.
Anche
al tempo della sua fondazione, sebbene, come già detto, la cultura greca e
quella latina fossero entrambe in decadenza, la superiorità della prima sulla
seconda continuava ad essere incontrastata.
La
cultura greca, infatti, veniva dal periodo ellenistico, in cui, sebbene avesse
perso quei caratteri originali tipici dell’epoca classica, aveva continuato ad
essere vitale. Si sviluppano grandi centri come Alessandria ed Antiochia, in
cui il patrimonio culturale ellenico continua a
fiorire, grazie all’opera di molti intellettuali e letterati. Anche Atene ritroverà parte dell’antico splendore, sotto l’impulso
delle nuove correnti di pensiero del periodo post-alessandrino. Inoltre, in
seguito alla conquista dell’Oriente, il greco si era diffuso capillarmente in
un vastissimo territorio, andando a formare quella koiné linguistica di cui
l’Impero Romano subirà non poco gli effetti. La lingua
greca, infatti, si affermerà come quella maggiormente diffusa all’interno del
mondo allora conosciuto, divenendo non solo il linguaggio della cultura, ma
anche quello dei commerci ed, in generale, delle relazioni fra popoli
stranieri. La forte influenza della Grecia, quindi,
continuò sempre a farsi sentire e, all’epoca del trasferimento di capitale da
Roma a Costantinopoli, era più attiva che mai. Gli stessi intellettuali romani
avevano preso a scrivere in greco e molto giocava anche il fatto che la
letteratura cristiana, come la Bibbia ed i Vangeli, inizialmente si fosse
diffusa nella traduzione greca, che, così, era divenuta anche la lingua della
religione.
Questa
generale supremazia culturale della Grecia su Roma, unita al fatto che Bisanzio
nasceva già di per sé stessa come città greca, giocò
un ruolo di assoluta, primaria importanza. Se in un
primo tempo la lingua “ufficiale” dell’Impero sarà ancora il latino, questo si
vedrà quasi subito scalzato, prima nei fatti, e poi anche “formalmente”, dal
greco. L’imperatore Eraclio, infatti, darà inizio ad un nuova
epoca per Costantinopoli, allontanandola culturalmente da Roma in favore
delle influenze orientali. Riconoscerà ufficialmente la lingua greca come lingua dell’Impero ed egli stesso, incoronato come
Imperator, Caesar, Augustus, morirà come basileus. Anche le cariche politiche,
fino ad allora in latino, verranno denominate in
greco, che, d’altronde, era già da lungo tempo la lingua parlata dal popolo e
dalla Chiesa.
Le
influenze greche non si fermano qui, ma si possono riscontrare nella peculiare
mentalità dei bizantini. Il loro gusto per le speculazioni e le questioni
metafisiche ha un sapore tutto ellenico. Ovviamente,
gli argomenti delle discussioni saranno ben diversi da quelli dell’epoca
antica, poiché riguarderanno soprattutto questioni relative
alla religione cristiana, ma il fervore e l’animazione con cui saranno
sempre sviscerati non può che ricordare i filosofi antichi. Gli annosi problemi
che, ad esempio riguarderanno l’eresia monofisita, oppure la cosiddetta
“questione del Filioque”, o ancora quella riguardante l’iconoclastia
appassioneranno tanto i teologi quanto il popolo comune. La complessità delle
loro riflessioni rimarrà persino nella memoria comune tanto
che ancora oggi usiamo definire “bizantini” ragionamenti particolarmente
astrusi e contorti, di non facile comprensione.
E’
comunque in questo ambito che il gusto greco per i
dibattiti e la radicata religiosità cristiana si incontrano, fondendosi e dando
vita al carattere che più contraddistinguerà gli abitanti di Costantinopoli.
A
proposito della centralità della religione cristiana, nella vita dell’impero,
questo è, invece, il carattere più innovativo, quello fondamentalmente non
mutuato né dalla parte “romana” né da quella “greca” di Bisanzio.
L’influenza
della Chiesa rimarrà sempre primaria in tutte le questioni politiche e, non di
rado, sarà uno dei nodi centrali del conflitto fra Oriente ed Occidente.
Il
grande scisma del 1054, infatti, sarà il frutto di secoli di controversie fra
la Chiesa di Costantinopoli e quella di Roma che non si riuniranno mai più, dando vita a quella differenziazione che ancora ai nostri
giorni persiste fra chiesa ortodossa, di rito greco, e chiesa cattolica, di
rito latino. Questo “scontro fra titani” rende bene l’idea di come il potere
politico esercitato dagli ecclesiastici non fosse una realtà esclusivamente
occidentale, ma di come anche a Bisanzio esistesse una situazione più o meno similare. Il potere religioso e quello politico avranno sempre pari importanza, e lo stesso
imperatore sarà riconosciuto anche come capo della Chiesa ortodossa.
La
stessa arte bizantina sarà un’arte esclusivamente
cristiana che nulla avrà a che vedere con la tradizione romana o greca
precedente.
La sua natura di “Impero cristiano”, come già detto, servirà a
Costantinopoli anche per “giustificare” le sue mire imperialistiche, nella
volontà di riunire sotto la sua egida quella che un tempo era Roma ed adesso
era l’intera comunità cristiana. Sotto questa stessa aura l’Impero bizantino potrà
arginare l’avanzata musulmana con numerose ed importanti azioni militari,
guadagnandosi la fama di più forte e combattivo baluardo della cristianità.
Il
cristianesimo risulta quindi l’elemento che riesce a
“cementare” l’eredità greca con quella latina, il gusto della filosofia come il
culto dello Stato, ponendosi come perno centrale di una civiltà che riuscirà ad
assimilare e tramandare ciò che di ancora vitale era rimasto delle due più
grandi culture antiche.
In
conclusione si può affermare che Bisanzio fu un impero tanto romano, che greco,
che cristiano. E’ a Costantinopoli, quindi, che le tre più grandi culture
europee si incontreranno realmente e daranno vita ad
un mondo, quello bizantino, capace di resistere per quasi un millennio e
perpetuare ciò che la grande epoca antica ci ha lasciato.
(pubblicato anche su SignaInferre)