Ciò
che resta di Atlantide
di
Leonella Cardarelli (leonellacardarelli@virgilio.it)
Quando respiri l'aria del
cielo nulla sulla terra ritornerà mai più come prima, né la terra su cui
cammini, né l'acqua su cui ti rifletti. Ale
ATLANTIDE: MITO O REALTA’?
Per molti la storia o
l’esistenza del continente Atlantide, esistito prima del diluvio universale, è
pura fantasia… eppure se ne parla molto e numerose testimonianze ci arrivano da
studiosi ed intellettuali. Secondo Corrado Federici “alla base di lontane
leggende c’è sempre un nucleo di verità
simbolica e spirituale”. Ciò vuol dire che dietro ad ogni nostra forma di
pensiero, dietro ogni nostro modo di dire si nasconde qualcosa che è andato
perduto. Purtroppo più un evento è cronologicamente lontano e non collocabile
in uno spazio temporale ben definito… più viene visto come una leggenda, una
fiaba o una favola. Il mito non è fantasia ma un racconto simbolico che
contiene una verità. Per la conoscenza esoterica il mito di Atlantide
rappresenta il passaggio verso la nostra
razza, la razza aria.
Esamineremo insieme le testimonianze
e i resti archeologici attribuiti a questa civiltà antichissima e poi sarà il
lettore a decidere se credere o meno all’esistenza del continente perduto.
Atlantide è il continente che secondo
molti studiosi di storia antica è esistito prima del diluvio universale. Si
sostiene che gli abitanti di Atlantide erano dei giganti e che l’atmosfera in
cui vivevano era un’atmosfera acquosa, non a caso in lingua maya la sillaba ATL
vuol dire acqua, forza dell’acqua. Da qui deriva il termine greco atlas, che
significa instancabile, da cui la parola atleta. Atlas era il re della
Mauritania e si credeva fosse il figlio di Giove. E’ rappresentato come una divinità che sostiene il globo e
questa immagine esiste nell’America precolombiana. In quasi tutte le culture vi
è la credenza che il mondo sia iniziato con un diluvio, che è quello che noi
conosciamo come diluvio universale. Troviamo tracce del diluvio non solo nella
Genesi ma anche nel Codice Boturini, nel Popol Vuh (raccolta di miti e leggende
maya), ne Le stanze di Dzyan (libro
trovato in Tibet; descrive tutte le ere dell’uomo nelle diverse umanità), nel
Codice Dresda. Gli Aztechi sostenevano di essere originari di Aztlan, una terra
sconosciuta. Di etimologia azteca, in
lingua nahuatl Aztlan significa proprio "gente di Aztlán".
Secondo alcuni studiosi il termine Aztlán
deriverebbe dalle parole nahuatl aztatl, che significa airone (o uccello
dalle piume bianche) e tlan(tli), che significa "posto del":
Aztlán vorrebbe quindi dire "posto degli aironi". Secondo un'altra
teoria, deriverebbe dal nome del dio Atlas e significherebbe "vicino
all'acqua". In Messico esiste inoltre un’area chiamata Chichen Itza che
significa salvati dalle acque.
Oggi esistono molte teorie
sull’ubicazione di Atlantide: Mediterraneo, America, Canarie, Mar del Nord.
Come mai? Perché Atlantide era tutto, solo nell’ultimo periodo era rimasto, di
essa, un’isola, perciò leggiamo che Atlantide era un’isola. Invero Atlantide
era tutto un intero continente ma nell’ultimo periodo della sua esistenza era
solo un’isola poiché aveva già subito molte devastazioni.
Negli anni ’80 del XIX
secolo Augustus Le Plongeon, studioso francese, sostenne di essere in grado di
decifrare i testi degli antichi maya in cui vi erano riferimenti al continente
Mu (Mu o Lemuria è il continente che sarebbe esistito prima di Atlantide),
inghiottito da violente eruzioni vulcaniche. Pochi credettero a Le Plongeon anche
se molti studiosi credono che Mu sia effettivamente esistita. Uno di essi è
William Niven secondo il quale i sacerdoti di Mu avevano inviato emissari nella
Mesoamerica per insegnare e tramandare una conoscenza segreta e preparare un
luogo di rifugio in caso di catastrofe. Questo luogo è con molta probabilità
quello che in molte popolazioni è noto come luogo sotterraneo: Agharti, identificato
altresì come Shangri-la. Ma di questo parleremo posteriormente…
Se pochi credettero all’esistenza
di Mu, per Atlantide fu diverso forse perché ne parlano anche noti
intellettuali, in primis Platone. Platone fa riferimento ad Atlantide (o
Poseidonia) nei suoi dialoghi Timeo e
Crizia.
Nel Timeo Platone scrive che suo zio Crizia narra di Atlantide. Crizia
racconta che Solone, grande legislatore e suo antenato, aveva visitato l’Egitto
nell’ ‘800 a.C. e notò che gli Egizi erano eccessivamente evoluti per quel
periodo. Così indusse un gruppo di sacerdoti di Sais a parlare del loro passato
ed uno di essi asserì che
Platone nel Crizia continua il suo racconto su
Atlantide affermando che fu fondata dal dio del mare Poseidone. Platone scrive che col passare del
tempo l’essenza divina degli Atlantidei svanì per lasciare il posto ad una
componente sempre più umana e Atlantide sparì in un giorno e una notte.
Oltre a Platone altri
intellettuali menzionarono Atlantide, ad esempio il filosofo neoplatonico Proco
sosteneva che Cantore si era recato in Egitto e lì aveva visto delle colonne
con su scritta la leggenda di Atlantide. Anche Aristotele e Plutarco parlano di
isole e continenti perduti.
Ma cosa resta oggi di
Atlantide?
I LUOGHI DEL MISTERO E IL PIANETA TERRA
Il testo Gli eredi di Atlantide scritto da Colin
Wilson e Rand Flem Ath è molto illuminante dal punto di vista dei luoghi
misteriosi collegati e collegabili ad Atlantide. Gli autori di questo testo
sostengono che siti sacri misteriosi come le piramidi egiziane, cinesi e sudamericane
non sono stati costruiti dagli indigeni per motivi locali ma sono tutti
collegati ad una civiltà antidiluviana, cioè Atlantide. Oggi con la libertà
culturale chiunque può facilmente scoprire che in tutta la storia che ci è
stata raccontata… qualcosa non quadra. Manca qualche “pezzo”.
I luoghi misteriosi più noti
sono l’Egitto, l’America e l’Isola di Pasqua. Esistono anche molte popolazioni
antiche che avevano conoscenze straordinariamente precise per il tempo in cui
sono vissute: i Maya, gli Incas, gli Egiziani, i Templari e gli Indù.
Ebbene, questi luoghi e
queste popolazioni sono ricollegate al mito di Atlantide e alla sua popolazione
evolutissima.
Colin Wilson e Rand Flem Ath
sono fautori della teoria di Charles Hapgood (1904-1982) secondo il quale Atlantide
era collegata nell’attuale Antartide. L’Antartide oggi è coperta dai ghiacci ma
se accettiamo l’idea che la crosta terrestre è mobile dobbiamo pensare che
prima della catastrofe con cui è nata la nostra civiltà, l’attuale Antartide si
trovava più a nord e non era un ambiente freddo né ghiacciato. Oggi è accettata
la teoria che le masse polari non siano ancorate ad uno strato di materiale
solido ma ad una mistura lubrificante come un dentifricio. Hapgood fu un grande
ricercatore e dedicò tutto se stesso allo studio di Atlantide e della
conformazione terrestre. Ebbe persino l’appoggio di Einstein ma ebbe comunque poco
credito a suo tempo, anche da parte dei geologi. Einstein appoggiò Hapgood
nella sua teoria sullo slittamento della crosta terrestre e lo incoraggiò nella
stesura di Earth’s shifting crust. In
quest’opera Hapgood sostiene che la crosta terrestre può scivolare sotto il
peso delle calotte polari portando alla deriva interi continenti. Nel 1952
Hapgood dimostrò con l’aiuto di Einstein che il globo un tempo era coperto dai
ghiacci e questa teoria è oggi universalmente accettata: nell’era precambriana
o archeozoica (800.000.000 di anni fa)
tutto il globo era coperto dai ghiacci e l’era glaciale durò per altri
300.000.000 di anni.
Per chiarezza espositiva
precisiamo che il globo ha conosciuto una serie di ere glaciali e la causa è
tuttora ignota ma vi sono valide ipotesi. Colin Wilson e Rand Flem Ath hanno
congetturato che se le ere glaciali si sono succedute ad intervalli regolari
ciò può essere derivato dal fatto che il sistema solare possa attraversare una
nuvola di polvere cosmica. Altri studiosi avevano pensato a qualcosa di simile,
cioè che le ere glaciali fossero causate da polveri vulcaniche presenti
nell’atmosfera terrestre.
James Croll invece ha dato
una spiegazione più accettata al fenomeno: egli sostiene che le ere glaciali
dipendono dall’inclinazione dell’asse terrestre (il succedersi delle stagioni
dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre). L’inclinazione dell’asse è oggi
di 23,4° ma c’è stato un lievissimo spostamento recente a causa dello tsunami
del 2004.
Il testo più rivoluzionario
di Hapgood fu Maps of the ancient sea
kings in cui l’autore tende a dimostrare che la civiltà è molto più antica
di ciò che si crede. Non a caso oggi anche nei libri di storia si tende ad
anticipare sempre di più l’inizio della civiltà poiché sempre più prove
palesano che la civiltà è antichissima. Ad esempio negli anni ’60 del XX secolo
si riteneva che Gerico (la prima città murata) risalisse al
Il fattore più rilevante è
caratterizzato dai resti archeologici: se accettiamo l’idea che la crosta
terrestre si muove si spiega perché in Siberia siano stati ritrovati resti di
mammut con fiori tra le narici. Per essere presenti in Siberia fiori e mammut
E’ tuttora complesso capire
come era formata
L’EGITTO
Tra i luoghi più misteriosi
al mondo abbiamo l’Egitto con
Robert Bauval, ingegnere
belga ed autore di The Orion mystery,
rimase colpito dalla singolare posizione delle tre piramidi: non si spiegava
per quale ragione la piramide di Micherino fosse più piccola e perché non fosse
allineata alle altre due. In fondo anche Micherino era un importante faraone…!
Una notte Bauval vide le tre stelle della cintura di Orione e realizzò che le
tre piramidi riflettono in terra la disposizione delle tre stelle della cintura
di Orione. Bauval era a conoscenza del fatto che gli Egizi consideravano la
loro terra un riflesso del cielo. Queste piramidi però non erano proprio un
riflesso esatto poiché le costellazioni si spostano a causa della precessione
degli equinozi. Per Bauval l’ultima volta che le piramidi di Giza
rispecchiarono la cintura di Orione fu nel
LE AMERICHE
Passiamo ora ad esaminare
un’altra zona misteriosa: il Sudamerica e
Tra i vari ritrovamenti
misteriosi non possiamo non menzionare le sfere di granito, ritrovate nella
giungla della Costa Rica occidentale. Si tratta di sfere di varie dimensioni,
precise, lisce. La più grande pesa venti tonnellate ed ha un diametro di due
metri e mezzo. Non si sa di preciso quale obiettivo avessero queste sfere.
L’archeologo statunitense Samuel K. Lothrop notò che esse erano disposte in
gruppi di tre come a formare dei triangoli irregolari. Alcune sfere sono state
trovate anche su montagne ed è inspiegabile come siano state portate lì. Sfere identiche
ma più piccole sono state rinvenute nell’Isola di Pasqua, altro luogo
misterioso di cui parleremo più avanti. A volte le sfere erano collocate in
modo da formare delle linee e il professore Ivar Zapp collegò queste linee alle ley lines.
Le ley lines, dette anche linee legge o sentieri del drago sono come le vene
delle terra, sono cioè dei canali in cui scorre un’energia molto forte. In
queste aree della terra sono collocati siti sacri come Stonehenge, Avebury,
Glastonbury e vi si verificano fenomeni come i cerchi nel grano. Poiché gli
abitanti della Costa Rica erano dei navigatori si è congetturato che queste
sfere servissero come strumento per la navigazione o che raffigurassero le
stelle.
Sia i Maya che gli Egizi
avevano un calendario precisissimo, il più preciso era quello dei Maya, che si
ferma al 2012. Questo calendario era così preciso perché derivava dalla
popolazione atlantidea.
In Messico, a Teotihuacàn esiste
un viale chiamato La via dei morti.
Essa si trova a trenta km N-E da Città del Messico e non procede esattamente da
nord a sud ma è inclinata a 15,5° rispetto a nord, forse per allinearla con il
tramonto delle Pleiadi, costellazione - detta anche “delle sette sorelle” - importante
nella mitologia mesoamericana.
David Kelley era uno
studioso che si occupò a fondo della popolazione maya e notò che vi erano
profonde analogie tra il calendario azteco, maya e indù. Queste analogie
presupponevano contatti transpacifici tra queste popolazioni. Kelley sosteneva
che il calendario maya avesse avuto origine a Taxila, città commerciale indù. I
Taxiliani erano molto avanzati scientificamente e sapevano che la terra era una
sfera. I Maya non solo conoscevano la precessione degli equinozi (e non avevano
telescopi) ma anche Urano e Nettuno, migliaia di anni prima che gli scienziati
occidentali li scoprissero. John Lash ritiene di aver trovato un’antichissima
prova di precessione degli equinozi in uno zodiaco inciso sul soffitto del
tempio di Hator a Dendera: ciò significa che anche gli Egizi conoscevano la
precessione degli equinozi anche se
attualmente la si fa risalire verso il
Anche i Sumeri erano grandi
astronomi. Essi sapevano quanto tempo impiega ciascun pianeta a percorrere la
sua orbita, dividevano il giorno in ventiquattro ore, ciascuna di sessanta
minuti ed ogni minuto in sessanta secondi.
ANTICHE MAPPE, TEMPLARI ED
ESPLORATORI
Rand Flem Ath effettuò studi
su mappe molto antiche dalle quali si evince che gli Atlantidei avrebbero
tracciato una cartografia mondiale ed avrebbero avuto altresì sofisticati
metodi di rilevamento.
A proposito di mappe
dobbiamo ricordare la mappa più famosa legata ad Atlantide: la mappa di Piri
Reis, disegnata nel 1513 e trovata in un archivio del Palazzo imperiale di
Costantinopoli. La carta mostra il profilo orientale delle Americhe, quello
occidentale di una parte di Europa e Africa e inoltre la costa nord del
continente antartico. Hapgood restò impressionato dall’accuratezza di questa
mappa perché Ferdinando Magellano partì nel 1519 (cioè sei anni dopo la stesura
della mappa) per il suo viaggio verso le Indie passando per l’America e
scoprendo la parte più meridionale del continente americano. La cosa più
sorprendente della mappa è la raffigurazione dell’Antartide, scoperta nel 1818.
L’Antartide raffigurata nella mappa però non è come la conosciamo noi oggi ma
come era prima di essere ricoperta dai ghiacci. Piri Reis, ammiraglio turco ed ex pirata, amico di
Cristoforo Colombo, asserì di aver compilato quella mappa grazie ad antichi
documenti del IV secolo a.C. che si trovavano nella biblioteca di
Costantinopoli. Con larga probabilità questi documenti a cui faceva riferimento
Piri Reis erano a loro volta delle copie di mappe risalenti ad epoche
atlantidee. Secondo alcuni, Cristoforo colombo viaggiò con questa mappa ma non
è certo. La mappa di Piri Reis si trova oggi in Turchia. Colombo viaggiò con le
idee ben chiare e viaggiò con l’impulso templare, infatti sulle sue caravelle
c’era il simbolo della croce dei
templari. L’ostilità verso i templari nacque verso il 1300 perché loro
custodivano un segreto, un tesoro. Questo tesoro era costituito da antiche
pergamene (mappe) nascoste sotto il tempio di Salomone. I templari utilizzarono
queste mappe per posizionare le loro basi più importanti in siti che riflettevano
la geografia del Polo dello Yukan. I templari avevano molte conoscenze,
sapevano anche che la nostra religione cattolica è frutto di uno
“storpiamento”. I rituali della massoneria traboccano di allusioni al fatto che
le proprie origini sono nell’antico Egitto, non a caso la grande piramide è
stata sempre il simbolo principale della massoneria. Nell’Antico testamento vi
sono molte analogie tra ebrei ed egiziani. Gli studiosi Lomas e Knight hanno
avanzato l’assunto secondo il quale un evento storico abbia coinvolto ebrei ed
egiziani molto tempo prima che Salomone costruisse il tempio.
Tra i vari ritrovamenti
nell’area mediorientale abbiamo anche i famosi rotoli del Mar Morto, che sono
scritture sacre non riconosciute dalla Bibbia ufficiale. Sono stati ritrovati a
Qumram (Damasco) e si ritiene siano stati scritti dalla setta degli esseni.
L’ISOLA DI PASQUA
L’isola di Pasqua è così
chiamata perché fu scoperta nell’Oceano Pacifico orientale il giorno di Pasqua
del 1722 dall'olandese Roggeveen. E’
detta anche l’isola dagli occhi nel cielo
per via delle misteriose statue gigantesche che hanno, appunto, gli occhi
puntati verso il cielo. In nessun altro luogo così piccolo esistono statue così
grandi. Si tratta di statue alte dai quattro ai sei metri, alcune sono alte
addirittura venti metri e sono attaccate al suolo. Sapere chi ha costruito
queste statue è impossibile. E’ un mistero. Gli abitanti che vivevano in
quest’isola non possedevano utensili di metallo ma sapevano scrivere (è stata
ritrovata una tavoletta scritta ma nessuno la sa decifrare) e praticavano il
culto dei morti nelle caverne.
Oggi molti misteri vengono
spiegati attribuendone causa agli alieni. Per Graham Hancock e Rand & Rose
Flem Ath, di contro, molti misteri antichi non dipendono dagli alieni ma sono i
resti di antiche popolazioni evolute.
AGHARTI E IL RE DEL MONDO
Con il termine Agarthi (o
Amenti) si identifica il cosiddetto regno sotterraneo. Questo regno sotterraneo
avrebbe il suo centro in Tibet e sarebbe formato da una rete di gallerie naturali
ed artificiali che attraversano, sotto terra, tutto il mondo. Queste gallerie
attraversano i regni sotterranei di paesi come Guinea, Ghana, Nigeria, Ciad,
Iraq, Iran, Afghhanistan, Mongolia, Siberia, Alaska, Canada, Brasile, Tibet. Ma
chi avrebbe costruito queste gallerie, questi regni? E perché? La funzione di
Agharti, il regno sotterraneo, è quella di conservare la conoscenza e
tramandarla ai posteri e alle persone più evolute e degne di riceverla. Agharti
esisteva già ai tempi di Atlantide e forse anche ai tempi di Mu. Gli abitanti
della terra con larga probabilità sapevano che ci sarebbero state delle
catastrofi e per non perdere la propria conoscenza crearono questi luoghi
sotterranei per salvarsi.
In questo modo la conoscenza
di Mu si salvò e tramite alcuni maestri di Agharti fu consegnata agli
Atlantidei. Lo stesso è valso per gli Atlantidei che quando scomparvero
riuscirono tramite Agharti a tramandare a maestri illuminati la conoscenza
superiore. Agharti è abitata dai sopravvissuti di Atlantide, infatti si tratta
di abitanti molto più evoluti di noi. Anche i Maya e gli Aztechi (e forse anche
gli Egiziani?) erano i sopravvissuti di Atlantide ma ormai si erano già
involuti, non a caso gli Aztechi compivano sacrifici umani che nell’epoca atlantidea
non esistevano. Questi sopravvissuti si sono rifugiati sotto terra per scampare
all’involuzione del mondo e sono governati da un re, detto Il re del mondo (identificato col nome di Manu o Melquizedeq), il
quale ha contatti con gli esseri più evoluti del mondo, ad esempio con il Dalai
Lama. La capitale di Agharti è
Shamballah. Sovente invece di Agharti si tende ad identificare questo luogo con
il nome di Shangri-la. In Da Atlantide a
Shamballah leggiamo che “tra le tribù nomadi della Mongolia Interna
sopravvivono ancora oggi tradizioni su tunnel e mondi sotterranei (…). Una
leggenda – se poi è tale – narra che le gallerie conducono a un mondo
sotterraneo di origine antidiluviana in un luogo sperduto dell’Afghanistan o
nelle regioni dell’Hindu Kush. E’ Shangri-la, dove la scienza e le arti, mai
minacciati dalle guerre mondiali, si svilupparono pacificamente presso una
razza di immensa cultura. Questo mondo ha persino un nome: Agharti. (…)” [1]
Secondo la leggenda alcuni
di questi tunnel sono stati distrutti da cataclismi. Le dottrine buddiste
sostengono che Agharti è situata a una grande profondità del pianeta ed è
abitata da persone miti e pacifiche. Sono governate dal re del mondo che da
Shamballah è in contatto con i rappresentanti del nostro mondo. Il dottor
Raymond Bernard scrive in The
subterranean world (1960) che nel mondo buddista la credenza nell’esistenza
di un mondo sotterraneo è parte integrante della fede.
Molti conoscono e
conoscevano Agarthi, ad esempio Hitler. René Guénon in Il re del mondo e Julius Evola in Rivolta contro il mondo moderno ci ricordano le innumerevoli
leggende sui regni sotterranei. Anche Platone, nel Crizia e nel Timeo, fa
riferimento a misteriose gallerie sotterranee che attraversavano Atlantide.
Menziona poi “un grande sovrano che siede al centro della terra. Egli è il
mediatore della religione per tutto il genere umano.” Plinio il vecchio in Storia naturale accenna ad abitanti del sottosuolo che erano fuggiti
sotto terra dopo la distruzione di Atlantide. Ovidio nelle Metamorfosi parla di gente che vive nel sottosuolo. La leggenda di
Atlantide e quella di Agharti sono strettamente connesse. Il tenente colonnello
P. Fawcett è scomparso nell’Amazzonia
nel 1925 mentre cercava città atlantidee
perdute. Nessuno sa che fine abbia fatto, qualcuno narra che sia stato ucciso. E’
molto probabile invece che sia riuscito ad accedere ad Agharti, in quanto
esistono dei passaggi per accedervi ma non tutti possono entrarvi. Si sostiene
che tra i pochi prescelti a visitare il regno sotterraneo vi siano stati Madame
Blavatsky e Dante Alighieri.
Gli abitanti di Agharti
hanno un’energia particolare, detta VRIL, cioè l’energia che nella maggior
parte di noi c’è ma è assopita. Con il termine VRIL si intende precisamente un’inesauribile riserva
di energie universali, alcune delle quali possono anche essere concentrate nel
corpo umano, sviluppate al massimo delle loro potenzialità. Hitler voleva impossessarsi
di questi poteri ed era ossessionato dall’energia Vril. Era convinto inoltre
che esistesse un regno sotterraneo abitato da “superuomini”. La cosa più
interessante è che secondo alcune dicerie, vari membri della gerarchia nazista,
tra cui lo stesso Hitler sarebbero fuggiti dalla pira funebre di Berlino
tramite gallerie segrete raggiungendo il Sudamerica, dove alcuni di essi
vivrebbero tuttora. Ma nessuno sa se ciò sia vero.
Bibliografia:
Maclellan, A. (1996) The lost
world of Agharti, Souvenir press ltd.,
Wilson C. & Flem-Hat R.,
The Atlantis blueprint, trad. it Gli eredi di Atlantide (2001), edizioni
Piemme, Casale monferrato (AL)
Zecchini, V. (2006), Atlantide e il mistero dei continenti
scomparsi, Giunti editore, Firenze- Milano
Altre fonti:
Conferenza Mito e realtà di Atlantide, del C.E.A.
(Centro studi dell’autoconoscenza), tenutasi a Sulmona (AQ) il 16 e il 23
ottobre 2006
VHS I luoghi visitati (1995), by Hobby e Work,
Italiana Editrice s.r.l., collana “I misteri dell’ignoto”
Articolo
Plato, M.; Melkitzedeq, un nome per il re del mondo,
in Hera n. 46, anno IV, Ottobre 2003, pag. 58