L’Architettura Cistercense: Terza Parte

(raccolta da Marisa Uberti)

7)- L'abbazia

Uno dei doveri del monaco secondo San Benedetto è quello di osservare la 'stabilità della propria comunità'. Nella Regola essa viene menzionata in un contesto Cristologico, in connessione con l'edificazione dell'anima e la perseveranza. Gli Statuti del 1134 prevedono esplicitamente le modalità per l'erezione canonica di un'abbazia.

"Una nuova fondazione viene eretta in abbazia con l'elezione dell'abate, con un nucleo di 12 monaci e con tutto il necessario alla vita monastica: vengono inviati nei nuovi cenobi 12 monaci più l'abate, né tuttavia siano inviati sino a quando il luogo non sia stato fornito di libri, di costruzioni e di tutte le altre cose necessarie[...]Per quanto riguarda le costruzioni, la Chiesa, il refettorio, il dormitorio, i locali della foresteria e della portineria e in più la sufficienza economica: tutto questo in modo che immediatamente si possa iniziare l'osservanza della vita regolare" .

La disposizione della pianta cistercense differisce da quella dei benedettini. I luoghi regolari sono quelli raggruppati intorno al chiostro in cui si sviluppa ogni giorno da mattina a sera la vita del monaco. Questi luoghi sono posti il più delle volte a Sud della Chiesa che è quasi sempre rivolta verso oriente. In tutte le abbazie sorte nel corso dei secoli XII e XIII  in Europa dalla casa madre di Citeaux e dalle altre proto - abbazie,l'elemento comune non è tanto l'ubicazione materiale legata a precise norme strutturali o stilistiche ma nel rigore assoluto con cui l'idea  benedettina del monastero, come città di Dio, viene purificata da ogni elemento inessenziale e ricondotta a forme basate esclusivamente sulla linea retta.

L'edificio è effettivamente sentito come segno, espressione immediata dei valori divini. L'esame delle architetture cistercensi, siano esse edifici monastici o agrari, officine o mulini o altro ancora, dimostra comunque che non si trattò di una povertà di mezzi o di una rozzezza ideologica, ma anzi di una scelta operata per una straordinaria ricchezza di razionalità. Come noto si trattò di una determinazione di leggi modulari che permisero la massima concentrazione dei lavori e riducendo gli sforzi, le difficoltà e quindi anche i costi, con il fine di esaltare la spiritualità della vita monastica.

 

8)-Il chiostro

E' generalmente quadrato, secondo la tradizione della villa romana ed è il punto di riferimento di tutto il complesso abbaziale. Organizzato secondo un'idea distributiva, esso è  misura delle singole parti che formano un compatto nucleo di edifici rettilinei disposti ai quattro lati. E' considerato cuore del monastero perché esso è il centro della vita di monaci così come lo è della disposizione dei vari ambienti dell'abbazia stessa. Lo schema tipo di un'Abbazia cistercense secondo i dettami di San Bernardo risulta così concepita come da schema sopra mostrato:chiesa con abside orientata a est;lato settentrionale costituito da un quadrato di edifici che racchiudono al proprio interno un chiostro(in verde).Adiacenti l'ala sud del transetto sono di regola:la sacrestia,la sala Capitolare,il parlatorio,la frateria,al di sopra dei quali si trova il dormitorio dei monaci;quindi sull'altro lato,che chiude il chiostro,si trovano gli ambienti per i conversi(come si può vedere in verde nello schema più in basso),analoghi e opposti a quelli dei monaci.

Il chiostro è in realtà costituito da due quadrati:uno piccolo (parte scoperta,giardino e aiuole),e uno più grande (tutti i locali coperti e le gallerie) che ha l'area doppia del piccolo.Questo si otteneva utilizzando il modello di Villard de Honnecourt (XIII secolo),che molto probabilmente aveva a sua volta 'attinto' o si era basato su studi precedenti. Per realizzare un chiostro come quelli di un'Abbazia Cistercense bastava,a quanto pare,l'uso di una corda a dodici nodi e una squadra.Come si vede nella piccola illustrazione,c'è una dimostrazione matematica del procedimento empirico usato dai costruttori delle abbazie:

Anche la cinta muraria esterna, era costruita sul 'quadrato' (formando dunque una !).

 

9)-La chiesa

 Era costruita sulla parte più elevata del terreno generalmente in forma di croce latina, con una zona sacra sollevata di 12 gradini di vaste dimensioni. Era il centro della vita di un monastero. A causa della semplicità della vita cistercense,al  momento delle cerimonie si ricorreva a pochi ministri per cui non servivano  grandi spazi. Nella zona sacra dalla parte dell'epistola, entrando a destra, era un piano d'appoggio ricavato nel muro con alcune piccole vasche,piscine,dove durante la Messa si versava l'acqua delle abluzioni, che attraverso condutture si perdeva nel terreno. Dato che nella chiesa cistercense solitamente non vi erano i fedeli,ma solo i monaci,non  avevano quasi mai i portali, ma una piccola porta sul fianco, e se vi era una porta in  facciata, essa era di piccole dimensioni e spesso non era collocata al centro. La Chiesa comunica con il chiostro attraverso una porta situata in asse con il transetto, quasi costituendo una linea continua con il lato orientale del transetto stesso. Un'altra porta, che giungeva alla navata della chiesa circa nella prima campata entrando, costituiva l'ingresso dei fratelli conversi.Dal lato opposto a quello di accesso al chiostro,tramite 'la porta dei morti',si accede al cimitero dei monaci.

La chiesa di un'abbazia era costruita generalmente su rapporti costanti, aritmetico -geometrici, basati sul numero tre e sul quattro.La forma base,lo abbiamo già rimarcato più volte, è il modulo 'ad quadratum' che viene usato piccolo  nella crociera delle navate laterali, nelle cappelle del transetto e, grande,nella navata centrale, nel coro e nell'incrocio della navata con il transetto.In molte chiese abbaziali ritroviamo anche il doppio quadrato cioè il rettangolo 1 x 2 che si ottiene unendo le due crociere delle navate laterali,corrispondenti ad un lato della crociera della navata centrale. L'abside della chiesa pure corrisponde ad un rettangolo,che è un quadrato doppio(dove l'abside presente abbia quella forma naturalmente).Si è visto che -applicando opportuni calcoli matematici (teorema di Pitagora) al triangolo in cui può essere ripartito il rettangolo,si ottiene un rapporto corrispondente al numero aureo 1,618. Questo fatto conferirebbe particolare 'armonia' anche estetica all'insieme. Ai monaci non c'era proprio da insegnare nulla!

 

Nella figura sono chiaramente espressi i rapporti numerico-geometrici su cui si basa l'architettura cistercense:il modulo 'ad quadratum'. Nel disegno si vede un particolare della pianta dell' abside e alcune crociere; l'abside quadrata dell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Alseno(PC), n.14, è divisibile in due rettangoli; il quadrato piccolo -esempio al n.3, 6 e 7- è la metà del rettangolo 5; i quadrati grandi 15 e 16,sono formati da quattro quadrati piccoli cioè due rettangoli n.5.

10)-I fratelli conversi

Il termine conversus appartiene alla più antica lingua della cristianità e significa originariamente sia monaco pervenuto tale in età adulta (monacus conversus) , sia (e questa è l'accezione che ci interessa) quel membro del monastero che conduceva una vita pia, ma senza assumere tutti gli impegni della professione monastica (famulus converus). All'interno dell'organizzazione cistercense, pur non essendo tenuto al coro, alla lettura e alla meditazione, il converso pronuncia voti che comportano gli elementi tradizionali della vita monastica: stabilità obbedienza e conversione dei costumi. Il converso il solo quindi di religiosi e laici vincolati a tutti gli obblighi della vita religiosa eccezione della celebrazione della messa. Essendo perlopiù analfabeti, essi erano addetti esclusivamente ai lavori manuali. Diversamente ai monaci che giungevano ai voti già preparati culturalmente, erano riservati l'attività intellettuale, il governo della comunità e tutti gli aspetti collegati alla liturgia e al canto, compresa la trascrizione di codici.

L'attività agraria condotta in proprio,che costituiva l'aspetto più significativo dell'Ordine Cistercense,fosse possibile grazie alla manodopera dei fratelli conversi che spesso provenivano dalla classe  contadina e qui trovavano nuova dignità sociale e un vero riconoscimento. . E inoltre si deve notare che il cantiere -scuola cistercense di cui si è già parlato- non riguardò solo l'edilizia ma ogni campo e ogni tipo di lavoro e di insediamento: l'agricoltura, l'allevamento, i vari servizi del monastero, dalla cucina all'infermeria, alla cantina, allo scriptorium e infine l'artigianato, che contemplava, tra le attività dei fratelli conversi, calzolai, tessitori, stellari, fabbri, muratori e mugnai(strutture operative).

Bibliografia e immagini:

S. Bandera "Da Citeaux nasce la nuova Europa", Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo,1996

Ricerca interdisciplinare di studenti e docenti dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura e l'Ambiente 'S.Solari' di Fidenza (PR),a.s.1995-96 "L'Abbazia di Chiaravalle della Colomba e il suo tappeto di fiori", stampato a cura della Comunità Cistercense di Chiaravalle della Colomba - Alseno (PC), presso cui è reperibile

Mostra didascalica allestita presso la Sala del Capitolo dell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba -Alseno (PC)

 

 

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