L’Architettura
Cistercense
(seconda parte, ricerca raccolta da Marisa Uberti)
3)-Lettura
simbolica dell'architettura in San Bernardo e nella cultura cistercense
San Bernardo non negava riferimenti
al Vecchio Testamento o alla Gerusalemme Celeste ma poneva l'accento sul
significato didascalico dell'architettura della Chiesa insistendo sugli aspetti
di umiltà e di semplicità.Le chiese a pianta
Bernardina terminano
quasi tutte con un quadrato o un rettangolo, generalmente più basso della
navata, derivato dalle piccole chiese e dalla tradizione degli oratori, è
infatti un'espressione dell'umiltà monacale. La forma rettangolare era ritenuta
più modesta di quella rotonda o addirittura la più
modesta possibile, mentre l'abside tonda rappresenta una simbologia della
tradizione imperiale.
4)-La simbologia dei numeri
L'interesse per il numero e per i
rapporti numerici in San Bernardo, assume un'importanza fondamentale. Il
concetto del numero come espressione della bellezza fu ereditato da parte dei
Padri della Chiesa dalla più alta antichità, dai Semiti e dei Greci e non era comunque
estraneo all'Antico Testamento. Si pensi ai 318 servitori di Abramo,
ai 480 anni computati dall'uscita dall'Egitto alla costruzione del Tempio.
Quanto alla metafisica di questo simbolismo, i Padri l'avevano ricevuta
principalmente dalla tradizione pitagorica largamente diffusa da opere tradotte
in latino da Apuleio.Seguendo questa tradizione, i numeri sono il principio, la
fonte e la radice di tutto. Lo sforzo continuo degli autori cristiani e anche
di San Bernardo, fu di purificare la scienza dei numeri da ogni riferimento
alla divinazione astrale. Essi rinviano quasi sempre a
una frase del Libro della Sapienza che e la più citata. Il versetto costituisce
una specie di consacrazione di tale scienza: ma tu (cioè
Dio)hai disposto tutto con misura,
numero e peso e definisce il carattere fondamentale del bello e dell'estetica.
Il percorso dal mondo greco verso la cultura occidentale fu segnata
per primo da Agostino.
Alla metà del XII secolo il cistercense Odo di
Morimond sostiene che i numeri sono superiori alle cose perché alcuni simboli
numerici precedono le cose stesse. Per esempio, se l'uomo fu creato nella
doppia natura di anima e corpo, ciò fu possibile
perché già esisteva il concetto di due; tre inoltre ha sempre significato la
Trinità, ed è simbolo di trascendenza, così che, secondo il pensiero di Odo i
numeri sono digniores rispetto alle cose.
In quel secolo l'interesse per l'allegoria del
numero si arricchì del rapporto esistente tra microcosmo e macrocosmo che fu
espresso in termini numerici, ossia archetipi matematici. Il numero quattro per
esempio rappresenta i punti cardinali, le fasi della luna, i sensi, le stagioni
e che nella cultura classica è l'elemento costitutivo del tetraedro di Platone, o il
numero costruttivo dell'uomo di Vitruvio, significa la perfezione morale
(immanenza, cioè l'espressione della perfezione divina nel creato). Il numero otto nelle scritture si riferisce al giorno che segue l'ultimo della creazione e il giorno
dopo la Resurrezione di Cristo;esso non
si aggiunge al settimo, ma ne manifesta lo splendore, la pienezza della
perfezione, perché ottavo è il giorno dopo il
quale non vi sarà più inizio di nulla: è il primo e l'ultimo giorno
della settimana senza fine, tempo che si compie nell'eterno. Questa una cor relazione tra 7 e 8 indica il ritorno definitivo
della creazione nel seno di Dio. Il numero sei (2 x 3) è numero della
creazione, il sette il
numero della storia della salvezza o dell'Antico Testamento, l'otto è quello
della consumazione della salvezza, o del Nuovo Testamento; il 12 (3 x 4) è il
numero della durata.
Da tutta questa serie di riferimenti alla
cultura a cui si riferisce San Bernardo è possibile quindi acquisire nuove
chiavi di lettura per interpretare il valore simbolico di molti particolari
architettonici dei progetti cistercensi come il numero dei lati dei pilastri,
il numero delle campate, il numero delle finestre, i
lati del monastero etc.
5)- L'abbazia come espressione della
Gerusalemme Celeste
Il risultato delle indagini
condotte sui complessi monastici cistercensi(Padre Goffredo Viti, Architettura
Cistercense,1995, Morimondo, cat.mostra) ha
evidenziato:
1.il complesso monastico sembra risultare un quadrato e la lunghezza esterna della Chiesa ne determina più o meno
esattamente le dimensioni
2.il volume esterno della Chiesa è quasi
costantemente formato dall'accostamento e sovrapposizione di dodici cubi
3.la fontana che sempre si trova circa di fronte al
refettorio, non è posizionata al centro dei chiostri ma risulta spostata di uno
o più metri verso il lato dei fratelli conversi. Ciò colloca la fontana al
centro del quadrato dell'abitato monastico (la fonte d'acqua viva si trova al
centro della città apocalittica)
4.la somma dei pilastri o colonne che
sorreggono l'impianto monastico potrebbe risultare
multiplo di 12.
Non a caso gli storici sottolineano l'importanza della sacra scrittura nella vita
dei cistercensi. Basti pensare ciò che costituì una delle prime preoccupazioni
di Stefano Harding: la stesura di un testo critico della Bibbia affinché ognuno
potesse meglio comprenderne le figure e i simboli.
La costante più frequente rimane la
quadratura dell'impianto e la cubatura degli ambienti. La reale portata storica
dell'architettura cistercense, quindi non è comprensibile se ci si sofferma
esclusivamente sulle chiese. Tutte le parti del monastero, infatti
sono costruite su un sistema fondato sulla equivalenza e la moltiplicazione
delle parti. Il modulo regola l'intera operazione costruttiva, dalle fondamenta
ai capitelli, alle mattonelle, alle tessere vitree delle finestre. Tutto ciò diversifica l'architettura cistercense da quanto esisteva
fino ad allora nel Nord. Alla base di questo processo sta il caratteristico
fenomeno dei cantieri -scuola la cui esistenza per quanto non documentata
espressamente, è dimostrata dalla rigorosa omogeneità di edifici che si
ripetono in tutt'Europa e che hanno spinto la critica a parlare della
"esportazione di prefabbricati". Ma in realtà si trattò sempre di idee architettoniche e costruttive identiche adattate
alle tecniche e alla tradizione dei materiali locali: ciò che fu esportato,
quindi, non furono prefabbricati ma uomini, esperti del 'computer' Bernardino,
capaci di riprodurlo rispettando le tradizioni locali e in grado di insegnarne
l'uso alle maestranze del posto. Ciò che permise la forte unità delle tipologie
architettoniche dell'ordine cistercense in tutta Europa fu
il senso della regola intesa come guida verso la santità della
vita e la forte unità all'interno di un'organizzazione di carattere non
gerarchico.
In Italia abbazie che riproducono
la caratteristica pianta bernardina sono:Chiaravalle
alla Colomba, Morimondo, Cerreto, Fastra nelle Marche, Santa Maria del Corte e
Cabuabbas in Sardegna, presso Sindia.si trattava
dunque, per quanto riguarda l'architettura cistercense, di un sistema e di una
lingua internazionali e tali da poter essere riprodotti con la massima facilità
in tutta Europa, servendosi dei più vari materiali e delle manovalanze locali.
Questa nuova architettura era destinata a diventare il manifesto della
spiritualità del nuovo ordine.
6)-Gli strumenti
Materialmente,l'Abbazia
veniva costruita anzi progettata da un monaco-architetto,chiamato 'maestro
d'opera',che si diceva ispirato da Dio,il Quale aveva posto delle Leggi nel
Creato.Il Maestro d'opera le conosceva,le rispettava e
utilizzava per dare ordine e funzionalità all'Abbazia.Lo ausiliavano dei
'semplici' strumenti da lavoro,con i quali eseguiva
sia i calcoli che le misurazioni,basandosi su figure geometriche quali i
quadrati,i rettangoli,i triangoli e i cerchi di cui conosceva tutte le
proprietà statiche e armoniche. A queste figure corrispondevano,come sappiamo,significati simbolici che il Medioevo aveva
fatto propri.Naturalmente vi erano altri monaci che provvedevano ad altre
attività: taglialegna, perchè servivano abitazioni per i monaci e i lavoratori,per le impalcature e il trasporto del materiale,per la vita
quotidiana e per ardere;le prime costruzioni erano provvisorie in legno in cui
la comunità viveva; falegnami e carpentieri;addetti alle fornaci,alla
preparazione di mattoni e calcina; i conversi muratori davano il loro aiuto in
ogni attività.
Il Maestro d'opera usava la Riga o
canna cifrata, che era la somma di 5 misure in rapporto armonico con l'uomo, di
cui portano il nome di una parte del corpo(palma,
palmo, spanna, piede, braccio). Ogni misura è uguale alla somma delle due
precedenti. Da luogo a luogo potevano variare leggermente ma
rimaneva costante questa relazione. Inoltre,entrava in
gioco un numero noto già al tempo di Pitagora (e forse prima),chiamato numero
aureo (o divina proportione) e corrispondente a 1,618, un numero
irrazionale:ogni misura è uguale a quella che la precede moltiplicata per
1,618.
Nel pentagono regolare,si ritrovano utilizzate tutte e cinque le misure
Il maestro d'opera usava anche la
Squadra,che serviva per tracciare angoli retti e per
verificare la precisione del taglio della pietra.Essa era tarata in vari punti
e aveva segnati più di una unità
costruttiva(rettangolo Egiziano,rettangolo del Partenone,etc.) Solitamente,il
lato lungo rappresentava il braccio o cubito,quello corto il piede. I
costruttori cistercensi dovevano perciò essere a conoscenza delle misure che
usavano in luoghi d'oltremare (extraeuropei come l'Egitto...).Da una tomba
presente nella cattedrale di Reims, quella del maestro d'opera medievale Hue
Lieberger (morto nel 1263) si può avere un'idea sia degli strumenti utilizzati
a quel tempo(accanto a lui c'è una squadra,alla sua
destra in basso;un compasso aperto alla sua sinistra;in mano ha una riga) sia
sui rapporti geometrici utilizzati e inseriti nell'insieme,seppure non evidenti
ai 'dilettanti'.Nella mano destra regge un'Abbazia:voleva
forse trasmetterci i 'segreti' dei costruttori?
La corda a dodici nodi permetteva
di ottenere in maniera semplice tutte le figure geometriche su cui si basavano
le costruzioni cistercensi;la distanza tra un nodo e
l'altro è di un braccio (cioè 53 centimetri circa).
(continua-)
Bibliografia di riferimento:
Ø
S. Bandera "Da
Citeaux nasce la nuova Europa", Fondazione Abbatia Sancte Marie de
Morimundo,1996
Ø
Ricerca
interdisciplinare di studenti e docenti dell'Istituto Professionale per
l'Agricoltura e l'Ambiente 'S.Solari' di Fidenza (PR),a.s.1995-96
"L'Abbazia di Chiaravalle della Colomba e il suo tappeto di fiori",
stampato a cura della Comunità Cistercense di Chiaravalle della Colomba -
Alseno (PC), presso cui è reperibile
Ø
Mostra didascalica
allestita presso la Sala del Capitolo dell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba
-Alseno (PC)
(il sito d Marisa Uberti www.duepassinelmistero.com
)