Federico I di Svevia: il nuovo Imperatore  di Enrico Pantalone

 

 

 

Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, assunse al trono imperiale germanico nel 1152 succedendo a Corrado III che lo aveva espressamente indicato come suo successore.

Il suo modello, come imperatore, era Carlo Magno e da lui acquisì quella sfumatura di “honor imperii” di cui era gelosissimo e che intendeva difendere anche a costo d’usare la forza.

Il suo ideale politico-istituzionale era quello di una “pax romana”, o meglio di una pace vittoriosa che indicasse tutta la sua potenza, infatti egli applicò i suoi diritti fino all’estremo sconfinando in esagerazioni grossolane, ma certamente non perché fosse un uomo crudele, ma per un senso  probabilmente troppo personalistico ed esclusivo del concetto di giustizia e di sovranità.

Come strumento a giustificazione dei suoi diritti e privilegi, Federico utilizzò il diritto romano antico e per questo motivo si rivolse ai giuristi di Bologna affinché dimostrassero la legittimità delle sue pretese in base alla norma del “princeps legibus solutus” (in pratica un principe affrancato da ogni legge), del “rex lex vivens”, criteri che possiamo affermare siano alla base anche dei moderni stati, ma che l’imperatore considerò senza tentennamenti sue personali prerogative, pur non possedendo basi solide come amministrazione statale, organizzazione accentrata ed un esercito stabile.

Federico scese la prima volta in Italia nel 1154, per sistemare le questioni inerenti ai contrasti tra Papato ed Impero appunto, passò di fretta nell’Italia settentrionale fermandosi solo a Roncaglia, presso Piacenza, dove tenne una Dieta tra le varie cittadine.

Indi decise di fare una spedizione punitiva contro Asti e Chieri che davano fastidio al suo principale alleato italiano:il Marchese di Monferrato.

L’imperatore ascoltò poi le lagnanze delle città lombarde contro Milano, effetto del solito timore del più debole nei confronti del più forte, poi andò a Roma dove, dopo aver sistemato con il Papa Adriano IV le pendenze tra i diversi modi di concepire il potere in ambito imperiale, si fece incoronare, il giorno 18 giugno 1154, Sacro Imperatore dei Romani.

Diamo ora uno sguardo alle relazioni tra Federico e l’Italia settentrionale e soprattutto verso la sua presa di posizione contro essa durante la seconda discesa in Italia, nel 1157, in seguito alla decisione della Dieta di Fulda nel marzo dello stesso anno, tramite una preparazione particolarmente accurata da parte del cancelliere Rainaldo di Dassel.

L’anno successivo Federico ordinò ai rappresentanti dei Comuni di giurare fedeltà ed a novembre volle tenere a Roncaglia una seconda Dieta, in cui cercò di solennizzare le sue rivendicazioni circa la sovranità e le annesse regalie (atti giuridici a favore dei Comuni, liberalità amministrative ed istituzionali concesse dal Rex).

A scanso d’equivoci è bene affermare subito che Federico era disposto a dare una cauta approvazione al nascente movimento comunale, ma non voleva che le città lo soverchiassero nei diritti senza la sua regolare autorizzazione.

In sostanza, il piano del Barbarossa era questo: al posto dei feudatari che erano sempre animati da personali motivi di guadagno e conquista, era meglio avere delle amministrazioni comunali collettive, più manovrabili a suo giudizio perché più inclini al litigio fra le parti che le componevano, subentrando ai feudatari, le amministrazioni comunali avrebbero avuto gli stessi privilegi, ma evidentemente anche i loro obblighi,

Non dobbiamo dimenticare che parecchi Comuni rimasero sempre dalla parte dell’Imperatore e aiutarono, anche loro, a costruire una reciproca delimitazione delle competenze, con i vantaggi per entrambi i contendenti.

Soprattutto, ed è opportuno rilevarlo, non si deve pensare, come fecero i romantici dell’ottocento, ad una lotta nazionalistica, perché la disputa fu sul terreno economico e giuridico, dando margine a questi o a quelli d’onorare sempre i debiti l’un l’altro.

Per l’Impero era questione molto importante incassare i pedaggi e le entrate di normale amministrazione, perché tali tributi avrebbero potuto fornire il necessario finanziamento per la completa restaurazione del potere imperiale ed adeguato le esauste casse statali a quelle d’altri imperi.

Al contrario, per i Comuni, acconsentire alla subordinazione delle regalie significava fare un passo indietro nell’autonomia cittadina, ovviamente in quel momento inconcepibile per loro, visto che cercavano sempre d’accrescere la propria economia ed altro.

Il problema, dunque, va considerato ed impostato concretamente, tenute presenti realisticamente le condizioni e le esigenze più urgenti che finivano con l’imporre questo o quell’atteggiamento alle parti, senza però ridurre tutto al fatto economico e rimanere insensibili ai valori ideali, agitati anche in quell’occasione e che furono ricchi di significato storico.

Lottare per un pezzo di terra o per un’esazione di tasse era uno scopo immediato, non sicuramente a lungo termine né altresì motivo d’alta politica e per conseguenza, andrebbe studiato attentamente caso per caso per poter intuire il vero pensiero dell’imperatore Federico e la sua capacità di difendere una località piuttosto che un’altra.

Tutto sommato, non è facile neanche capire perfettamente lo stile di questo imperatore che potrebbe apparire alle volte banale ed alle volte per converso arrogante nelle sue manifestazioni pubbliche.

 

HOME PAGE STORIA E SOCIETA’