La
Caduta dell'Impero Romano di Enrico
Pantalone
Regia: Anthony Mann
Interpreti: Alec Guinness, Stephen Boyd, Sophia Loren, James Mason, Christopher
Plummer, John Ireland, Eric Porter, Anthony Quayle, Omar Sharif.
Durata: 187’ , 1964
Prodotto da: Samuel Bronston
E’ la storia di Marco Aurelio (Alec Guinness) e del figlio Commodo (Christopher
Plummer) e prende l'avvio sullo sfondo delle prime nubi del decadimento dell’impero
romano (all’incirca dal 180 AD).
Gigantesca messa in opera dell’ultimo kolossal girato ai tempo d’oro di
Cinecittà.
Due le ricostruzioni sceniche peraltro di buon valore storico: le
fortificazioni sul Danubio ed il Foro (tra l’altro il più grande in assoluto
mai costruito su di un set cinematografico).
Il film non si discosta molto dal cliché abituale ed è alquanto melenso, azioni
di battaglia comprese.
Lo spettatore non viene attratto più di tanto anche perché la storia d’amore
tra Livio (Stephen Boyd) e la sorella di Commodo Lucilla (Sophia Loren) è
completamente fuori luogo visto il soggetto.
A fronte di un buon Alec Guinness nella parte del vecchio imperatore troviamo
un Commodo/Plummer visto alla stregua di un Caligola o di un Nerone, cioè
brutale, viscido e francamente inaccettabile dal punto di vista storico che non
esita a subentrare brutalmente al genitore che invece si trova a far la parte
del vecchio buono e saggio.
Naturalmente essendo il cattivo del film deve assolutamente incutere nello
spettatore il senso del disgusto e ci riesce se non si conosce almeno un
pochino la storia vera.
Il susseguirsi delle azioni temporali sono abbastanza veritiere ma forse questo
limita proprio il film perché è difficile muoversi nel campo storico e nello
stesso tempo della fiction.
D’altro canto anche la figura impersonata da James Mason, Timonide, risulta
essere troppo pacifista in maniera universale, fuori dalla logica storica del
momento, per di più se il protagonista è uno schiavo che si permette di
criticare tutti e tutto: una retorica figura di santo ?.
Le azioni di guerra e le battaglie sono costruite bene ( contro i barbari
marcomanni, i Parti) ma alla lunga non incidono minimamente sul film, risultano
essere come dei documentari inseriti per riempire la pellicola, belli ma
inutili.
Eccezionali per contro le riprese nel Foro, veramente entusiasmanti con le
scene di massa, peccato che il tutto venga rovinato dal duello finale,
ridicolo, tra Boyd/Livio e Plummer/Commodo che si conclude con la vittoria del
buono (Livio) a scapito del demoniaco Plummer (Commodo) che muore e lascia l’impero
al vincitore, almeno questa è la fiction...
Stupenda invece, e non è sarà l’unica nel corso della sua carriera, l’interpretazione
del gladiatore Verulo da parte di Anthony Quale, il suo è un cammeo bellissimo
e veramente e pienamente centrato, peccato che non sia un protagonista del
film.
Intendiamoci, il film è lungo (più nella versione inglese che in quella
italiana) ed a tratti molto noioso, polpettone sempre ma almeno ci regala
qualche bella scena in buon stile romano e questo è già sufficiente per
salvarlo visto gli scempi compiuti nei kolossal americani degli anni ‘30/’50 e
di questo va dato merito al regista Mann che in più ci dona una società romana
diversa, meno capitolina e più influenzata da provenienze etniche diverse.
(il testo è stato
pubblicato anche da SIGNAINFERRE)