Gallipoli (Gli Anni Spezzati)

Australia, 110’, 1981

Regia: Peter Weir

Cast: Mel Gibson, Mark Lee, Bill Hunter

 

Entusiasmante ricostruzione storica del dramma riguardante lo sbarco delle truppe dell’Anzac (Australian New Zeeland Army Corps) sulla penisola dei Dardanelli a Gallipoli , presidiata da artiglieria e mitragliatrici turco-tedesche letali per fanti e cavalleggeri australasiani.

Peter Weir rievoca minuziosamente tutta l’impostazione dell’attacco voluto da Winston Churchill, allora Primo Lord dell’Ammiragliato Inglese, motivato dalla ricerca di un nuovo fronte meridionale che togliesse pressione alle truppe impantanate nelle trincee franco-tedesche.

I due attori Mark Lee e l’eserdiente Mel Gibson esaltano il ruolo loro assegnato, il primo bravo ragazzo di famiglia agiata che pratica l’atletica e vince medaglie a ripetizione, il secondo, povero che cerca di sbarcare il lunario come può  corsa sulle 100 yards compresa…..In Australia la gara la vince ovviamente il bravo ragazzo allenato a puntino dallo zio, che poi decide di andare a combattere in Europa per un’etica antica che gli fa onore.

Per un serie di strane coincidenze i due ragazzi si ritrovano nel deserto del Western Australia in cerca di un centro d’arruolamento, la musica di Jean Michel Jarre entra prepotentemente nelle immagini dei due che corrono sulla sabbia, Peter Weir gia come con Pic-Nic at Hanging Rock sa cavare da queste situazioni il massimo, riprese e colonna sonora c’esaltano mentre seguiamo il film.

Una volta sul fronte, Lee viene riconosciuto dal suo capitano, amante dell’atletica leggera e gli propone di fare la staffetta, il che vuol dire salvare la pelle quando verrà dato il via agli assalti all’arma bianca verso le trincee nemiche e la morte certa impossibile ad evitare a causa delle mitragliatrici poste in posizione di vantaggio.

Lee, etico e pieno di grande morale, cede all’amico Gibson il posto prezioso, perché lui sa d’essere un privilegiato mentre l’amico cerca solo di far soldi per aiutare la famiglia e perciò ha più diritto di vivere (concezione tipica dell’anglo-sassone).

Così inizia il catastrofico attacco ad ondate tipico della prima guerra mondiale, la prima e la seconda linea vengono annientate perché il fuoco di copertura è saltato o è stato anticipato, la terza, quella di Lee aspetta pregando e ricordando i propri cari, Lee appende l’ultima medaglia vinta al muro della sua trincea con un biglietto mentre Gibson corre disperato perché l’ordine da dare è di sospendere l’attacco, ma proprio mentre sta per arrivare nella zona dell’amico sente i fischietti suonare, il simbolo dell’attacco, Gibson lancia un urlo disperato e crolla, Lee sulle note dell’adagio di Albinoni va a morire colpito al cuore.

Peter Weir, come Stanley Kubrick rivede le azioni di guerra come un saggio conservatore anglo-sassone qual egli è: le azioni militari errate che fanno morire migliaia di uomini lo disturbano, anche perché egli ha il massimo rispetto per chi (il soldato) considera necessario in questo mondo, ma al tempo stesse esige che venga giustamente rispettato proprio per il lavoro che compie, farlo morire inutilmente per lui è una cosa assurda.

Il film fa vivere emozioni intensissime, dalla gioia alla tragedia, proprie di quei tempi, specialmente per chi ama l'Arte Militare e quella anglo-sassone in particolare, degna erede dell'Arte Militare Romana a cui s'ispira profondamente.

 

 

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