Il Mito dell'Esercito
Spartano di Enrico Pantalone
Introduciamo il tema riguardante il più grande
Esercito dell'antichità prima di Roma, in altre parole ci riferiamo a quello Spartano,
ancora oggi oggetto di culto da parte di molti estimatori per la sua grand’etica
ed il suo grande rigore morale: chi era militare a
Sparta doveva essere un esempio nella comunità per la sua integrità, non poteva
essere certamente lascivo ed approfittatore.
Il capolavoro dell'Arte e della tecnica militare di Sparta
fu la sconfitta e la sottomissione d’Atene dopo l'ultima battaglia
nell'Ellesponto nel 404 aC.
Sparta, che solo un decennio prima
sembrava traballare, circondata dai nemici e tagliata fuori dalle vie
principali, riuscì ad evitare il tracollo grazie alla forza delle sue
istituzioni che non deviarono mai da ciò che s'erano prefisse da decenni:
l'egemonia sulla Grecia.
I persiani, impressionati dalla forza etica e morale degli
Spartani alle Termopili di decenni prima (e l'eco
ancora non s'era certamente spento) riuscirono a far arrivare in territorio
lacedemone, in segno di pace e di rispetto derrate alimentari (gestite poi
direttamente dall'esercito che sfamava la popolazione) armi e denaro che
permisero agli spartani d'avere così una riserva importante e decisiva.
Nel frattempo ad Atene imperversava Alcibiade, un demagogo
radicale che fece sprecare energie e risorse umane e militari in un'avventura
inutile dal sapore imperialista per la conquista della Sicilia che, di fatto,
permise agli Spartani di preparare il loro esercito e una flotta per combattere
gli ateniesi...e vincerli definitivamente.
In poco meno di un secolo il Mito Spartano era così
cresciuto a dismisura dopo le battaglie delle Termopili
e dell’Ellesponto.
La grande forza degli
Spartani e del loro esercito non era tanto sui numeri degli effettivi che
potevano utilizzare, sempre meno rispetto agli avversari data la limitatezza
delle risorse umane presenti nel loro territorio, quanto il tenere uniti e far
combattere al loro stesso livello e secondo il loro dettame gli alleati che si
schieravano al loro fianco nelle campagne intraprese, perciò il sistema delle
alleanze era necessario e vitale per Sparta .
Un altro punto importante era che l’esercito
spartano non combatteva per conquistare, per fare bottino, per espandere il
proprio territorio, e in ogni modo non avrebbe avuto forze sufficienti per poi
eventualmente controllarlo, quindi essi combattevano per il loro onore ovunque.
Veniamo a dare un breve sguardo all'impostazione
dell'esercito che rispetto a quelli dell'epoca spiccava senz'altro per una
ristrettezza gerarchica molto accentuata, uno dei due re comandava le truppe,
sotto d'esso v'erano sei polemarchi (comandanti in
capo durante la guerra, cioè sempre o quasi...) e sotto i comandanti di tutte le
unità che componevano le truppe.
Nell'esercito spartano non potevano mancare i suonatori di
flauto, essi infatti avevano il compito di dettare il
passo agli opliti in assetto di combattimento, la caratteristica principale del
movimento durante la battaglia da parte della fanteria era di non muoversi
gridando o correndo verso il nemico in maniera scomposta per cercare il
contatto.
Gli opliti spartiati marciava
verso il nemico molto lentamente, seguendo il suono dei flautisti che si
trovavano appena dietro di loro: un modo decisamente aristocratico d'affrontare
il combattimento che ritroveremo in seguito così spiccatamente nel corso del
XVIII secolo, in fondo molti ritenevano che nell'esercito spartano formato da
nobili, sostanzialmente comandassero degli altri nobili e perciò gli opliti non
furono mai più di 8000 anche nei tempi migliori, ma generalmente erano meno.
Il re era circondato da 300 cavalieri (hyppeis) che
avevano la funzione di difenderlo e di proteggerlo, difficilmente
s'allontanavano da lui anche se la battaglia era
cruenta e altrettanto difficilmente venivano usati per caricare, cosa peraltro
abbastanza desueta nella tattica militare spartana.