Il
mondo antico e l’astronomia
di
Enrico Pantalone
L'astronomia
è la scienza che studia gli astri ed ovviamente le leggi che ne determinano i
movimenti, ma al tempo delle antiche civiltà essa era vista certamente come
un'arte più che una scienza, un'arte destinata a comprendere i riti divinatori
al fine di determinare, laddove era possibile, il destino della gente che
comprendeva la comunità, piccola o grande che fosse.
L'astronomia si sviluppò di pari passo con la crescita del
genere umano, in simbiosi con lo sviluppo e l'affinamento delle tecniche
d'osservazione e d'interpretazione, il che significava avere già un notevole
sviluppo intellettivo e una capacità di sintesi, non era ovviamente solo il
valutare un moto, ma anche comprenderne la portata e l'influsso, ecco perché
ben presto quest'arte (o scienza) fu utilizzata a fini religiosi e teologici.
Indubbiamente
gli egiziani avevano una speciale attrazione per lo studio dell'astrologia e
dell'universo, così come le popolazioni medio-orientali in genere, ma nello
stesso tempo avevano anche una particolare nemesi (se vogliamo anche sessuale)
con l'essere umano, infatti il cielo intero era considerato come il corpo
femminile della dea Nut che permetteva di svolgere completamente il ciclo
universale nello spazio.
Spazio che era studiato sia di giorno sia di notte, ma la
prassi voleva che lo studio notturno avesse più valore
di quello diurno e che l'uomo dovesse imparare più dal primo che dal secondo ed
a questo proposito una celebre scoperta fu quella
fatta all'interno del santuario tombale di Ramses VI, dove furono ritrovate
dodici stelle nere ad indicare il ciclo notturno e l'intero ciclo del sole in
dodici dischetti rossi.
Poniamoci
ora nella personalità di un antico, anche saggio se vogliamo, che scrutava il
cielo durante uno studio notturno, cosa poteva realmente pensare e valutare
attraverso la sua mente ?
Poteva realmente immaginare che fosse il Sole il centro
del nostro universo e che la Terra fosse solamente uno dei tanti pianeti che
ruotavano intorno ad esso ?
Certamente no: egli aveva un'ottica appiattita, non
solamente mentale, ma anche fisica, un insieme indefinito di costruzioni
statiche non dinamiche, come se le stelle fossero appese al di sopra di lui;
questo fu indubbiamente il pensiero comune di tutte le civiltà che si
susseguirono attraverso molti secoli, tuttavia Aristarco da Samo pose un dubbio
su queste affermazioni, dubbio che rimase inascoltato, forse l'umanità del
tempo non era ancora pronta a ricevere notizie differenti o forse in realtà
siamo noi contemporanei che creiamo attorno a questa vicenda un alone
particolare e probabilmente non sappiamo identificarci bene con la psicologia
della gente delle civiltà passate nonostante si parli tanto di progresso......
Analizziamo
qualche credenza singolare sull'astronomia legata al mondo greco, storicamente
quello che diede maggior impulso a questa scienza, davvero singolari, ma erano le basi di partenza da cui s’ottennero in seguito
delle analisi più disciplinate.
Il primo greco a spiegare l'eclisse di Luna, o almeno a
cercare di spiegarla fu Talete pur partendo da un presupposto che portava la
Terra a galleggiare su un'immensa vastità d'acqua, oggi potrebbe sembrare
divertente questa spiegazione, ma se ci caliamo nella mentalità del tempo (e
siamo già nel VI secolo aC) non è poi così incredibile.
Perfino il buon Pitagora, a cui dobbiamo tanto in questo
campo, dalla proposizione della sfericità terrestre, proprio su questa
dimostrata allocuzione immaginava per contro stranissime spiegazioni legate
alla musica ed ai numeri attraverso un sistema di connessione con le stelle
fisse (forse i pianeti ?) che a suo giudizio erano anch'esse delle sfere
rotanti ed il loro rapporto con i sette corpi celesti in continuo movimento.
Socrate
del resto fece un'inversione totale rispetto al passato cercando di far
prevalere la filosofia sulla scienza, in altre parole cercando d'instaurare una
serie di conflitti tra ragione e natura (se vogliamo metterla così...) e più
semplicemente egli prese a credere che l'astronomia non fosse di nessuna utilità allo studioso e divenne talmente radicale
che risulta difficile crederlo, visto come egli sempre s'era posto nei
confronti dell'evoluzione del pensiero, eppure egli considerò sempre
l'astronomia con un distacco che fa spavento, una superbia da atterrire.
Difficilmente a questo punto si sarebbe usciti dall'impasse creato dall'ortodosso Socrate e dal suo seguito
se un suo allievo, tal Platone, non si fosse "abbassato" a studiare
le teorie sulle evoluzioni dei pianeti e sullo studio delle stelle con le
conseguenza logiche sulla vita di noi terrestri.
Platone ebbe la modestia di scendere dal piedistallo su
cui s'erano posti numerosi filosofi del tempo ed andare a verificare di persona
la scienza astronomica, egli fu grande come filosofo, ma lo fu ancor di più
perché non si limitò alla sua disciplina, cercando sempre nuovi stimoli.
I
greci ed i romani, connubio inossidabile per lo studio nella cultura
mediterranea, studiarono moltissimo l’astronomia ed il suo influsso sulle vicende
terrene: tra l’altro personaggi famosissimi e scienziati diedero il loro
apporto al proliferarsi della conoscenza astrale.
Pensiamo solamente a Galeno, autore di un notevole
trattato sulle malattie e gli influssi che aveva la Luna su di loro, ma moltissimi
scienziati del tempo si dedicarono alla scrittura di saggi e fecero
disquisizioni a proposito degli astri e dei loro influssi piuttosto importanti..
L’astronomia ebbe uno sviluppo ancora maggiore con il
passaggio dei cultori greci in Roma a partire dal II secolo aC, tant’è che
condottieri come Pompeo e Giulio Cesare vollero sempre essere aggiornati sulle
più recenti conoscenze astrali e non lesinarono aiuti finanziari a chi
s’interessava con scrupolo a questi studi, arrivando a scrivere loro stessi
testi interessanti al proposito (il caso di Giulio Cesare).
(pubblicato anche
in SIGNAINFERRE)