IL VANGELO DI GIUDA
( ricerca di Marisa Uberti)
l papiro ritrovato nel 1970 nel Medio Egitto 'scomparve' nuovamente
per circa vent'anni.Ma solo nel 2001 potè essere esaminato e
adeguatamente studiato, ormai ridotto a brandelli fragilissimi. Dopo
cinque anni di un alacre lavoro d' equipe, terminato
nel 2006, torna dalle sabbie del tempo un vangelo che si riteneva
perduto, il Peuaggelion Nioudas ( cioè il Vangelo di Giuda) e rivela
forti contrasti con quanto fino ad oggi sapevamo sul 'traditore' di Gesù tramite
i Vangeli Canonici.
In
una nostra precedente ricerca, ci eravamo occupati dei
I
Libri segreti (I)”, cioè di quei testi ritrovati nel 1945 a Nag
Hammadi, nell'Alto Egitto, contenenti i cosiddetti 'Vangeli
Apocrifi', quei Testi che la Chiesa delle origini aveva escluso dal
'corpus' di quelli Canonici.Documenti che si credevano perduti per sempre e di
cui si aveva conoscenza tramite, soprattutto, gli scritti ufficiali che contro
di essi si scagliavano (come la Confutazione di
tutte le eresie di Ireno, vescovo di Lione, risalente al 180 d.C.).
Anche di un Vangelo di Giuda si aveva sentore, perchè appunto Ireneo lo
menzionava come testo 'eretico' nel suo lavoro, atto a screditare e mettere al
bando qualsiasi libro ritenuto 'fuorviante' per la neoformata Chiesa cattolica.
Ma del documento si erano perse le tracce, nessuno lo
aveva mai visto nè letto, e non si sapeva che-da qualche parte-potesse
esisterne ancora la memoria.Nel II secolo dopo
Cristo numerose erano le sette che dipartivano dal ceppo originario,
quello del Giudaismo, segnale che diverse erano le ideologie in fatto di fede
religiosa, e diversa la visione del mondo, di Dio, di Gesù e del suo messaggio.
I testi di Nag Hammadi sono ritenuti scritti 'gnostici'
(gnosis=conoscenza) e presentano una versione degli episodi della vita terrena di Cristo in una forma più complessa rispetto ai 'canonici',
da interpretarsi non letteralmente ma attraverso una riflessione più coerente e
approfondita delle questioni affrontate.Sono testi 'esoterici', nel senso che
il loro messaggio è celato spesso dalle metafore, e non è accessibile a
chiunque.Gli studiosi che hanno potuto esaminare e tradurre il testo che va
sotto il nome di Vangelo di Giuda, si dichiarano concordi ad attribuirlo alla
medesima 'area gnostica' della Biblioteca di Nag Hammadi, trascritto in una
forma piuttosto simile, non su rotolo ma su fogli di
papiro rilegati con una copertina in pelle, che è tra l'altro un'usanza assai insolita
per l'epoca e per il contesto (nell'area Ebraica si usava e si usa tutt'oggi il
Rotolo per il Testo Sacro, la Torah).
Il
Vangelo di Giuda, al momento del ritrovamento, si trovava annesso ad un Codice,
cioè un insieme di testi, tutti di matrice gnostica,
così composto e distinto in quattro 'parti':
1) Lettera di
Pietro a Filippo, di cui ne era stata trovata una
differente versione nel 1945 a Nag Hammadi;
2) L'Apocalisse
di Giacomo, di cui era stata pure ritrovata una copia a Nag Hammadi
3) il Vangelo di
Giuda, unico esemplare fino ad oggi ritrovato
4)
una sezione detta 'di Allogene', di cui si ignora
il titolo originale e molto frammentaria. Allogene significa
"straniero" (di diversa 'razza') e il termine fu
creato dagli Autori della Bibbia dei Settanta. Allogene era una
personalità copta che aveva vinto l'ignoranza e il timore, meritando di accedere al variegato paradiso degli gnostici.
Il
ritrovamento
Nel
deserto Egiziano sono incalcolabili le caverne che si trovano disseminate tra gli anfratti rocciosi, talmente nascoste che
spesso sfuggono per millenni all'attenzione di chiunque. In una di esse, a 120 miglia a sud del Cairo, tra i desolati dirupi
del Jebel Marara, situato nella provincia di Al Minya, questo
Codice è rimasto occultato per quasi due millenni. Solo il 'fiuto'
dei fellahin, che abitano nei dintorni, sempre alla ricerca di
nuovi 'reperti' che sanno potrebbero fruttare un po' di denaro per sfamare la
famiglia, ha permesso che il Codice fosse rinvenuto. Questo avvenne nel 1970,
in quella regione del Medio Egitto in cui il 15 %
della popolazione è cristiana copta. La caverna si dimostrò essere un'antica
sepoltura, al cui ingresso stavano due cassette di
pietra. Vi si trovava uno scheletro (o più d'uno, facendo ipotizzare potesse
trattarsi di una tomba 'di famiglia') avvolto in un sudario, probabilmente un
personaggio facoltoso, che aveva accanto a sè una cassetta, al cui interno si
trovavano dei papiri, tra cui il Codice che ci interessa,
con la sua rilegatura in pelle, ancora in buono stato di conservazione
nonostante i secoli trascorsi da quella inumazione. Se il deserto con il suo
clima secco aveva svolto questa naturale opera di tramandazione, non fu certo
così dopo che il Codice fu portato via,come vedremo. I
fellahin, intanto, non potendo sapere cosa vi fosse scritto
(perchè analfabeti) si preoccuparono di acquisirlo e farlo proprio, sperando di
poterlo vendere a qualche mercante che, si diceva, era sempre disposto a
comprare antichi manoscritti.Bisognava solo agganciare le persone 'giuste' e
non far trapelare nulla della scoperta, perchè anche in Egitto le leggi stavano
mutando, nel senso di una maggiore tutela per le antichità ritrovate sul suo
suolo.
Ciò
che resterà per sempre un mistero è perchè il
defunto avesse accanto a sè questo Codice. Perchè aveva sentito il bisogno di
farsi seppellire con il Vangelo di Giuda accanto ?Gli studiosi pensano che non
possa essere stato apposto in un secondo momento, ma fin dal principio, quando venne inumato.Archeologi e studiosi si sono cimentati nel
tentativo di ritrovare il sepolcro in cui il fellahin scoprì
la cassetta litica contenente il Codice,e solo facendosi aiutare da persone
locali che ben conoscono gli impervi luoghi hanno ottenuto qualche risultato.
Pare che quando abbiano creduto di averla
rintracciata, essa era nel frattempo stata 'rivisitata' da altri (tombaroli e/o
affini):ossa umane erano sparse fin sull'ingresso e tutto sembrava essere stato
messo a soqquadro,forse nella speranza di recuperare altri 'tesori'.
Un
altro mistero è rappresentato dal fatto che si ignora
chi sia l'Autore di questa copia del Vangelo gnostico di Giuda e quando
esattamente venne scritto l'originale in greco. Perchè gli studiosi ne sono
certissimi: l'originale ERA in greco.Questo lo si è
appurato poichè il redattore successivo, che lo trascrisse in sahitico,
cioè una variante dialettale della lingua copta, quando non è riuscito a
tradurre qualche parola o quando non ne ha trovata la corrispettiva, l'ha
lasciata come la trovò, ossia in greco. Non esiste il modo di risalire a chi possa aver ricopiato il Codice, ma certamente era uno scriba
competente, che lo tradusse dal greco e che doveva avere un'alta esperienza nel
copiare manoscritti letterari:si ipotizza opera di uno 'scriptorium
professionale', magari situato all'interno di qualche monastero, da
sempre fucina di grande cultura. Nell'area del ritrovamento del Codice, però,
non sorgono edifici monastici a breve distanza. Possiamo solo favoleggiare sul
percorso che può aver compiuto già nell'antichità,
dallo scriba al suo proprietario.Ignoriamo tutto, di entrambi e delle
vicissitudini antiche del manoscritto che li ha
legati.
Nel
1970 dunque torna alla luce questo Codice.Le sue dimensioni erano di 16
per 29 centimetri, scritto su papiro e composto almeno da 31 fogli
manoscritti (cioè 62 pagine) con rilegatura in
pelle.La sua presentazione,per capire meglio, è
quella che oggi ci è nota nei quotidiani, in cui un unico grande foglio viene
piegato e si ottengono quattro facciate, ed eventualmente poi si aggiungono altri
fogli ugualmente impaginati.Il quotidiano non ha rilegatura, mentre dobbiamo
immaginare il Codice con la sua bella rilegatura in
pelle, che ne teneva legati i fogli di cui era composto.Il solo Vangelo di
Giuda è costituito da tredici fogli di papiro scritti su entrambe le
facciate (fronte/retro), in modo tale che abbiamo
ventisei facciate, in totale.
Il
restauro
Al
momento del restauro del documento, quando finalmente arrivò all'esame degli
Studiosi, nel 2001, almeno un foglio intero era mancante e un discreto
numero di frammenti era ormai disperso. Nonostante questo, si è potuto
fare un buon lavoro di recupero e traduzione, cui hanno
partecipato massimi esperti in diversi settori, tra cui l'anziano e formidabile
professore di coptologia all'Università di Ginevra, Rodolphe Kasser,
responsabile della traduzione,che si era occupato anni prima dei Testi di Nag
Hammadi; Marvin Meyer, curatore della traduzione; Barth Ehrman, massimo
esperto mondiale di Cristianesimo antico e direttore del Dipartimento di Religioni
della University of North Carolyna,a Chapel Hill; Tim Jull, direttore
dal 2001 del laboratorio della National Science Foundation (NSF), Arizona
Accelerator Mass Spectrometer Facility di Tucson, esperto in datazioni al
radiocarbonio (lo stesso che analizzò i Rotoli di Qumran, Mar Morto, ritrovati
nel 1947); Florence Darbre, preziosissima responsabile restauratrice del
testo; Gregor Wurst, informatico eccellente.Un team di svariate persone
con differenti livelli di competenza, chiamate a lavorare insieme dalla Fondazione
svizzera Maecenas, presieduta dall'avvocato Mario Roberty, la
quale riuscì -dopo incredibili peripezie - ad aggiudicarsi i
manoscritti, tramite operazioni riconducibili alla mercante d'Arte Frieda
Tchacos Nussberger, la quale ha dichiarato di essersi sentita come
'investita' del recupero del Codice e del Vangelo di Giuda, come se 'dovesse'
restituire a questo personaggio la sua giusta collocazione nella storia.Per
questo impiegò anni della sua vita inseguendo letteralmente i papiri da un capo
all'altro del mondo.Già, perchè dopo che furono venduti ad un mercante del
Cairo, successivamente al ritrovamento nella caverna
del Medio Egitto, questi non riuscì a piazzarli sul mercato vendendoli al
prezzo che si era prefissato (milioni di dollari),ma doveva trovare i contatti
adeguati affinchè l'operazione avesse buon fine. Sfortunatamente, da quel
momento, il Vangelo di Giuda iniziò un calvario che lo portò a spostarsi
diverse volte fuori dall'Egitto, avvolto in comune
carta da giornale per varcare i controlli alle frontiere, depositato in caveau
di banche svizzere e americane,dove ricevette il colpo di grazia, per le
condizioni sfavorevoli di conservazione, e per tentare di farlo 'riavere'
finì anche in un...freezer! Immaginiamo un fragile, deteriorabile, millenario
papiro, sballottato di qua e di là, trattato senza la necessaria cura, da mani
avide che vedevano in esso solo uno strumento
commerciale! Più gli anni passavano, da quel 1970, e più correva
il pericolo di sbriciolarsi e per poco non accadde. Alla fine, dopo essere
stato oggetto di speculazioni di ogni tipo (e ancora
nessuno sapeva di cosa si trattasse perchè nessuno aveva potuto esaminarlo con
competenza!), volendone trarre un guadagno economico astronomico, con
operazioni non sempre trasparenti tra i 'contendenti', battaglie legali e
violente discussioni, la Fondazione Maecenas, in collaborazione
con la National Geographic Society, ha provveduto -in un lustro di
lavoro d'equipe- al restauro dei frammenti (ormai era così che si presentava!),
alla loro completa riorganizzazione, sequenza, traduzione e diffusione al
pubblico,per poi restituirlo all'Egitto, dove è esposto al Museo Copto del
Cairo.
Le
analisi e la datazione
Naturalmente
l'attesa più spinosa fu quella di conoscere i risultati delle analisi di
diversi frammenti del papiro di cui si compone
il Codice, con particolare riferimento al Vangelo di Giuda. Praticamente
nessuno dubitava dell'autenticità del documento,ma la prova scientifica era
necessaria a confermarla.Furono prelevati cinque minuscoli ma adeguati campioni
(presi in diversi distretti papiracei e uno anche della pelle della rilegatura)
che vennero esaminati dal laboratorio AMS (Accelerated
Mass Spectrometry) dell'Università dell'Arizona di Tucson al fine di poterli
datare con il metodo del radiocarbonio o carbonio 14. Sintetizzando al
massimo i risultati, riportiamo quanto dichiararono il direttore del
laboratorio (dottor Tim Jull) e il ricercatore Greg Hodgins: "Le età
calibrate del papiro e dei campioni di pelle sono strettamente
ravvicinate, e collocano la datazione del codice nel III o IV secolo
d.C.".
Sono
state condotte analisi anche su campioni di inchiostro
usato nella redazione del manoscritto, incaricando una società nota per
l'analisi legale dell'inchiostro, la McCrone and Associates. Impiegando
il microscopio a trasmissione di elettroni (TEM), si è
evidenziata la presenza di nerofumo, e si è appurato che il mezzo legante è una
colla compatibile con gli inchiostri del III e IV sec. d.C. La
spettroscopia secondo Raman, eseguita dalla medesima società, ha
stabilito che l'inchiostro usato conteneva una componente
ferrogallica compatibile con quelli usati nel III secolo.
Il
contenuto rivoluzionario
Si
ritiene che l'originale del Vangelo di Giuda sia stato composto dopo il
Vangelo di Giovanni, il più tardo dei Vangeli canonici, dunque attorno al II secolo d.C., ma è probabile che abbia
cominciato a circolare prima che fossero stabiliti gli stessi vangeli canonici
come facenti parte del 'corpus' dei testi sacri della dottrina cattolica.
Abbiamo già ribadito come il Cristianesimo delle
origini fosse costellato di innumerevoli sette di opposizione a quella che poi
avrebbe dominato sulle altre (il cattolicesimo).Il Vangelo di Giuda è uno dei
testi che dovevano comporre il Nuovo Testamento della corrente dei cristiano-gnostici,forse della corrente dei cainiti.
Quando
vi fu la 'cernita' da parte dei primi Padri della Chiesa, gli 'apocrifi' vennero messi al bando e proibiti. Si può pensare che molte
persone, progressivamente, pur sapendo dell'esistenza di oltre trenta vangeli, abbiano finito per adeguarsi a quelli 'ufficiali' anche
perchè la loro lettura e comprensione, sotto forma di 'parabole', poteva
apparire più facile, sicuramente più accessibile che non l'elitario linguaggio
usato negli altri vangeli gnostici. Forse distrutto, messo al rogo o al
bando, il Vangelo di Giuda finì con l'essere dimenticato da tutti e la figura
dell'Iscariota, tramandata dai quattro vangeli riconosciuti (di Marco, Matteo,
Luca e Giovanni), divenne il simbolo del più bieco comportamento umano:il tradimento.
La
premessa per comprendere -anche in maniera facile, dopotutto- questo Testo, è
capire come gli gnostici consideravano(e considerano) il mondo in cui viviamo: non emanazione del Creatore, ma una creazione del
Dio del Vecchio Testamento, che in qualità di 'demiurgo cattivo' lo avrebbe
voluto di simil fatta (corrotto, maligno, pieno di dolore e sofferenza, e altre
'amenità').Un mondo intrappolato nella materia, e così alla stessa stregua
l'uomo che vi dimora temporaneamente è intrappolato nella materia corrotta e
corruttibile, vile e immonda,da cui l'unico mezzo per
uscirne è la morte.In tal modo lo Spirito, immortale, può tornare al Padre
Celeste, che è al di sopra di ogni cosa, e liberarsi
dalla schiavitù materiale, poichè ogni essere umano è costituito di quella
stessa particella divina emanata dal Creatore, ed è nella sua natura tornare 'a
casa', ricongiungersi con la sua stessa Sostanza.In realtà, il discorso si
farebbe un po' più complesso, in quanto alcuni passi del Vangelo di Giuda fanno
capire che non tutti gli uomini della terra hanno le stesse 'prerogative',
considerandosi-gli gnostici o pneumatici- emanazione diretta
e privilegiata di quel Dio Creatore, a cui agognano ritornare.La questione
riconduce a scritti denominati 'sethiani' in cui si fa una
distinzione tra generazioni umane e la grande
generazione di Seth (un figlio di Adamo), che sono gli gnostici. Solo
coloro che discendono da Seth appartengono ad una stirpe immortale e
hanno un rapporto esclusivo con Dio; solo i discendenti di quella generazione
possono conoscere, secondo la loro visione, la vera natura di Gesù. Per
gli gnostici, l'incontro con Dio Creatore non ha bisogno di intermediari
e pertanto non riconoscono alcuna autorità religiosa nè gerarchia
ecclesiastica.Consideravano falsa la dottrina
cristologica così come la stava diffondendo la nascente Chiesa ortodossa.
Questa
vita terrena per loro è un esilio doloroso, e ora possiamo iniziare a
comprendere come Testi di questo tipo, dessero un certo 'fastidio' ai Padri
della Chiesa, che tentavano di fondare una nuova religione
'cattolica'(Universale) alla portata di tutti (ma
fortemente gerarchizzata), in cui il Dio dell'Antico Testamento era
considerato l'unico vero Dio da adorare, che aveva mandato il suo unico Figlio,
Gesù, a immolarsi per l'umanità e redimerla.Grazie al suo sacrificio della
morte in croce, l'aveva riscattata dal suo peccato originale e, risorgendo dopo
tre giorni dalla morte, aveva dato la certezza che tutti gli uomini sarebbero
risorti come Lui nel giorno del Giudizio, secondo i meriti.In questa vicenda,
che ci viene insegnata fin dalla più tenera età, la
figura di Giuda Iscariota è la più infima, meschina, torva,
detestabile, perchè per trenta denari avrebbe venduto la pelle del suo Maestro
e amico Gesù, per poi pentirsi amaramente tanto da suicidarsi in preda al
rimorso.
Nel
Vangelo di Giuda riemerso dalla sabbie del deserto egiziano nel 1970, Giuda è
descritto come il più intimo amico di Gesù, l'unico in grado di
capire il suo messaggio terreno, ispirato da Dio Padre, il Creatore. Gesù è
gnostico e come tale aborrisce la materia, e chiede al fraterno
discepolo e amico Giuda di compiere un atto che porrà fine, con il sacrificio
personale, alla sua vita. Dovrà consegnarlo alle guardie per adempiere
a quanto è nella volontà di Gesù stesso.Quindi un enorme stravolgimento stiamo vedendo in questo Testo: la figura di Giuda Iscariota
è ribaltata completamente, da traditore a colui che adempie ad una richiesta
ben precisa dell'amico e rabbi Gesù. Solo così, Costui potrà liberarsi
dal corpo fisico che lo imprigiona nella materia e liberare la luce spirituale
che è dentro di Lui, affinchè possa ricongiungersi al
Padre suo celeste. La 'logica' gnostica appare chiara, in
questa chiave, ci pare. Inoltre, nel Testo, Gesù non muore nè risorge:il vangelo di Giuda termina con la cattura di Gesù e si
chiude così.Non esiste nemmeno un riferimento al possibile suicidio di Giuda
Iscariota.
Ora,
che Giuda avesse scritto un Vangelo e che questo saltasse fuori, è un fatto
strabiliante: anzitutto come mai un 'traditore'
dovrebbe scrivere una propria versione dei fatti e perchè? E come mai gli
altri quattro evangelisti 'canonicamente'accettati lo calunniano, se non tradì
affatto il loro Maestro? Lo sapevano o non capivano? O
il tutto fu manipolato?
Conclusione
Il
viaggio del Vangelo di Giuda non è finito.Esso continua nelle librerie, dove è
reso accessibile in diverse lingue, compresa quella italiana,e
continua dentro ciascun lettore che abbia voglia di conoscenza e di
riflessione. Oggi è un libro come un altro, ma l'antico manoscritto vergato su
papiro, ridotto in frammenti talvolta piccoli come briciole di pane, ha dovuto subire un' immane opera di restauro,
scattando delle foto in digitale ai fogli di papiro e servendosi poi di queste
stampe per ritagliare i pezzi, proprio come in un puzzle, e tentare di
riassemblarli, di ricostruire le parole, le frasi, i discorsi con coerenza .Il
documento aveva pagine numerate nella parte superiore, ma era quasi impossibile
capire dove e, ridotto a brandelli com'era, fu difficile stabilire la sequenza,
fino a quando i tasselli combaciarono e furono
debitamente ricomposti, disvelando il loro contenuto. Il titolo,come usava fare nei manoscritti antichi, si trovava alla
fine e il frammento su cui si trovava si era miracolosamente mantenuto integro,
sì da permettere ai coptologi di leggerlo bene fin dall'inizio, provando una
grande emozione.Dopo cinque anni(2001-2006) il progetto è stato portato a realizzazione
e nel giro dell'anno successivo alla sua traduzione dal copto all'inglese ha
avuto traduzioni multilingue e si è diffuso in tutto il mondo, facendo
sobbalzare coloro che capiscono che esso è un
documento di eccezionale importanza, perchè unico al mondo e creduto perduto:il
Peuaggelion Nioudas è tornato a testimoniare una verità sconosciuta.
http://duepassinelmistero.com (il sito di Marisa Uberti)