Intorno ad un presunto frammento inedito dei Commentarii di Traiano

 

di Mirko Rizzotto

 

    

Com’è noto, l’Imperatore Marco Ulpio Traiano, primo provinciale a sedere sul trono di Roma, condusse personalmente due vittoriose campagne militari contro il regno dei Daci di Decebalogrosso modo corrispondente all’odierna Romania – tra il 101 ed il 106 d.C. Al termine del conflitto la Dacia divenne una provincia romana, e tale rimase per oltre un secolo e mezzo.

     Gli eventi principali di questa guerra furono narrati, oltre che dai vivaci rilievi della Colonna Traiana, da una lunga serie di storici antichi, delle cui opere ci è però rimasto ben poco: perduta è la sezione della Storia Romana di Cassio Dione Cocceiano che narrava questi eventi (di essa ci è giunto solo lo stringato riassunto del bizantino Xifilino), e perdute sono pure le Memorie di Statilio Critone, medico personale di Traiano e testimone oculare dell’impresa.

     Ma la perdita più grave è forse costituita dalla scomparsa dei Commentarii de bello Dacico dello stesso Traiano, redatti dall’Imperatore durante la campagna. Essi, redatti in uno stile sobrio e asciutto, tipico di un militare, narravano in prima persona le operazioni belliche condotte dal sovrano in Dacia. Per nostra somma sfortuna non si è preservato che un unico frammento, citato dal grammatico tardoantico Prisciano, e proveniente dal I libro dei Commentarii. Esso non ci dice molto, se non il nome di due località daciche attraverso cui Traiano stesso e le sue truppe transitarono in data imprecisata (Aizi e Berzobim). Il frammento è stato pubblicato a fine Ottocento da Hermann Peter, nella sua monumentale raccolta Historicorum Romanorum Reliquiae.

     Il Peter non prese però in considerazione un altro frammento, citato qualche anno prima da Niccolò Vecchietti, poeta e latinista di Cologna Veneta (Verona), resosi famoso per il suo poema Il baco da seta (Milano, 1846) e per la traduzione delle Odi di Orazio.

     In appendice ad un suo scritto poetico, Vecchietti affermò che un suo conterraneo, l’agronomo e umanista Bartolommio Fornasa, aveva riportato da un viaggio fra i monasteri rumeni un codice del tardo Quattrocento, contenente un florilegio di sentenze dei Padri. Fra queste frasi vi erano anche due citazioni di autori pagani, una proveniente da Cesare (De bello Gallico, V, 25) e l’altra dal III libro dei perduti Commentarii di Traiano. Il passo in questione recitava:

 

Interim Daci nuntios in omnes partes dimiserunt, et paucitatem nostrorum militum suis praedicaverunt ac in aeternum sui liberandi facultas daretur. Deinique magna moltitudine peditatus coacta ad castra Romanorum apud Apulum venerunt. Prima luce productis copiis, duplicem aciem ordinavi  et consilium hostium expectavi.

 

(Nel frattempo i Daci inviarono messaggeri da tutte le parti, e annunciarono l’inconsistenza delle nostre truppe e che gli si stava offrendo l’occasione di liberarsi per sempre. E così, dopo aver radunata una gran moltitudine di truppe di fanteria, si mossero verso gli accampamenti dei Romani, nei pressi di Apulum. Alle prime luci del giorno, dopo aver radunato le truppe, le disposi su due file e attesi l’iniziativa dei nemici).

 

     Ci sono vari motivi che rendono difficile l’accoglimento di tale passo, e cioè: 1) la fonte di Vecchietti non è più verificabile, essendo irreperibile il florilegio da lui menzionato; 2) lo stile del brano è molto vicino a quello di Cesare – del resto citato poco prima – e il copista potrebbe averne frainteso la paternità, o averne volutamente ricalcato dei passi, riferendoli a Traiano; 3) Apulum è sì una località della Dacia centro-occidentale, ma all’epoca di Traiano non è detto che i Romani la chiamassero già così.

     Allo stato attuale è impossibile pronunciarsi con matematica certezza su questo presunto frammento, ma abbiamo ritenuto non inutile toglierlo per un attimo dal dimenticatoio.

 

Riferimenti bibliografici:

 

Luigi Cantarelli, Le fonti per la storia dell’Imperatore Traiano, Tipografia Poliglotta, 1895

Hermann Peter, Historicorum Romanorum Fragmenta, Teubner, Lipsiae 1883

Niccolò Vecchietti, Odi di Orazio Flacco recate in italiano, Tipografia del Seminario, Padova 1830

 

 

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