I Partiti Politici in Giappone nel periodo 1868-1913 di Enrico Pantalone
Parte prima: la primitiva strutturazione
Subito dopo la restaurazione del potere imperiale in Giappone nel 1868, nessuno s’aspettava un’immediata e pratica parificazione dei movimenti politici che avevano contribuito alla sconfitta dello shogunato.
Ciò del resto, era una conseguenza logica della Costituzione emanata il 17 giugno dello stesso anno che si sforzava di mediare funzioni e strutture dell’ancora esistente sistema feudale (per la verità tardamente eliminato) con una più moderna istituzione statale e un apparato burocratico che potesse reggere con quello dei sistemi maggiori dell’occidente.
Il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario sono tutti convogliati sotto la funzione diretta del Consiglio di Stato, rendendo palese il fatto che la classe dirigente del Giappone d’allora, pur non essendo più di natura arcaica-feudale, era ancora in gran parte indecisa su quale strada percorrere: se imboccare subito una via di tipo occidentale o mantenere un netto divario tra chi governava e la gran massa della collettività.
Le varie nomine erano ancora viziate dai vecchi sistemi d’alleanze, visto che, come ho già detto poco sopra, il feudalesimo non era ancora stato distrutto.
Per questo motivo, sono ancora concesse le cariche per titolo o per rango e al più l’elezione o la nomina è un affare privato tra appartenenti a famiglie aristocratiche.
Tutto il potere era centralizzato e questo ovviamente non favoriva un proliferare, a livello politico, di gruppi o partiti che non accettavano un tipo simile d’impostazione.
Prima d’inoltrarmi nell’esame dei confronti politici veri e propri, mi pare necessario premettere due punti importanti sul tema.
Primo, la classe dirigente rimase la stessa sia prima sia dopo la restaurazione Meiji: secondo, vi fu un intenso trasferimento di politici governativi verso un blocco comune nell’area conservatrice-oligarchica.
Un tale aspetto si vide anche nella concessione agli ex-samurai di titoli e cariche pubbliche in gran quantità.
Altro principale intendimento di questo primitivo blocco oligarchico (non mi pare poterlo definire ancora partito in senso stretto della parola), fu quello di centralizzare e concentrare le forze armate a Kyoto e Tokyo per poter eventualmente parare tentativi di colpi di stato e per tenere le due città più popolate sotto costante controllo: fattore, peraltro tipico dei regimi non ancora consolidati.
Il periodo 1872-1873 fu scarso d’avvenimenti politici, perché molti eminenti leaders giapponesi erano in viaggio nei paesi europei e negli Stati Uniti per studiare attentamente le istituzioni parlamentari e le organizzazioni ad esse collegate.
Il primo grosso scontro politico in Giappone avvenne, all’interno della coalizione oligarchica, sulle prospettive d’invasione della Corea.
Saigo Takamori era favorevole, mentre all’opposto si trovava Okubo Toschimichi che trascinò con sé altri osteggiatori dell’impresa bellica.
Saigo, Itagaki Taisuke ed altri rappresentanti del governo si dimisero e al tempo stesso Yagamata Aritomo di Choshu assunse al ruolo di custode e gerarca delle forze armate.
Durante il periodo 1874-1877 scoppiarono parecchie rivolte rurali che furono stroncate duramente dal regime.
Le rivolte erano soprattutto indirizzate contro la coscrizione obbligatoria e la perdita di potere dei Samurai nel loro ambiente sociale, ma soprattutto la perdita dei loro arcaici privilegi.
La più sanguinosa che possiamo ricordare fu quella di Satsuma, guidata da quel Saigo Takamori, di cui sopra ho già parlato, nel 1877.
In realtà, era tutto l’apparato dominante che volgeva lo sguardo verso l’autoritarismo e perfino nel “Giuramento della Carta”, emanato dall’Imperatore Meiji nel 1868, il punto terzo conteneva l’intento malcelato di reprimere i partiti politici e chiunque s’opponeva al potere imperiale.
Nel 1881, tra i due leaders politici Okuma Shigenobu e Ito Hirobumi scoppiarono dei contrasti derivanti dalle diverse impostazioni riguardo alla via migliore da scegliere per la realizzazione della futura politica giapponese.
Okuma, più liberale e democratico, voleva immediatamente un governo parlamentare, mentre Ito, più legato al potere oligarchico, voleva che maturassero i tempi per tutto ciò.
Essi, in sostanza, fondarono due diversi gruppi politici e Ito, travolto da uno scandalo locale, fu costretto a aderire al progetto d’Okuma riguardante la convocazione di una Dieta per il 1890, allo scopo di salvare la sua posizione.
L’obiettivo principale fu, quindi, da parte di chi deteneva il potere governativo, quello di consolidare l’apparato statale e le sue leve di comando attraverso due direzioni: rafforzando l’istituto imperiale in senso stretto e consolidando la burocrazia che avrebbe così impedito, di fatto, ai partiti di governare con efficacia.
Veniamo ora a dare uno sguardo ai principali partiti dell’epoca ed alle loro prime vicende sulla scena politica giapponese fino alle consultazioni del 1890 che composero la prima Dieta dell’Impero nipponico.
Nel 1873, ruppe con la coalizione governativa Itagaki Taisuke che, come si è visto, passò dalla parte di Saigo, da cui si distaccò ulteriormente per diventare il rappresentante dei dissenzienti, anche se ebbe un’idea di “democrazia della classe superiore” riguardo al suffragio elettorale.
Fondò quindi lo Jiyuto o partito Liberale, nel 1881, con base i proprietari terrieri ed i contadini poveri.
Questo duplice aspetto del partito fece sì che esso non diventasse mai veramente riformista, giacché al suo interno le forze conservatrici dei proprietari terrieri funzionarono da blocco verso le forze più progressiste sostenute dai piccoli coltivatori e proprietari e dai contadini.
A dire il vero, Itagaki Taisuke, già nel 1873 aveva fondato alcuni movimenti progenitori del partito liberale, come l’Aikoku Koto o partito pubblico dei patrioti (d’ispirazione progressista) ed il Risshista o società per la fondazione della volontà morale (d’ispirazione etico-filosofica) che non avevano avuto certamente il seguito dello Jiyuto, anche perché avversati duramente dalle autorità governative.
Itagaki Taisuke fu il primo politico ad applicare l’agitazione quale forma di lotta in Giappone.
Fu grazie a lui ed ai suoi movimenti che si crearono i presupposti che portarono alle eliminazioni delle caste sociali.
Itagaki Taisuke ed il suo gruppo furono però sostanzialmente un blocco all’impedimento d’una costituzione di una vera e propria sinistra in Giappone, fin dai primi tempi dell’Impero Meiji.
Itagaki, fervente classicista francese rispetto all’idea della libertà, pensò che solamente agendo sulla stessa a livello individuale, come fattore d’integrazione delle masse giapponesi, si sarebbe potuto raggiungere un’unità effettiva nel paese.
Per lui, è anche l’autodisciplina personale, ovviamente correlata all’idea di libertà personale, a favorire l’interesse comune.
Pur non essendo stato un partito d’opposizione, nel senso che solitamente s’attribuisce a questo termine, il partito liberale giapponese non godette comunque mai di libertà nell’agire e fu più volte soppresso per poi essere rifondato, sempre però tenuto strettamente sorvegliato dall’autorità costituita.
In principio il gruppo dominante dell’oligarchia che dirigeva il Giappone rifiutò il concetto di partito politico, visto che mal si sposava con il sistema che esso stesso aveva instaurato.
Ma, poi, capì che in seno ad una robusta ed efficiente burocrazia, il sistema dei partiti avrebbe finito per servire alla propria causa.
Fu dopo aver dovuto varare delle misure restrittive per cercare d’arginare la portata dei movimenti d’ispirazione liberale, come la legge contro la libera stampa e susseguentemente la legge contro le riunioni politiche, che il gruppo dominante capì di non aver altra alternativa se non quella di fondare un partito che servisse alla sua causa.
L’ispiratore fu Ito Hirobumi, statista eccelso e gran conoscitore della politica governativa.
Nel 1882, fondò il Rikken Teiseito o Partito Costituzionale Imperiale o Partito Conservatore (termine usato più spesso dagli occidentali).
Il partito trovò subito molti appoggi nel gruppo industriale facente capo alla famiglia Mitsui.
Ito Hirobumi fu diverse volte primo ministro, guidando così una coalizione che vedeva nell’Imperatore
Il centro da cui dovevano partire sia le leggi che i modelli di vita.
Era chiaramente un conservatore alla Bismarck, per intenderci, e del resto lui considerava il cancelliere tedesco il suo ideale di primo ministro e la costituzione tedesca utile per il Giappone stesso, tanto che molti degli articoli di quella nipponica furono palesemente copiati da quest'ultima.
Sostanzialmente, voleva riaffermare la continuità della restaurazione imperiale nel tempo.
Egli aveva viaggiato molto in occidente e la sua idea politica aveva attinto quasi esclusivamente, come già detto, dalle teorie tedesche, senza disdegnare alcuni apprezzamenti per quelle russe, evidentemente altro grosso campione di democrazia ristretta, rispetto alle troppo libertarie politiche francesi, inglesi ed americane.
Le idee sue e del suo gruppo politico erano estremamente chiare nel commento alla costituzione laddove s’affermava che l’imperatore s’era compiaciuto d’elargirla , ch’era giustificato il fatto relativo che il potere non fosse esercitato dal parlamento, ma dal sovrano cui solo competeva la promulgazione o la cassazione delle leggi o la convocazione della Dieta.
Affermava anche, con compiacimento, che i poteri della Dieta dovevano essere assai limitati e, nemmeno nel caso di bocciature rispetto a leggi finanziarie da parte dello stesso parlamento si poteva parlare d’attività democratica, perché il governo avrebbe avuto modo di gestire il bilancio sulla falsariga di quello dell’anno precedente.
Ito Hirobumi parlando della norma che stabiliva la responsabilità dei ministri in carica solo nei confronti dell’Imperatore e non di fronte alla Dieta, la descriveva come una cosa del tutto normale ed assai pratica per amministrare saggiamente il Giappone.
In sostanza credeva necessario una specie di stato teocratico per meglio governare il paese ancora immaturo, secondo lui, per esercitare un effettivo potere democratico..
Fra queste due tendenze politiche, per così dire una progressista ed una conservatrice, s’inseriva una tendenza moderata, costituita dal Rikken Kaishinto o Partito Costituzionale Progressista fondato nel 1882 da Okuma Shigenobu.
Egli vide, nelle riforme, il mezzo per riaffermare i valori morali e politici di guida della famiglia imperiale e per conferire dignità e benessere al popolo.
Egli criticò Itagaki per non capire che il Giappone avrebbe avuto bisogno di tempo per progredire e che un troppo repentino cambiamento non avrebbe giovato, di certo, alla sua ricerca d’identità liberale e democratica.
Nel frattempo, criticò Hirobumi per il suo desiderio di mantenere a tutti i costi un ordine arcaico e lo accusò di non voler inserire, nei suoi programmi governativi una qualsiasi legge per migliorare i rapporti fra potere imperiale e parlamento.
Del suo entourage facevano parte uomini d’affari ed intellettuali che gli assicuravano una certa base socialmente evoluta e progressista: essi erano per lo più fuoriusciti dal governo l’anno precedente ed avevano seguito il loro capo spirituale.
Il partito traeva appoggi anche dal gruppo Mitsubishi.
Come s’è detto, Okuma aveva chiesto a gran voce un sistema parlamentare del tipo inglese ed elezioni libere per il 1882, ma messo alle strette da Ito profondamente impressionato da queste “estremistiche proposte” nel 1881 fu di fatto costretto a rassegnare le dimissioni e, quindi, ad uscire dal governo nipponico.
Molti affermarono che Ito non vide in Oluma un avversario politico in senso stretto, ma un avversario per il potere che lui deteneva, cosa assurda, visto la spiccata personalità libertaria di Okuma che cercava solamente di dare nuovi indirizzi sociali ed economici alla stantia classe detentrice del potere.
Fu così che Oluma ed Itagaki, con i rispettivi partiti, si riunirono in un “fronte comune” opposto al partito conservatore e, sfruttando il momento sfavorevole di Ito alle prese con beghe interne, gli strapparono l’assenso per una convocazione della Dieta entro il 1890, con ovviamente annesse le relative prime elezioni libere.
Ito non si scompose più di tanto, perché aveva già in animo tale passo, ma dovette probabilmente anticiparlo di qualche tempo.
Dopo aver analizzato i partiti tradizionali, conviene parlare anche della sinistra che indubbiamente trovò parecchie difficoltà insormontabili sul suo cammino.
Si deve rilevare peraltro che agli albori del ventesimo secolo, il proletariato industriale ammontava solamente a meno dell’uno per cento della popolazione e ciò rendeva arduo il penetrare d’idee progressiste in un paese ancora largamente tradizionalista.
A livello sindacale, la prima vertenza s’ebbe nel
Il primo sindacato costituito, fu quello dei conducenti di risciò nel 1883, seguito, un anno dopo da quello dei tipografi.
Il primo partito politico di sinistra fu quello Socialdemocratico, bandito immediatamente alla fine degli anni ’80, sia nella sua forma d’associazione cristiana che socialista.
Il risultato fu che entrambe le componenti del suddetto partito s’allearono stabilmente per molti anni allo scopo di combattere i partiti di centro.
Nel 1906, anzi, insieme con altre componenti “estremistiche”, si fusero per fondare il partito Socialista Giapponese che comprendeva quindi sia l’anarchismo, sia il sindacalismo, sia il riformismo, sia il cristianesimo, sia il marxismo puro di Sakai Toshihiko (che poi fondò negli anni ’20 il Partito Comunista Giapponese).
L’alleanza durò sino al 1907, quando il sindacalista rivoluzionario Kotoku prese a predicare l’azione diretta violenta che portò ad attentare, nel 1911, alla vita dell’Imperatore: questi fatti troncarono i movimenti socialisti e ne decapitarono la classe dirigente.
Le vittorie della sinistra furono ottenute nel periodo 1905-1906, quando s’organizzarono grossi scioperi durante la guerra russo-giapponese, a Tokyo che fecero cadere il governo Katsura, e videro il varo di leggi contro le miserabili condizioni dei lavoratori, spesso ammassati in dormitori anche se furono osteggiate dagli ambienti industriali.
Sempre in questo periodo, Katsura tornò al potere e sfruttò stabilmente la paura della borghesia per scatenare una “guerra santa” contro i socialisti ed i sindacalisti, come si vide in precedenza.
Il movimento fu disorientato ed il bastone del comando fu preso dai riformisti dello Yuai-Kai, prima, e dal Sodomei, dopo gli anni ’20.
Nel 1874, il governo nipponico decise, per concedere qualche
libertà, di creare alle assemblee locali o di prefettura che avevano così
l’opportunità di precedere
Ad ogni modo era un palliativo, perché il potere era naturalmente ben saldo nelle mani dell’autorità centrale e del resto, l’idea non fu accolta dalla collettività in maniera molto interessata.
Nel frattempo, il partito governativo aveva fatto passare una legge sulla libertà di stampa che, in sostanza, impediva ad ogni focolaio d’opposizione di poter esplicare la propria idea sulle questioni di pertinenza governativa.
Questo perché ogni partito aveva un proprio giornale, com’è d’uso comune e lo usava naturalmente per approvare o per attaccare le leggi emanate dall’imperatore.
Solo nel 1881, su una precisa presa di posizione di tutte le istituzioni progressiste e liberali, il governo promise di convocare una Dieta per il 1889 (termine che, come abbiamo già visto, slittò ai primi mesi dell’anno successivo), ma nel contempo approvò leggi che portarono pesanti sanzioni per chi apparteneva ad associazioni e si riuniva senza il permesso preventivo delle autorità.
Poi, come in una mossa calcolata da tempo, il partito di Ito spinse a combattersi vicendevolmente i due partiti dell’opposizione, rompendo in questo modo, tutto il movimento che s’ispirava ad ideali più libertari e democratici.
Ito convinse i più che i leaders dell’opposizione liberale Itagaki insieme all’altro leader Goto erano andati negli stati europei utilizzando una sovvenzione governativa nel momento in cui in Giappone si stava lottando più duramente, ridicolizzandoli.
Ciò naturalmente non corrispondeva al vero, ma la crisi che attanagliò il movimento d’opposizione fu tale che due noti dirigenti di quel movimento si dimisero dal partito per protesta; a sua volta, il leader Itagaki accusò il Partito Progressista di Okuma d’essere un agente al soldo della maggioranza.
Il gioco del “divide et impera” era pienamente riuscito ad Ito, ed adesso poteva permettersi di sistemare tranquillamente, a suo piacimento, l’intero sistema politico nipponico nell’attesa della Dieta del 1889, poi posticipata al 1890.
Oramai lo sfascio era completo ed il partito liberale si sciolse nel 1884, preceduto nel 1883 da quello progressista: finiva così la prima fase “eroica” del dibattito parlamentare o comunque ciò che esso rappresentava in Giappone.